F1, È IL REDEMPTION DAY PER CHARLES LECLERC: IL MONEGASCO TRIONFA IN GRAN BRETAGNA

«Tough times never last, only tough people last». I tempi duri non sono per sempre, solo le persone dure resistono.

È questo il team radio con cui Charles Leclerc ha voluto festeggiare il suo ritorno sul gradino più alto del podio dopo 624 giorni, da quella vittoria da mattatore incontrastato nella terra della Lone Star. Il numero sedici conquista un Gran Premio di Gran Bretagna pieno di colpi di scena e pone fine alla parentesi nera, peraltro piuttosto breve, della sua carriera nella Scuderia di Maranello.

La gara è sua, è il 9° successo in carriera. Il 250° della Ferrari in Formula 1, sul circuito dove José Froilán González ha regalato alla Rossa la prima vittoria nel circus iridato nel 1951. È anche il successo numero sedici della Scuderia a Silverstone, e non poteva che essere con la macchina numero 16 di Leclerc. Più predestinato di così…

UN CONTO IN SOSPESO

C’è uno sceneggiatore silenzioso che scrive le storie della Formula 1 e l’asfalto dell’ex hangar militare di Silverstone ha consacrato da sempre i più grandi della storia del motorsport. È forse questa la grande bellezza della classe regina. Il fatto che alcune storie siano state scritte già da tempo. Non poteva che essere qui dunque che Charles Leclerc, l’uomo più dedito alla causa Ferrari, riscattasse il suo periodo di crisi sulla stessa pista dove la Scuderia ha colto il primo successo nella massima serie.

Per Charles il tracciato britannico è da sempre stato un tabù. Il sorpasso subito per mano di Hamilton nel 2021 a Copse, a due soli giri dalla fine, dopo un pomeriggio intero passato al comando. E soprattutto, nella memoria del monegasco, resta l’edizione del 2022, quando era saldamente in testa e lanciato verso un successo pesante in chiave mondiale. A tredici giri dal termine la Alpine di Ocon si spegne sempre nella curva 9, provocando l’ingresso della safety car.

Al muretto la Ferrari sceglie di richiamare ai box Sainz, e non Leclerc. Con gomme ormai al capolinea, il monegasco diventa preda facile dell’allora compagno di squadra e viene poi infilato sia da Perez sia da Hamilton. Fuori dal podio a termine di una gara praticamente in pugno e dominata dallo spegnimento dei semafori. A fissare per sempre quel pomeriggio ci pensa un fotogramma: Mattia Binotto che, nel parco chiuso, punta il dito contro il proprio pilota, in un rimprovero muto diventato virale in poche ore.

RINASCITA

Alla luce degli eventi recenti, era inevitabile che il numero sedici della Rossa arrivasse con la scimmia sulla spalla dopo un periodo alle prese con un disagio più emotivo che tecnico. «Ho ritrovato il feeling. Ho scelto di seguire la mia strada e non replicare cosa fa Lewis», ha detto il monegasco al termine delle qualifiche che lo hanno visto conquistare la prima fila al fianco del poleman e leader del mondiale Andrea Kimi Antonelli. In preparazione allo stacco frizione, Leclerc punta Antonelli come un caccia della RAF, pronto a bruciarlo al via. Alla partenza le SF-26 di Charles e Hamilton lasciano sul posto l’italiano.

Pochi giri e AKA si mette di nuovo negli scarichi della macchina del leader della corsa. Entrambi imprimono alla gara un passo indiavolato, creando tra sé e il resto del gruppo il vuoto. Giri da qualifica su giri da qualifica, estraendo dalle proprie monoposto ogni briciolo di performance. Charles tiene duro e allunga il più possibile il primo stint, arrivando alla fatidica finestra del ventiquattresimo giro per effettuare la sosta. Antonelli sceglie invece di allungare la sua prima frazione di gara, sussurrando e accarezzando alle sue gomme, per poter sfruttare poi una mescola più fresca nel prosieguo della gara.

Uscito dai box il bolognese si lancia all’inseguimento della prima posizione, e giro dopo giro il distacco tra i due inizia ad assottigliarsi. Leclerc continua a perdere terreno, alle prese anche con dei doppiaggi più complicati del solito, su tutti quello sull’ex compagno di squadra Sainz, che non gli cede il passo nonostante le bandiere blu. La leadership del ferrarista sembrava avere i giri contati. Stavolta, invece, quella stessa dea bendata che per anni gli aveva voltato le spalle ha deciso di cambiare per una volta bandiera.

SOSPIRO DI SOLLIEVO

In uscita dal cordolo della Copse, il wheel cover dell’anteriore sinistra di Antonelli si stacca e si blocca sul tirante della sospensione, compromettendo l’aerodinamica e la guidabilità della W17. La Mercedes rallenta ed è poi costretta a rientrare ai box, due volte prima che i meccanici della Stella si accorgano del pezzo incastrato in prossimità dello sterzo. Tutto in discesa per Charles, dopo che il problema di affidabilità di Antonelli aveva di fatto tagliato fuori l’unico vero contendente alla vittoria del Gran Premio. A quattro giri dal termine, poi, anche Max Verstappen, terzo, è finito in testacoda nella ghiaia, richiamando la safety car.

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Proprio quando la vittoria sembrava una formalità, pareva che il destino fosse tornato a tormentare Leclerc, obbligandolo a difendersi a pochi giri dalla fine. Per suo sollievo la direzione di gara ha deciso di far terminare la corsa alle spalle in regime di safety car, blindando di fatto il Gran Premio. Una vittoria di Leclerc non può mai essere banale: è sempre sudata fino all’ultimo centimetro prima della linea del traguardo. A chiudere il podio ci sono George Russell e Hamilton, rispettivamente in seconda e terza posizione.

IL SOGNO CONTINUA

Un weekend quasi perfetto per la Ferrari che raccoglie un primo e un terzo posto su uno dei tracciati più sfidanti del calendario per le caratteristiche tecniche della Rossa. Quasi perfetto perché la scelta di richiamare il sette volte iridato ai box durante il regime di safety car è costata la doppietta alla squadra. Evidentemente al muretto gli uomini di Vasseur si aspettavano che la Federazione Internazionale concedesse almeno un giro lanciato, ma così non è stato.

Resta quindi un po’ di amaro in bocca per aver sciupato l’1-2, ma la Ferrari lascia la terra d’Albione con un ottimo bottino di tappa e al giro di boa si presenta con entrambi i suoi alfieri in forma smagliante e con una SF-26 lucente dei successi conquistati in terra catalana e britannica. Il prossimo banco di prova, forse il più duro del mondiale, è Spa Francorchamps: sarà il tracciato belga, l’università della F1, a dare l’indicazione definitiva sulle reali chance della Scuderia di Maranello nella lotta ai titoli iridati. Per ora i tifosi possono continuare a sognare, tanto non costa nulla.

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

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