Decreto Lavoro: bonus per aziende che applicano il “salario giusto”

. In vista del 1°maggio il consiglio dei Ministri ha approvato il decreto lavoro. Il pacchetto prevede lo stanziamento di quasi un miliardo di euro e dovrebbe interessare circa 4 milioni di lavoratori. Il decreto prevede tutta una serie di bonus e sgravi fiscali per le aziende che applicano il “salario giusto”.

Il salario giusto

L’architrave del decreto Lavoro è il “salario giusto”, ovvero quello definito dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) negoziati tra i sindacati e le organizzazioni di datori di lavoro più rappresentative. Il decreto prende come riferimento “il trattamento economico complessivo” (Tec) che comprende tutte le voci, non solo il salario minimo, ma anche gli straordinari e i premi. Il decreto fa sì che le aziende che non applicano il “salario giusto”, ma offrono ai lavoratori i cosiddetti “contratti pirata” non usufruiscano dei bonus.

Le reazioni

Una mossa che va controcorrente rispetto al salario minimo richiesto a gran voce dalle opposizioni, secondo le quali si tratta di propaganda senza visione e senza niente di strutturale. Si tratterebbe solo di un assist a sindacati e organizzazioni datoriali. Grande soddisfazione arriva dal segretario generale della Cisl Daniela Fumarola: “Si indica finalmente una soglia contrattuale di dignità salariale. Un riferimento per individuare i buoni contratti e distinguerli da quelli in dumping, che impongono sotto salario e sfruttamento”.

Tutti gli incentivi

Si prevede uno sgravio fiscale del 100% per i lavoratori che assumono donne senza lavoro da almeno 24 mesi o senza impiego regolare da 12 mesi. Sempre che il datore di lavoro non abbia licenziato lavoratori negli ultimi 6 mesi. Stesso sgravio è previsto per chi assume a tempo indeterminato un under 35. Questo nel caso in cui il giovane sia senza lavoro da almeno 24 mesi oppure avesse un contratto a tempo determinato che viene convertito in indeterminato. Gli incentivi sono maggiori se i lavoratori sono residenti o sono assunti nella Zona Economica Speciale (ZES) per il Mezzogiorno, che comprende il sud Italia e le isole. Il decreto prevedono anche incentivi per le aziende che adottano strumenti per la conciliazione vita/lavoro con investimenti su maternità, paternità, flessibilità organizzativa, salute ecc..  Una norma riguarda anche il lavoro sulle piattaforme digitali, come quello dei rider. Il decreto stabilisce che l’accesso alle piattaforme può essere fatto solo attraverso strumenti che verifichino l’identità del lavoratore (come lo Spid). Sanziona la cessione delle credenziali a terzi.

Chiara Balzarini

Milanese, classe '98. Per mestiere mi occupo di attualità, cronaca ed esteri. Per passione scrivo di cavalli e sport equestri per CavalloMagazine con cui collaboro. Sempre alla ricerca della domanda giusta al momento giusto

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