Il leone e il coniglio cattivo, alla fine, si sono parlati. Durante il suo viaggio in Spagna, Papa Leone XIV ha fatto tappa a Madrid, incontrando sia i giovani fedeli sia il cantante portoricano Bad Bunny. Spostandosi a Barcellona, il Pontefice ha invocato l’unità del popolo, ma proprio in Catalogna non sono mancate le polemiche.
La prima tappa
Il viaggio apostolico di Papa Leone prevede un calendario fitto con 21 eventi in sei giorni e quattro tappe: Madrid, Barcellona, Gran Canaria e Tenerife. Un evento storico, dato che l’ultima volta che un Pontefice aveva fatto visita in Spagna era stato 15 anni fa con Benedetto XVI. Prevost è partito sabato 6 giugno da Roma Fiumicino per arrivare all’aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas, dove è stato accolto dai Re Felipe VI e Letizia. Una tappa che ha posto subito sul tavolo i temi che Leone affronterà in tutto il suo periodo spagnolo: pace, negoziati, migrazioni, famiglia, libertà di coscienza e anche intelligenza artificiale. Il Pontefice, infatti, ha fatto sentire la sua voce al Palacio de las Cortes, la sede del Congresso dei Deputati, sottolineando «la vicinanza verso la Spagna, nel quadro della cooperazione reciproca» e ponendo la domanda: «Quale concezione della persona umana ispira le leggi e quale tipo di società queste leggi costruiscono?».

Parole che richiamano l’invito alla pace che Leone continua a professare di fronte alla guerra in Ucraina, Gaza e Iran. Dal fronte sociale, il discorso di Prevost si è spostato all’ambito tecnologico, definito «preoccupante» in quanto «anche lo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare richiede una rigorosa vigilanza etica» per non permettere a una macchina di decidere sulla vita o sulla morte delle persone.
Allo stadio
Il momento più imponente della tappa madrilena è stato però la Messa solenne del Corpus Domini a Plaza de Cibeles, dove si sono radunate circa 1 milione e 200mila persone. Arrivato in papamobile tra due ali di folla, Leone ha ricevuto dal sindaco José Luis Martínez-Almeida la chiave d’oro della città. Nell’omelia il messaggio è stato diretto: la religiosità non deve essere «un museo da visitare», ma una scuola di fede che porti fuori dall’egoismo e dall’indifferenza. Ad accogliere il Papa in Piazza sono stati migliaia di fedeli, che con bandiere e striscioni hanno reso omaggio alla Chiesa cattolica. Infine Leone ha espresso la sua vicinanza alla comunità ecclesiale nello stadio Bernabéu. «Oggi la Chiesa di Madrid ha fatto un grande gol che dura per sempre».
Dalla Chiesa al reggaeton
Se al mattino i ragazzi madrileni hanno seguito il messaggio di Papa Leone, alla sera hanno ballato sulle note reggaeton del cantante Bad Bunny, pseudonimo di Benito Antonio Martínez Ocasio. «Se si domanda ai ragazzi se vogliono andare a vedere Bad Bunny o il Papa, penso che molti diranno Bad Bunny. Ma alcuni diranno il Papa, e questo non è poco» ha detto lo stesso Leone in volo verso Madrid. Ma a chiusura di una tre giorni nel capoluogo spagnolo, sono stati proprio il Pontefice e il cantante a incontrarsi. Cresciuto in una famiglia cattolica, per Bad Bunny il mondo religioso ha assunto un ruolo centrale nella sua vita fin da piccolo, per poi distaccarsi dichiarandosi un cattolico non praticante. La coincidenza ha voluto però unire le strade del cantante e del Pontefice: proprio mentre Prevost ha iniziato il suo viaggio in Spagna, per Bad Bunny è cominciato il tour europeo, con le prime tappe a Madrid. Su richiesta della pop star, i due si sono visti dopo lo spettacolo dell’Arcidiocesi allo stadio Bernabeu, alla presenza di alcuni membri della famiglia dell’artista.

Il contenuto della loro chiacchierata non è stato reso noto, ma il colloquio segna un punto di incontro importante, non solo per la religiosità. Da mesi, infatti, Bad Bunny si è espresso come voce critica contro la politica di Donald Trump e degli agenti dell’Ice. Il dissenso è stato sottolineato con la sua esibizione all’Halftime Show del Super Bowl dello scorso febbraio, dove il cantante è partito dalla sua origine portoricana per rendere omaggio alla cultura dell’intera America Latina in un momento in cui negli Stati Uniti stavano esplodendo le retate di immigrati da parte della polizia. L’incontro col Papa ha assunto così un valore simbolico preciso. Nel mezzo di un viaggio costruito contro muri e polarizzazioni, il Pontefice ha scelto di parlare anche con chi quei muri li combatte dalla scena pop.
A Barcellona
Il viaggio di Leone in Spagna continua con le tappe a Barcellona, accolto dai cori dei giovani catalani. «L’any de Gaudí, el Papa és aquí!» (Nell’anno di Gaudí, il Papa sta qui!). Prevost si è avvicinato al popolo usando non il castigliano, ma il catalano, invocando un appello a non dividersi: «Barcellona è detta capoluogo e casa della Catalogna. Ciò dà a questa comunità una vocazione e una responsabilità speciale a farvi, con l’aiuto di Dio, costruttori di unità». Ma a Barcellona non sono mancate varie polemiche, innanzitutto per i tifosi che si sono lamentati per una frase in particolare. Il Pontefice, infatti, ha affermato di tifare per il Real Madrid e ciò non è piaciuto a tutti gli sportivi catalani.

Per Leone poi ci sarà un grande onore: celebrerà la messa nella Sagrada Familia nel centesimo anniversario dalla morte di Gaudì. E inaugurerà la Torre di Gesù Cristo, che termina il lavoro e fa del suo autore il primo beato nella storia dell’architettura. Ma ancora è montata la polemica: la celebrazione, l’omelia e la benedizione devono essere in catalano per «non offendere la memoria dell’architetto» secondo gli indipendentisti.