È nelle mani alzate e negli sguardi bassi per chiedere scusa di Yasin Ayari dopo la doppietta contro la Tunisia, la terra di suo padre. Nella storia del Marocco che ha schierato undici giocatori marocchini a metà, nati all’estero da genitori emigrati. Nella gioia dell’australiano Nestory Irakunda che viene da un campo profughi in Tanzania dopo essere scampato dalla guerra in Burundi. Nel gol di rapina di Folarin Balogun, statunitense per caso, quando il destino gli aveva riservato la Nazionale dei Tre Leoni. Nato a Brooklyn perché a sua madre incinta fu impedito sull’aereo che la riportava a Londra. Questo è il Mondiale dei gol segnati da chi ha trovato la propria patria nel calcio. Sotto la maglia indossata con fierezza c’è un cuore che ha preso una decisione tutt’altro che leggera: essere esule nella propria casa e cercarne una giocando.
Il perdono e il nome nelle stelle
La apre e la chiude lui, Yasin Ayari, autore di una doppietta contro la Tunisia, manda la Svezia in testa al girone F dopo la prima giornata. Lo fa senza esultare, alzando le mani e abbassando gli occhi, quasi in cerca di un perdono per quel gol segnato alla Nazionale del padre. Dalla Tunisia alla Svezia in cerca di un sogno. E come lui altri. Embolo viene dal Camerun, Mauricio Magalhaes Prado in gol per l’Uruguay è brasiliano, Deniz Undav a segno con la Germania è curdo. E in questo senso Lamine Yamal è un simbolo.

C’è chi dice che nel nome di una persona c’è già il suo destino. Per la stella del Barça è sicuramente così. Lamine e Yamal sono due persone che hanno aiutato la famiglia del dies della Roja in difficoltà in Marocco a trovare un posto in Spagna, in Catalogna.
Il Marocco: undici leoni, tutti oriundi
Quello del Marocco è invece un unicum nella storia. La Federcalcio di Rabat ha varato un piano di reclutamento dei ragazzi di origine marocchina: da Francia, Spagna, Olanda e Belgio. Nella rosa di questa Coppa i nativi del Marocco sono sette, mentre sei vengono da Francia e Spagna, tre da Belgio e Olanda e uno dal Canada. Il caso più eclatante è quello di Bouaddi, il diciottenne del Lille che contro il Brasile ha incantato il mondo. Dopo lunghe riflessioni a marzo ha scelto il Marocco e non la Francia. Bouaddi alla fine ha optato per le sue radici. Portare una nazione africana per la prima volta in cima al mondo è un argomento seducente per chi sogna da sempre la ribalta.