Il presidente ucraino Zelensky tenta la strategia del bastone e della carota con il suo omonimo russo. È una lettera aperta quella indirizzata a Putin, pubblicata sul sito ufficiale del presidente ucraino, in cui si alternano stoccate sulla situazione della Russia a richieste di un incontro e un accordo di pace.
Dal 2022 questa lettera rappresenta il discorso più audace di Zelensky a Putin. Contando l’intervento militare russo nell’ucraina dell’est nel 2014 il presidente ucraino sottolinea che Putin ha speso quasi la metà dei suoi 26 anni al potere facendo la guerra all’Ucraina. A questo punto suggerisce quindi un cessate il fuoco tramite una conversazione al di fuori dei negoziati fatti dall’amministrazione Trump, che comunque si sono stoppati a causa della guerra in Iran. Al posto dell’intervento a stelle e strisce Zelensky suggerisce di includere le nazioni europee e tenere un meeting in Svizzera, Turchia o uno Stato Arabo.
Richieste e attacchi
A inframmezzare le richieste di un dialogo ci sono pungenti commenti agli ultimi attacchi ucraini che hanno messo in pericolo Mosca e San Pietroburgo, rispettivamente casa attuale e casa natale di Vladimir Putin. «Dopo 26 anni al potere, l’età inizia a farsi sentire», sottolinea Zelensky, 25 anni più giovane dello zar 73enne. L’ucraino sfida così la leadership incrollabile di Putin che ha creato in patria un sistema politico che si basa sul “one-man-rule”, la regola del singolo. Si toccano i nervi scoperti e più dolorosi per Putin: il discontento che cresce per l’inflazione dovuta alla guerra e la carenza di benzina per gli attacchi alle raffinerie, come appunto quello al deposito fuori da San Pietroburgo proprio il giorno prima dell’intervento di Putin alla conferenza economica, la Davos russa, che si tiene vicino alla città. Da lì i più importanti leader economici potevano osservare la colonna di fumo che si alzava dal luogo colpito dai droni ucraini.

Prova di forza di Kiev
«Ora possiamo tutti constatare che i russi stanno finalmente iniziando a sentirsi meno a loro agio con questa realtà», ha scritto Zelensky. È una prova di forza quella del presidente ucraino e anche, in parte, una mossa pubblicitaria per esaltare gli ultimi risultati bellici di Kiev. Una sorta di propaganda d’attacco, diretta sia al popolo ucraino che a quello russo, ma che non trascura neanche gli Stati Uniti, solleticando l’orgoglio di Donald Trump: «Abbiamo sentito che ti avevano promesso in Alaska la risoluzione di alcuni problemi che riguardano l’Ucraina e l’Europa. Come puoi notare i problemi ucraini e europei non si risolvono ad Anchorage». L’esca è stata lanciata, ora Zelensky aspetterà di vedere se Trump abboccherà, voltandosi di nuovo verso quest’altro fronte di guerra.
Tattiche e assetti
La tattica di Kiev col tempo è cambiata e si è fatta più aggressiva, anche se la strategia del bastone e della carota lascia incerti gli obiettivi che questa lettera vuole raggiungere. La facciata imperscrutabile dello zar rimane. La maggior parte degli analisti indipendenti della politica russa afferma che il signor Putin non è vulnerabile. «Zelensky può venire a Mosca in qualsiasi momento», ha detto il portavoce Dmitry Peskov, mentre lo stesso Putin si mostra in pieno controllo della situazione: «Non è necessario sospendere le ostilità per avviare i negoziati. Le forze armate russe avanzano ogni giorno, è naturale che l’Ucraina vorrebbe che ci fermassimo».
L’unica cosa chiara in questo momento della guerra russo-ucraina è che questi quattro anni hanno modificato radicalmente gli assetti economici e politici dei due paesi. L’ucraina ha sviluppato un’industria bellica potente ed efficiente (quella dei droni) e si è avvicinata all’Unione Europea. La Russia si è organizzata strutturalmente come un’economia di guerra, con interi settori che campano di questo, legandosi economicamente alla Cina.
