L’Italia non sarà presente con nessun film alla 79esima edizione del Festival di Cannes 2026 (12-23 maggio). Non che in Côte d’Azur il nostro Paese abbia riscosso grandi successi negli ultimi anni, ma neppure una pellicola in concorso non si vedeva da tempo. Come sottolinea il critico cinematografico Luca Barnabè: “Non ci sarà nessun film italiano nel concorso “principale”, ma nemmeno delle sezioni annunciate al momento. Era dal 2017 che non accadeva (Fortunata di Sergio Castellitto fu però presentato in Un Certain Regard).”
NIENTE ITALIA E POCA HOLLYWOOD
A parte i veterani tra cui Pedro Almodóvar, Cristian Mungiu e Hirokazu Kore-eda, sono pochi i volti noti – soprattutto di Hollywood – che arriveranno sulla Croisette, anche questa una stranezza ma che non è necessariamente un male. Sono invece molti i registi under 50 in concorso con tematiche che si allontanano dalla pomposità delle major e che sembrano investire meno nei festival. Si spinge invece verso un cinema autorale che riflette sulle guerre del passato e il loro risvolto nel presente, rievocando un’epoca in cui il mondo appariva più unito, come ha dichiarato il delegato generale Thierry Frémaux.
Su questo panorama pesa anche, secondo Barnabè, una dinamica che riguarda l’Italia e ormai consolidata: “Da diverso tempo la rassegna francese ospita sempre e solo “i soliti”: Bellocchio, Garrone, Moretti, Martone, Alice Rohrwacher e Sorrentino. Senza un film pronto di questi grandi autori (Succederà questa notte di Moretti non è ancora ultimato), nessun titolo in rassegna dei ventuno selezionati parlerà italiano.”
I TITOLI A CANNES 2026
I titoli in concorso sono i più svariati e il festival si presenta come uno dei più ricchi e attesi degli ultimi anni, con ventuno film in gara. Pedro Almodóvar torna con Amarga Navidad, Asghar Farhadi con Histoires parallèles e Ryusuke Hamaguchi con All of a Sudden. Il giapponese Hirokazu Kore-eda concorre con Sheep in the Box, il coreano Na Hong-jin con Hope e il belga Lukas Dhont con Coward. Tra gli europei, Andrey Zvyagintsev porta Minotaur, Paweł Pawlikowski Fatherland, László Nemes Moulin, Cristian Mungiu Fjord, Marie Kreutzer Gentle Monster e Valeska Grisebach The Dreamed Adventure.
A completare il concorso: Rodrigo Sorogoyen con The Beloved, Ira Sachs con The Man I Love, Emmanuel Marre con Notre Salut, Léa Mysius con Histoire de la nuit, Jeanne Herry con Garance, Arthur Harari con The Unknown, Koji Fukada con Nagi Notes, Charline Bourgeois-Tacquet con A Woman’s Life e i due Javier — Javier Ambrossi e Javier Calvo — con La Bola Negra. Come osserva ancora Barnabè, il livello resta comunque alto: “I film del Concorso cannense sono diretti da “pesi massimi” internazionali e sulla carta potenti, da Sorogoyen a Kore-eda, da Farhadi a Nemes”.
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Fuori concorso figurano Nicolas Winding Refn con Her Private Hell, Guillaume Canet con Karma, Andy García con Diamond, Agnès Jaoui con L’Objet du Délit, Vincent Garenq con L’Abandon e Antonin Baudry con De Gaulle: L’Âge de Fer.
ALCUNI VOLTI CHE VEDREMO SUL RED CARPET
Qualche presenza italiana rimane, ma marginale: “La divina Monica Bellucci è tra le poche “presenze tricolori” (protagonista di Histoires de la nuit di Léa Mysius). Il giovane Lorenzo Zurzolo è tra gli interpreti di La bola negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi. Infine, lo scrittore Erri De Luca è tra gli attori del film La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet”. Mentre Isabella Ferrari è nel cast del film Roma elastica del francese Bertrand Mandico.
Tra i volti più attesi sul red carpet figura invece Barbra Streisand che, a 83 anni, riceverà la Palma d’oro alla carriera. La cantante, attrice e regista ha interpretato 19 ruoli, diretto due film e vinto due Oscar per Funny Girl e È nata una stella. John Travolta debutta alla regia a 72 anni presentando la sua opera prima Propeller One-Way Night Coach, tratta da un suo romanzo del 1997. La giuria che assegnerà la Palma d’oro sarà presieduta da Park Chan-wook.
NON UN FALLIMENTO

“Il paragone abusato con il fallimento/assenza ai prossimi Mondiali della nazionale di calcio regge fino a un certo punto”. Dice Barnabè. “Di analogo c’è un problema strutturale e di scarsa attenzione alla settima arte da parte di troppe istituzioni. Di diverso c’è che a differenza del (presunto) “sport nazionale” il nostro cinema ha ancora diversi fuoriclasse, talenti, voci e sguardi difformi e non conciliati. Colpa dei selezionatori francesi? Staremo a vedere alla Mostra di Venezia…” sostiene. “Certo, lascia amarezza il fatto che su oltre duemilacinquecento film visionati, provenienti da centoquarantuno paesi, dei ventuno titoli scelti nessuno sarà italiano”. Ma è forse un po’ poco. “Confidiamo nelle selezioni della Quinzaine des Réalisateurs e della Semaine de la Critique? O solo nel prossimo anno di rassegna cannense?”