Un gruppo di italoamericani con la passione per il caffè che sembra uscita da un film di Martin Scorsese. È la storia della Nazionale italiana di baseball che contro ogni pronostico è arrivata per la prima volta in semifinale del World Baseball Classic (WBC), il Mondiale di baseball organizzato dalla MLB, la principale lega americana. Due prime volte. L’impresa, che confina con l’epica per la straordinarietà dell’evento, contro gli Stati Uniti. I superfavoriti del torneo, quelli che il gioco l’hanno inventato. E la vittoria sulle montagne russe nella notte contro Porto Rico per 8-6, dopo la rimonta sfiorata all’ottavo inning dai caraibici. Adesso si va a Miami contro il Venezuela, con i ragazzi allenati da Francisco Cervelli che vogliono sognare ancora più in grande.
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Dentro un film di Scorsese
Questa Nazionale d’altronde è esattamente come gli statunitensi (compresi gli italo-americani) immaginano il nostro Paese. Dominic Canzone, esterno dei Seattle Mariners, quando va in base, fa il “gesto italiano” con le mani. Al miglior giocatore di ogni partita viene data come premio una bottiglia di vino. I nomi stessi dei giocatori sembrano usciti da un gangstar movie di Scorsese, da Miles Mastrobuoni fino al capitano Vinnie Pasquantino. Solo tre dei giocatori della Nazionale sono nati in Italia. Gli altri invece sono originari di Caracas, del New Jersey e di altre zone dell’America profonda.
Un inning al sapore di caffè
Non solo la macchinetta del caffè, divenuto vero e proprio momento cult di queste vittorie, ma anche Con te partirò di Andrea Bocelli come canzone allo stadio dopo le vittorie, i baci sulla guancia dopo gli home run, e le giacche e cravatte che i giocatori sono tenuti a indossare prima delle partite. L’Italia infatti ha una macchinetta che si porta ovunque sin dalle amichevoli prima del WBC e che usa nel dogout per farsi un espresso. Un rituale che il capitano Pasquantino ha contribuito a istituire. È lui a fare il caffè ai suoi compagni di squadra quando fanno fuoricampo.