Angola, la donna più ricca d’Africa avrebbe depredato il suo Paese

Isabel dos Santos è la donna più ricca d’Africa, figlia dell’ex presidente d’Angola José Eduardo dos Santos, ed è accusata di aver accumulato tutte le sue fortune saccheggiando il suo stesso Paese.

Si è sempre proclamata “una donna che si è fatta da sé”, nonostante il padre abbia governato l’Angola fino al 2017, ma era chiamata “principessa”. Potentissima e intoccabile.

Luanda Leaks

Adesso l’inchiesta Luanda Leaks avrebbe rivelato che il patrimonio della dos Santos non si limitava alla già cospicua somma di 2.2 miliardi di dollari, come stimato da Forbes, ma sarebbe sensibilmente più grande, nascosto in società offshore. Non solo, la miliardaria 46enne si sarebbe macchiata di corruzione insieme al marito Sindinka Dokolo, collezionista d’arte contemporanea congolese.

Il consorzio internazionale del giornalismo investigativo (ICIJ) ha fatto trapelare oltre 700 mila documenti relativi all’impero economico della figlia dell’ex presidente d’Angola in un’inchiesta a cui hanno lavorato 37 testate giornalistiche, tra cui il The Guardian.

Un Paese depredato

A capo del Corruption Watch, Andrew Feinstein ha commentato che i documenti mostrano come la signora dos Santos abbia sfruttato il suo Paese a spese del popolo. Avrebbe fatto sue le quote del business dei diamanti che parte dall’Angola; si sarebbe appropriata di parte dell’Unitel, la compagnia telefonica di bandiera; sarebbe diventata partner del gigante di Stato del petrolio, per comprare la più grande compagnia petrolifera in Portogallo. In definitiva avrebbe tagliato la ricchezza dell’Angola, impossessandosene pezzo dopo pezzo grazie a decreti firmati direttamente dal padre, allora ancora presidente.

Grazie a società di servizi, come la Boston Consulting Group e la McKinsey & Company, i coniugi dos Santos sarebbero riusciti ad accumulare ricchezza. È così che si sarebbero costruiti un impero che va da Hong Kong agli Stati Uniti e che comprenderebbe più di 400 tra compagnie e società sussidiarie.

Il padre della dos Santos però non è più al governo dal 2017, dopo 38 anni di presidenza, e la figlia adesso rischia di essere condannata insieme al marito e finire in carcere.

Già a dicembre 2019, il tribunale angolano aveva congelato i beni che Isabel dos Santos e il marito possiedono nel Paese, in seguito a un’indagine sulla corruzione. Il procuratore generale angolano ha affermato che la coppia sarebbe responsabile della perdita di oltre un miliardo di dollari da fondi nazionali, tra cui quelli appartenuti alla Sonangol, la compagnia petrolifera statale.

Il Paese delle disparità

«Ogni volta che appare sulla copertina di una rivista patinata da qualche parte nel mondo, ogni volta che organizza una delle sue feste glamour nel sud della Francia, lo fa calpestando i cittadini dell’Angola», è pesante il commento di Andrew Feinstein.

L’Angola è infatti un Paese ricchissimo dove, secondo i dati OPEC, lo stipendio medio è di 4.170 dollari, è il secondo produttore di petrolio in Africa e il più grande produttore di diamanti.

Ma l’Angola non è solo il Paese dei barili di greggio: ha il terzo tasso di mortalità infantile al mondo, secondo i dati UNICEF, e il 30% della popolazione prende meno di 1,90 dollari al giorno, secondo l’OPEC. È quindi il Paese delle grandi disparità e della ricchezza nelle mani di poche famiglie, una di queste è appunto la dos Santos.

A dicembre 2015, proprio durante la recessione economica che il Paese stava affrontando, la società di telefonia mobile statale, l’Unitel, ha pagato due milioni di dollari alla rapper americana Nicki Minaj per farla esibire a Luanda, la capitale. All’epoca, il CEO di Unitel era proprio Isabel dos Santos.

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