L’infanzia a Teheran, la rivoluzione islamica, la fuga in Austria e poi il ritorno in Iran. A Parigi pubblicò Persepolis, fumetto autobiografico con cui denunciò alcune storture del regime iraniano e ottenne la fama internazionale. Trasformando la sua storia nel simbolo di un’intera generazione di giovani iraniani. È morta a 56 anni Marjane Satrapi. Lo hanno annunciato i familiari della disegnatrice: «È morta di crepacuore a poco più di un anno dalla scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita».
Un disegno politico
Uno stile di disegno minimale con un utilizzo espressivo del bianco e nero e la capacità di raccontare un contesto molto poco rappresentato nella cultura pop come l’Iran della rivoluzione islamica. Satrapi si era affermata come una dei fumettisti più influenti e rispettati al mondo. Le sue storie erano al tempo stesso intime e politiche: parlavano di depressione, traumi e conflitti interiori, ma anche della vita di donne e adolescenti sotto la dittatura teocratica iraniana. Un tema a cui Satrapi aveva dedicato la maggior parte della sua produzione.
Persepolis, la critica allo Scià e agli ayatollah
Tra il 2000 e il 2003 arriva Persepolis, capace di raccontare con tenerezza le radici familiari e la bellezza dell’Iran, e di catturare allo stesso tempo con decisione la ferocia totalitaria dei mullah. Il tutto dal punto di vista di una famiglia cosmopolita che si opponeva tanto allo Scià quanto al regime degli ayatollah. Il fumetto era in grado di delineare tutta l’asprezza dell’esilio e il destino deviato di un’intera Nazione.
Nel 2007 Persepolis fu adattato a lungometraggio di animazione tratto dalla serie a fumetti. Il film ottenne il Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 2007 e rese ancora più popolare l’autrice. Anche il suo lavoro successivo, in particolare Pollo alle prugne, anch’esso poi diventato un film nel 2011, ruotava intorno al tema delle radici e dell’esilio, ma senza dubbio la sua fama era rimasta legata a Persepolis.