Gustavo Spector: «La forza del padel è la socialità»

La crescita del padel in Italia è passata anche dalle mani di Gustavo Spector. Il 54enne di origini argentine è il più celebre maestro di padel nel nostro Paese. Dal 2014 al 2021 ha guidato la nazionale azzurra, vincendo l’Europeo nel 2019 e conquistando uno storico quinto posto ai Mondiali in Qatar del 2021. A 6 anni ha iniziato a giocare a tennis e, fino ai 15, quello è rimasto il suo unico amore. Solo dopo è arrivato il padel che dai 19 anni in poi lo ha conquistato. Da giocatore ha partecipato ai Mondiali del 1996, prima di trasferirsi in Italia nel 2001.

Qui ha potuto coltivare la sua passione, diventando il c.t della nazionale e il punto di riferimento del padel nel nostro Paese. Ha vissuto in prima persona l’esplosione di questo sport «magico», come gli piace definirlo, e crede che in futuro potrebbe diventare una delle discipline più praticate al mondo.

Da adolescente praticava il tennis, ma poi ha deciso di passare al padel. Quale aspetto l’ha attratta di più di questo sport?

Il tennis è uno sport bello e tecnico, ma molto individualista e solitario. Invece il padel è una disciplina dove la socialità è determinante, assieme alla parte ludica. Proprio quest’ultima nel tennis spesso si perde quando si diventa agonisti. Il padel anche i super professionisti lo vedono sempre come un gioco. È uno sport che richiede tanta concentrazione e dedizione, ma la pressione viene superata dalla ludicità. Questa è la carta vincente.

“Il padel anche i professionisti lo vedono sempre come un gioco”.

L’aspetto ludico è la chiave che fa del padel uno sport attualmente così popolare in Italia?

Sono due gli aspetti. Innanzitutto è uno sport di coppia. Vittorie, sconfitte e pressione sono condivise con un compagno/a. E poi c’è il divertimento. Anche nel tennis tavolo è presente, ma a differenza del padel è una disciplina individualista.

Da quando ha preso in mano la nazionale, ha notato una crescita del movimento? A cosa può ambire il padel italiano nei prossimi anni?
Gustavo Spector, c.t. della nazionale italiana dal 2014 al 2021

Ho preso la nazionale nel 2014, quando la Federazione Tennis ha deciso di investire sul padel. Nel 2021 abbiamo ottenuto uno storico quinto posto al Mondiale in Qatar. Dopodiché, la federazione aveva bisogno di una persona che seguisse full time la nazionale e io non potevo farlo. Perciò nel 2022 ho lasciato l’incarico. Il movimento è cresciuto tantissimo. Ora bisogna puntare sulla qualità. Oggi ci sono tanti giocatori di padel, ma per arrivare all’eccellenza i ragazzi devono essere seguiti fin dall’adolescenza. Questo manca ancora nel nostro sport. Si sta scommettendo sul numero, ma non sulla qualità.

Crede che tennis e padel siano due sport intercambiabili?

Si, è possibile praticarli entrambi. Anzi sono convinto che il padel aiuti tantissimo a livello di volée e smorzate, colpi che nel tennis solo pochi giocatori usano con sicurezza. In passato, facevo giocare i miei tennisti almeno un paio di volte alla settimana a padel, così da sviluppare quelle competenze tecniche.

Quindi il padel può completare la formazione agonistica di un tennista?

Si senz’altro. Una base nel padel aiuterebbe i tennisti a sviluppare il loro repertorio di gioco.

Tra i giocatori italiani del momento chi sono i talenti più promettenti?

Ci sono Giulio Graziosi, Marco Cassetta, Simone Iacovino, Noa Bonnefoy e un ragazzino siciliano che promette bene. Ma molti altri stanno crescendo, anche parecchie ragazze. La cosa importante è indirizzarli. Hanno bisogno di una guida, di qualcuno che dia loro una mano a fare questo percorso.

Christian Leo Dufour

Giornalista praticante, collaboratore del fattoquotidiano.it. Valdostano in trasferta a Milano. Motivato e sempre pronto a fare nuove conoscenze. Laureato in comunicazione, media e pubblicità alla IULM. Il mio sogno è il giornalismo sportivo. L'ambizione: far conoscere gli sport invernali, il ciclismo e tutte le discipline olimpiche a un pubblico sempre più ampio

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