Piazza d’Armi, quel polmone verde che Milano si è dimenticata di avere

Piazza d'Armi, polmone verde nel cuore di Baggio. Sullo sfondo, dietro il bosco, il grattacielo Generali.

Se si osserva da satellite l’area nord-ovest di Milano, nel cuore del quartiere di Baggio, si vede una grande macchia verde. Una superficie enorme, maggiore di quella di Parco Sempione, si estende per un totale di 42 ettari, pari a 60 campi da calcio. Un vero e proprio polmone per la città, che con i suoi alberi risucchia grandi quantità di anidride carbonica e dà rifugio ad animali di ogni genere. Eppure per i cittadini e l’amministrazione è quasi come se non esistesse. Perché oltre a mille parole e progetti, Piazza d’Armi non è altro che l’ennesimo spazio abbandonato nel capoluogo lombardo.

Un po’ di storia
Il grande hangar delle "Officine Leonardo da Vinci" costruito da Enrico Forlanini. Da qui presero il volo alcuni dei più importanti dirigibili della storia italiana.
Il grande hangar delle “Officine Leonardo da Vinci” costruito da Enrico Forlanini. Da qui presero il volo alcuni dei più importanti dirigibili della storia italiana.

Ma cos’è esattamente Piazza d’Armi? Per scoprirlo occorre tornare indietro al 1906, quando in questa zona non c’erano altro che campi e cascine. In quell’anno Enrico Forlanini, pioniere del volo italiano, fonda le “Officine Leonardo da Vinci”, specializzate nella produzione di quello che allora appariva il futuro dell’aviazione: i dirigibili. Proprio a Baggio, l’ingegnere stabilisce la propria sede operativa e l’enorme distesa verde diventa il campo di prova per le sue aeronavi. Da qui, il 17 agosto 1913, decolla l’F.2 Città di Milano, primo velivolo del genere a entrare in servizio nel nostro Paese.

Il dirigibile F.2 "Città di Milano" durante il suo volo inaugurale nel 1913, sopra il campo volo di Piazza d'Armi.
Il dirigibile F.2 “Città di Milano” durante il suo volo inaugurale nel 1913, sopra il campo volo di Piazza d’Armi.

L’attività di aerodromo prosegue fino alla fine degli anni ’20, tra voli di prova e date storiche (il 15 aprile 1928 l’esploratore Umberto Nobile parte da qui con l’aeronave Italia, diretto al Polo Nord). A cavallo del 1930 le Officine chiudono e l’intera area passa in mano all’Esercito, impegnato in una massiccia opera di costruzioni nella zona. Ai bordi di Piazza d’Armi sorgono presto l’Ospedale Militare, la Caserma Santa Barbara e alcuni magazzini e alloggi. La grande spianata, con la realizzazione di una pista sterrata, fossi e ostacoli, diviene campo di addestramento per i carri armati, compito poi mantenuto per mezzo secolo fino ai tardi anni ’80.

Un semovente M44 del Reggimento Artiglieria "a Cavallo" dell'Esercito, all'epoca denominato "Voloire", durante un'esercitazione nel 1980. Il reparto era alloggiato nella Caserma Santa Barbara e si addestrava nell'attigua Piazza d'Armi.
Un semovente M44 del Reggimento Artiglieria “a Cavallo” dell’Esercito, all’epoca denominato “Voloire”, durante un’esercitazione nel 1980. Il reparto era alloggiato nella Caserma Santa Barbara e si addestrava nell’attigua Piazza d’Armi.
Abbandono e passaggi di proprietà

Con la chiusura dell’area prima e la fine della leva militare obbligatoria (2004) poi, Piazza d’Armi cade nell’abbandono. Nonostante confini con la Santa Barbara, che rimaneva e rimane sede del 1° Reggimento Trasmissioni e del 2° gruppo del Reggimento Artiglieria “a Cavallo” dell’Esercito, la grande spianata viene lasciata a sé stessa. Nella parte nord-orientale già da decenni si erano insediati orti, un frutteto e un’apicoltura. Tutto abusivo, ovviamente. Nel resto dei 42 ettari la natura si riprende i suoi spazi, facendo crescere boschetti sempre più fitti e ricchi di vita animale.

Piazza d’Armi oggi, una giungla urbana dove la natura si è ripresa ciò che era suo. Questo il bosco, che ospita colonie di rettili, uccelli e una gran varietà di piante spontanee.

Poi, nel 2014, il Demanio Militare sceglie di liberarsi di molte aree inutilizzate nelle grandi città del Paese, consegnandole alle amministrazioni locali per la riqualificazione. Piazza d’Armi viene quindi trasferita al Comune di Milano, nell’ottica di un più ampio progetto di recupero. L’anno dopo entra in scena un nuovo attore: Invimit Sgr, società di proprietà del Ministero dell’Economia che opera nel mercato della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico dismesso. Sui giornali si parla di grandi progetti di rilancio per la zona. Progetti che, però, non escono dalla carta.

Differenza di vedute

A bloccare i lavori sono le differenti visioni sull’area dei vari attori coinvolti. Se Invimit vuole mettere in vendita tutto, Palazzo Marino pone un importante paletto: il 75% di Piazza d’Armi deve rimanere verde. «Abbiamo chiesto a tutti gli attori coinvolti – ci dice Valeria Bacchelli, co-fondatrice dell’associazione Le Giardiniere-Parco Piazza d’Armi – che almeno il bosco sia preservato. È una fonte di ossigeno, di servizi ecosistemici che col passare del tempo diventano sempre più importanti». L’appello del gruppo è stato ascoltato e, nell’ottobre 2019, il Comune ha inserito il vincolo nel Piano di Governo del Territorio (PGT), stabilendo la non edificabilità di 34 ettari su 42, oltre che la loro destinazione a parco pubblico.

Una mappa di Piazza d'Armi con tutte le indicazioni del PGT del Comune di Milano. Edificabili restano solo le aree azzurra e gialla, ma si discute anche per quella verde. Il resto dovrà rimanere parco pubblico.
Una mappa di Piazza d’Armi con tutte le indicazioni del PGT del Comune di Milano. Edificabili restano solo le aree azzurra e gialla, ma si discute anche per quella verde. Il resto dovrà rimanere parco pubblico.

È qui che casca il proverbiale asino. Perché Invimit, al momento, vuole vendere l’intera area. Tanto quella da lasciare verde e pubblica, quanto quella edificabile e privata. Il fondo d’investimento immobiliare appositamente costituito (denominato Virgilio) vedrà la cessione della maggioranza delle quote a un singolo investitore, selezionato tramite un bando di manifestazione di interesse. Questo privato, insieme al Ministero, dovrà farsi carico di una spesa stimata tra i 400 e i 500 milioni di euro, sapendo che soltanto il 25% dell’area riqualificata potrà generare profitti tramite la costruzione e conseguente vendita o affitto di nuovi immobili. Non stupisce che il bando, inizialmente in scadenza il 24 luglio 2023, sia andato deserto e, tramite due proroghe, sia scaduto solo a fine dicembre dello stesso anno. Da allora non si è più saputo nulla.

Tentativi di valorizzazione

I tempi di recupero dell’area appaiono infiniti, e nell’attesa c’è chi tenta di tenere vivo questo grande polmone verde. L’associazione Le Giardiniere-Parco Piazza d’Armi, nata nel 2015, lo fa da anni. «Abbiamo presentato agli assessori all’ambiente, Elena Grandi, e alla rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, una nuova proposta di patto di collaborazione – racconta ancora Bacchelli – con una serie di progetti per restituire l’area al pubblico. Passeggiate ecologiche, corsi sugli uccelli o attività a cavallo con ANIRE, un’associazione che fa riabilitazione equestre e che ha sede alla Santa Barbara». Eppure, nonostante queste e molte altre proposte, il Comune non sembra interessato: «Accampano scuse, dicendo che il gestore, Invimit, deve dare il benestare. Ma a Invimit non cambia nulla, quindi non se ne è fatto niente».

Il quartiere di Baggio ha proprio al centro Piazza d'Armi. Riconsegnarla ai cittadini, anche solo per piccole iniziative, potrebbe valorizzarla. Ma il Comune e Invimit non sembrano interessati.
Il quartiere di Baggio ha proprio al centro Piazza d’Armi. Riconsegnarla ai cittadini, anche solo per piccole iniziative, potrebbe valorizzarla. Ma il Comune e Invimit non sembrano interessati.

Nel frattempo la società ha mosso qualche passo verso la riqualificazione. Nel 2019 è iniziato un processo di pre-bonifica di Piazza d’Armi. Intendiamoci, i terreni dell’area verde sono ancora potenzialmente contaminati dall’inquinamento di anni di gas di scarico e altri scarti delle esercitazioni militari, e verranno ripuliti solo una volta acquistati. Ma nella porzione edificabile si era venuta a creare una situazione di grave degrado. I magazzini e gli edifici militari erano ormai diroccati e a rischio crollo, i piazzali accoglievano vaste discariche abusive e, tra i muri malandati, era nata una baraccopoli occupata in maniera irregolare. Così Invimit ha scelto di liberare la zona, radendo al suolo tutte le strutture non vincolate dalla Soprintendenza (escluse quindi la palazzina comando e una di alloggi) e ripulendo il resto, allontanando gli occupanti e rinnovando le recinzioni. Nel 2023 Piazza d’Armi era al sicuro e pulita. Ma, non a caso, parliamo al passato: era.

Terra di nessuno

La verità è che i 42 ettari nel cuore di Baggio restano un’enorme proprietà abbandonata. La sorveglianza c’è stata, soprattutto durante l’attività di pre-bonifica. Come ricorda Silvia Fossati, presidente del Municipio 7, «Invimit in qualche modo garantiva che non ci fossero ritorni non graditi o non tollerati, per cui c’era del personale che controllava la zona». Terminato l’intervento la sicurezza è stata ritirata e trasferita ai normali organi di polizia. Non molto tempo dopo Piazza d’Armi è tornata quella di sempre: trascurata e in balia di chiunque.

L'accesso a Piazza d'Armi è privo di difficoltà. Basta arrivare alla fermata del bus in Via Forze Armate, davanti alla vecchia palazzina alloggi, e passare dal varco opportunamente aperto nella recinzione. Nessuno sembra averlo notato, né sembra che ci sia la volontà di chiuderlo.
L’accesso a Piazza d’Armi è privo di difficoltà. Basta arrivare alla fermata del bus in Via Forze Armate, davanti alla vecchia palazzina alloggi, e passare dal varco opportunamente aperto nella recinzione. Nessuno sembra averlo notato, né sembra che ci sia la volontà di chiuderlo.

Lo dimostra già solo un semplice fatto: per raccontarvi questa storia siamo entrati nell’area ben due volte, a luglio 2023 e 2024. L’accesso, situato accanto a una fermata del bus su Via delle Forze Armate, è costituito da un varco nella recinzione percorribile da chiunque, senza alcun tipo di chiusura o sorveglianza. All’interno, poi, vige l’anarchia.

Alberi, droga e riti

Partiamo dal bosco, raggiungibile attraversando la grande prateria dove un tempo stava la pista per la scuola guida dei carri armati. L’intrico dei rami, dei rovi e dei pruni selvatici non è sufficiente a scoraggiare le persone variamente interessate a quella zona così defilata e invisibile. Al suolo, oltre a molti rifiuti, si possono trovare bivacchi improvvisati, che nell’anno intercorso tra le nostre due visite si sono spostati sempre più in profondità tra le frasche, siringhe e flaconi di farmaci, oltre a sinistri bambolotti semi-carbonizzati, legati a riti di dubbia natura.

 

E poi, da qualche mese, ci sono una serie di tubi di plastica assicurati ai rami degli alberi. Valeria Bacchelli li identifica con precisione: «Fanno parte di una ricerca dell’Università Bicocca. Due ricercatori stanno studiando i moscardini, dei roditori che vivono in aree boschive, per scoprire se sono stanziali». Ci fidiamo, ma durante la nostra visita del 2024 nei tubi sembrava essere depositato qualcosa di molto simile a dosi di marijuana. Che qualcuno dei frequentatori della zona li abbia sfruttati per scopi non esattamente scientifici?

Di nuovo occupato

La situazione più critica e paradossale è però quella dell’area ex-magazzini e caserme, che da progetto sarebbe edificabile e che Invimit ha sgomberato. Sul grande piazzale di asfalto crepato sopravvivono solo tre edifici, a suo tempo murati e messi al sicuro da possibili nuove occupazioni. Oltre alle due strutture vincolate dai Beni Culturali c’è anche un fabbricato degli anni ’30, un tempo utilizzato per alloggi, che affaccia su Via delle Forze Armate. Sul suo lato destro si apre quel varco così agevole che consente di entrare a Piazza d’Armi. Nel luglio 2023 l’edificio, con la facciata coperta dalla vegetazione spontanea, era ben sigillato, circondato da un muro di cinta in cemento sul lato interno all’area smilitarizzata e chiuso da un cancello a griglia di ferro.

 

Oggi la situazione è cambiata. Dietro le sbarre dell’inferriata è comparso un telone verde, di quelli da cantiere, che occlude la vista. Del divisorio interno è scomparsa un’intera sezione e, guardando attraverso, scopriamo che l’edificio è di nuovo occupato in maniera abusiva. Le uniche finestre frequentate sono proprio quelle su Piazza d’Armi, invisibili dalla strada. Da una di queste una signora sbatte un lenzuolo, mentre al piano terra si vedono tavoli di plastica e giochi per bambini. È lecito pensare che qui, senza acqua corrente, riscaldamento e forse elettricità, viva una famiglia. Gli interventi di Invimit, che dovevano impedire che l’area tornasse terra di nessuno, sembrano non essere serviti a molto.

Situazione ignota

Possibile che a meno di due anni dagli sgomberi nessuno si sia reso conto di nulla? A quanto pare sì. La presidente del Municipio 7 è molto sicura nel rispondere alle nostre domande: «Se ci sono segnalazioni o ci accorgiamo di irregolarità interveniamo, ma al momento non sembrano esserci criticità». Dunque nessuna occupazione? «Che io veda no. Magari c’è qualcuno che attraversa il parco, ma la polizia locale controlla che non ci siano ingressi abusivi. La situazione che c’era prima non c’è assolutamente più, e le condizioni non lo permettono neanche perché le costruzioni e gli eventuali rifugi sono stati murati».

Una vista da satellite di Piazza d’Armi non rende l’idea di quanto immensa sia l’area. E, di conseguenza, quanto sia poco controllabile l’area boschiva e la prateria. Diverso il discorso per la zona ex-fabbricati, asfaltata e meglio accessibile.

La realtà, come testimoniato dai nostri occhi, è ben altra. Ed è forse ancor più paradossale, come rivela Valeria Bacchelli, che rimane basita scoprendo della nuova occupazione: «A fine 2023 siamo andati a parlare con le Forze Armate, perché quell’edificio è ancora di loro proprietà, perché volevamo vedere se era possibile avere una specie di usufrutto o comodato, per spendere dei soldi, metterlo in ordine, ma ci hanno detto di no». In breve, andando a colloquio con un ufficiale del III Reparto Infrastrutture, l’associazione aveva appreso che l’Esercito vorrebbe utilizzare quella palazzina per nuovi alloggi per il personale. Evidentemente però, pur essendo ancora una struttura militare, nemmeno le Forze Armate hanno davvero cognizione dello stato dell’edificio.

In fondo la storia di Piazza d’Armi negli ultimi anni si può riassumere proprio con quest’ultima vicenda: grandi progetti e intenzioni sulla carta, ma nella realtà tutto è abbandonato al proprio destino.

Umberto Cascone

Nasco a Savona in un rovente mattino di agosto del 2000. Sin da bambino mi interesso di tematiche militari, passione che porto avanti ancora adesso. Negli anni nuovi argomenti iniziano a affollarmi la mente: dalla politica estera a quella interna, passando per una dose abbondante di storia. L'università mi regala l'amore per la radio, che mi spinge a entrare in RadioIULM e a prendere le redini prima del reparto podcast (marzo 2022-ottobre 2023) e poi dell'intera emittente (settembre 2022-gennaio 2023). Ho tanta voglia di fare, di raccontare il nostro tempo, fatto anche di argomenti spesso trascurati, eppure importantissimi. Ci riuscirò? Sarebbe bello dire, alla Manzoni, che lo giudicheranno i posteri. Ma l'unica risposta sincera è: lo spero.

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