La spedizione OMS A WUHAN, “DATI CHE NESSUNO AVEVA VISTO PRIMA”

Scienziati Oms a Wuhan

Il 3 febbraio il team di scienziati selezionati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha visitato l’Istituto di Virologia di Wuhan, al centro dei sospetti occidentali sulle prime diffusioni del virus. Nel sesto giorno di indagini, la delegazione ha incontrato l’autorevole virologa cinese Shi Zhengli, soprannominata “bat-woman” in seguito ai suoi studi sul virus a partire da campioni di tessuto e sangue di pipistrelli.

In oltre tre ore di permanenza all’interno del laboratorio di massima sicurezza, gli esperti avrebbero ricevuto risposte concrete dai loro interlocutori cinesi. In un’intervista rilasciata a Sky News, Peter Daszak, unico rappresentante Usa nel team Oms, ha parlato di «dati che nessuno aveva visto prima».

A quanto si evince dalle prime valutazioni tuttavia, nessuna ipotesi sull’origine del virus sembra poter essere esclusa. La squadra dell’Oms porta avanti con «mentalità aperta» le indagini, politicamente molto sensibili per il governo cinese, il quale ha invitato in particolar modo gli Stati Uniti a non politicizzare la pandemia.

Pechino, nei giorni passati, aveva puntualizzato che si tratta di «uno studio globale» e non di un’indagine,  citando studi secondo cui all’estero i primi casi di Covid-19 si sarebbero manifestati nello stesso periodo, o addirittura prima, del focolaio di Wuhan.

La polizia cinese sorveglia l’Istituto di Virologia di Wuhan
LA MISSIONE

La delegazione scelta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è giunta in Cina il 14 Gennaio, a un anno dal focolaio nella provincia di Hubei. Dei 15 esperti, due si sono visti negare l’ingresso nel paese dopo essere risultati positivi ai test sugli anticorpi eseguiti a Singapore, mentre gli altri 13 hanno raggiunto come da programma la città di Whuan e lì sono stati sottoposti a due settimane di isolamento.

La missione si pone l’obiettivo di ricercare informazioni utili a ricostruire le origini dell’epidemia, poi trasformatasi in pandemia globale, che in poco più di un anno ha infettato oltre 100 milioni di persone, uccidendone 2,2 milioni. L’agenda resta tuttavia pressoché inaccessibile e le poche informazioni in materia provengono dai sintetici comunicati dell’Oms e dai messaggi social dei membri del team.

VISITA ALL’OSPEDALE ZERO E AL MERCATO ITTICO

Dopo i quattordici giorni di quarantena previsti, il 29 gennaio gli scienziati hanno visitato l’ospedale di Wuhan in cui furono ricoverati i primi casi noti di Covid-19. Lì hanno incontrato il personale medico e paramedico, con cui hanno avuto «schietta discussione» sui dettagli del lavoro svolto all’interno della struttura con i primi casi di polmonite anomala.

Durante la seconda giornata di missione, il 30 gennaio gli esperti internazionali sono stati condotti, tra bandiere rosse e manichini in tuta da infermiere, alla mostra con la quale il Partito Comunista ha reso omaggio al personale sanitario cinese impegnato nella lotta al Covid. Una mossa propagandistica del Presidente Xi-JinPing che testimonia la scarsa propensione del governo cinese a collaborare a indagini esterne sul proprio territorio.

Una sensazione confermata anche nel corso della visita, il 31 gennaio, al mercato ittico di Huanan, dove si suppone che il ceppo virale abbia compiuto il salto dall’animale all’uomo. Agli scienziati è stato concesso l’ingresso nella struttura ma sotto la stretta sorveglianza della polizia cinese che ha rigorosamente allontanato tutti i cronisti presenti.

Nicola Bracci

Ha 25 anni. È nato e cresciuto a Pesaro e si è poi trasferito a Milano. Legge e scrive di tematiche sociali e geopolitica per interesse, di sport per passione. Ora al quotidiano Domani.

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