IL CALCIO È DI TUTTI, GLI STADI NO

IL MONDIALE PIÙ GLOBALE DELLA STORIA SI FERMA ALLA DOGANA DI TRUMP

Il miglior arbitro africano del 2025 rispedito a casa dopo un interrogatorio di 11 ore e i sostenitori dell'Iran privati dei biglietti a tre giorni dal debutto. Tra "travel ban" e ragioni di sicurezza nazionale, l'amministrazione Trump ridisegna i confini della competizione

Ci siamo. Giovedì 11 giugno prenderanno ufficialmente il via i Mondiali di calcio. Lamine Yamal, Mbappé, Bellingham e Haaland sono pronti a dare spettacolo sul palcoscenico più grande del football mondiale. La prima rassegna iridata a 48 squadre (1248 i giocatori totali selezionati dalle federazioni qualificate) all’insegna di quel “globalismo” che è diventato il baluardo del presidente della FIFA Gianni Infantino.

Peccato che quello stesso globalismo abbia un confine tracciato da niente meno che dal presidente di una delle tre nazioni ospitanti: Donald Trump. La linea di demarcazione si chiama travel ban’ e non fa eccezioni per nessuno, calciatori e arbitri inclusi. Evidentemente il concetto di pace e globalismo per lo Zio Sam è valido solo fino alla dogana.

ESPULSO!

«I suoi successi internazionali sono motivo di onore e orgoglio per il popolo somalo». Per Omar Abdulkadir Artan, arbitro somalo ed eletto miglior fischietto africano del 2025, la solidarietà mostrata dal ministero dello Sport del suo Paese è un palliativo capace solo di alleviare la delusione. Il 34enne era arrivato negli States per disputare la sua prima rassegna iridata da direttore di gara, eppure non è bastato per sfuggire al travel ban che colpisce attualmente 39 Paesi, Somalia inclusa.

Dopo che è arrivato all’aeroporto di Miami con un visto regolare, gli agenti lo hanno sottoposto a 11 ore di interrogatorio e successivamente lo hanno imbarcato sul primo volo disponibile con direzione Istanbul, prima che tornasse a casa. Non gli sarà quindi possibile arbitrare: ancora prima di poter indossare la sua divisa, la dogana statunitense gli ha mostrato il cartellino rosso e l’ha rispedito a casa. Stando a quanto riporta la U.S. Customs and Border Protection, l’agenzia federale responsabile del controllo e della sicurezza dei confini nazionali, ha sottoposto Artan a un controllo supplementare e successivamente lo ha dichiarato “inadmissible” sul suolo a stelle e strisce.

 

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Il motivo? Un funzionario del Dipartimento di Stato americano, parlando con i media francesi, ha dichiarato che l’arbitro era «legato a presunti membri di organizzazioni terroristiche» e che dunque «il viaggiatore non è idoneo all’ingresso negli Stati Uniti». Come spiega il New York Times, potrebbe trattarsi di un clamoroso caso di omonimia. Dal massimo organo di governo del calcio mondiale fanno sapere che, secondo il regolamento, le decisioni in materia di immigrazione spettano esclusivamente al Paese ospitante. Una volta ritornato a Mogadiscio, la popolazione gli ha riservato un’accoglienza da eroe e lui ha dichiarato: «Non mi scoraggio, nel 2030 sarò presente».

SENZA TIFO

Dopo aver costretto i membri della delegazione iraniana a spostare la propria base di allenamento in Messico, l’amministrazione del tycoon si ritrova di nuovo a scontrarsi a muso duro con loro. «A meno di tre giorni dall’inizio della Coppa del Mondo 2026, gli Stati Uniti hanno nuovamente agito per impedire la presenza dei tifosi iraniani negli stadi delle tre partite del girone della nazionale»: è quanto la Federazione iraniana afferma nel suo duro comunicato.

La Federazione calcistica iraniana ha denunciato, nella sua nota, «un’ulteriore misura mirata a ostacolare la presenza dei sostenitori iraniani negli stadi». L’Iran ha già avviato la vendita dei biglietti previsti per i propri tifosi.  All’improvviso gli Stati Uniti hanno fatto dietrofront, una mossa «contraria allo spirito delle competizioni internazionali e al principio di uguaglianza tra i Paesi partecipanti». Il comunicato lancia quindi l’allarme: «Nelle circostanze attuali, non siamo in grado di fornire neanche un singolo biglietto ai sostenitori della nazionale».

La rappresentativa iraniana non getta la spugna e spera che la FIFA possa fare da intermediaria. L’obiettivo è garantire neutralità ed equità. Prima ancora che un pallone rotoli, questi Mondiali hanno già visto un arbitro rispedito a casa dopo 11 ore di interrogatorio e una nazionale privata del proprio pubblico. Infantino predica il calcio di tutti, Trump però decide chi può vederlo: Trump 2, Infantino 0.

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

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