Hormuz torna operativo, ma Trump accusa l’Italia per Sigonella

«L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro». A dirlo è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth, riprendendo un articolo del Guardian dello scorso 31 marzo, intitolato «L’Italia nega l’uso della base aerea in Sicilia agli aerei americani che trasportano armi per la guerra in Iran».

Le motivazioni del rifiuto e la riapertura di Hormuz

Pare, quindi, che Donald Trump non voglia placare gli attacchi contro l’Italia. Quello odierno, infatti, è già il terzo della settimana. In questo caso, ciò a cui fa riferimento il Capo della Casa Bianca è il rifiuto ricevuto dal ministro della Difesa Guido Crosetto in merito all’utilizzo della base di Sigonella per atterrare e trasportare armi verso il Medio Oriente. Infatti, una volta accertato che non si trattava di voli normali o logistici, compresi nel tratto Italia-Usa, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano ha negato, su mandato del ministro, l’atterraggio degli aerei americani sulla base siciliana.

Finora, la premier ha scelto la via del silenzio rispetto agli attacchi del tycoon. Mentre, durante il vertice dei Volenterosi a Parigi, in occasione della completa riapertura dello stretto di Hormuz, Meloni ha espresso la totale disponibilità dell’Italia nel fornire navi per lo Stretto sulla base di un’autorizzazione parlamentare.

La decisione della Repubblica Islamica sulla riapertura arriva in seguito all’inizio della tregua tra Israele e Libano concordata nella notte di giovedì 16 aprile. «In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo residuo della tregua», ha annunciato su X il ministro degli esteri iraniano Seyed Abbas Araghch. Un cessate il fuoco che dovrebbe durare 10 giorni, mentre martedì 21 aprile scadrà la tregua tra Iran e Stati Uniti. Tuttavia, Trump ha ribadito che il blocco navale rimarrà pienamente in vigore nei confronti dell’Iran fino a quando le trattative non saranno completamente concluse.

La crisi Trump – Meloni

Lo sfogo del taycoon sul social Truth si inserisce all’interno di un quadro molto più ampio che vede l’Italia come uno dei bersagli principali di Trump nelle ultime settimane. A Fox News, infatti, Trump già aveva dichiarato di non avere più lo stesso rapporto con chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione in Iran, facendo un diretto riferimento all’Italia. Stando alle parole del presidente americano, quindi, la spaccatura con Giorgia Meloni sembra più chiara che mai e quella “special relationship”, così definita da Trump, con la presidente del Consiglio appare, ad oggi, più un “break up” quasi irreparabile.

Tutto è iniziato dall’attacco che il Capo della Casa Bianca ha rivolto a Papa Leone XIV nella giornata di lunedì 13 aprile, definendo il Pontefice «un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». La conseguente presa di posizione di Meloni che ha definito «inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre», ha solleticato l’ira del taycoon. Durante un’intervista di poco più di sei minuti al Corriere della Sera, infatti, il Capo della Casa Bianca ha risposto alle dichiarazioni del Capo del Governo, definendo Meloni «inaccettabile e molto diversa da quello che pensavo».

Eva Surian

Nata a Portogruaro (VE) nel 2003, sono cresciuta con la vittoria di Sebastian Vettel in Malesia, i racconti di Ayrton Senna, la Ferrari gloriosa di Schumacher e i 7 mondiali di Lewis Hamilton. Scrivo di motorsport per Italia Racing. Non solo, mi occupo anche di cronaca nazionale e internazionale. L'obiettivo è quello di lavorare come giornalista sportiva. Da quando Senna non corre più, non è più domenica.

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