Bankitalia: la ricchezza del paese non è ben distribuita

Banconote e monete Euro.

L’Italia è un paese diseguale ma stabile. Il 5% della popolazione possiede il 46% della ricchezza netta del nostro Paese, a fronte di un 50% più povero che ne detiene solo l’8%. Tuttavia, gli indici di disuguaglianza sono fermi all’incirca sugli stessi valori dal 2017, più bassi rispetto alla media dei paesi Ue. Questo quanto emerge dai Distributional Wealth Account – DWA, o conti di distribuzione della ricchezza – diffusi da Bankitalia.

L’Italia sotto alla media europea

Il rapporto, realizzato in accordo con la Bce e pubblicato per la prima volta lunedì 8 gennaio, ha lo scopo di calcolare la distribuzione della ricchezza finanziaria all’interno degli Stati dell’area Euro. In Italia, secondo Bankitalia, il divario sociale è ampio, con quasi la metà del capitale concentrato nelle mani di pochi abbienti. Nonostante il 5% della nostra popolazione ne detenga, infatti, una percentuale più alta rispetto al resto d’Europa – ovvero il 46% contro il 43% medio – il nostro Paese risulta sotto la media per quanto riguardo la disuguaglianza. Questo è possibile perché le famiglie italiane più povere posseggono una maggiore quota di ricchezza rispetto a quelle degli altri Stati. L’Italia è in linea con la Francia, ma sopra la Spagna. La nazione più diseguale d’Europa è la Germania.

Casa: la ricchezza d’Italia

A determinare la posizione favorevole dell’Italia rispetto alla media dell’area Euro è il possesso di case. Più della metà della ricchezza degli italiani deriva dalle abitazioni, specialmente tra le classi meno abbienti. Tre quarti del patrimonio della popolazione sotto la mediana – ovvero il 50% più povero – è costituito dalla casa di proprietà. Gli immobili rappresentano il 70% della ricchezza posseduta dalla fascia centrale e un terzo di quella delle classi più benestanti. Queste ultime diversificano le entrate, costituite sempre per un terzo da azioni, partecipazioni e attività reali destinate alla produzione, e per un quinto da fondi comuni di investimento e polizze assicurative.

La casa resta uno degli asset strategici per calcolare la ricchezza degli italiani.
La casa resta uno degli asset strategici per calcolare la ricchezza degli italiani.

Tuttavia, la distribuzione delle abitazioni è cambiata negli anni. Nel 2010 la fascia media possedeva il 50% degli immobili. Nel 2022 ne controllava il 45%. Secondo Bankitalia, quello che la classe media ha perso negli anni è andato soprattutto ad arricchire il 10% della popolazione più abbiente. I possedimenti delle famiglie sotto la mediana sono rimasti stabili al 14%. I depositi costituiscono la seconda fonte di ricchezza più ampia dopo le abitazioni e sono cresciuti del 40% tra il 2010 e il 2022.

Il mattone fa crescere l’Europa

La Bce ha confermato quanto emerso dal rapporto Bankitalia, ribadendo come la casa resti un fattore di crescita economica. Ha infatti evidenziato l’aumento della ricchezza netta in Europa del 29% in 5 anni – quindi di 13.700 miliardi di euro – grazie soprattutto ai rincari delle case. A trarne i principali vantaggi, quindi, i proprietari di immobili. Sempre tra il 2017 e il 2022 gli indicatori di disuguaglianza hanno segnato una lieve diminuzione in Europa, soprattutto nel divario di ricchezza tra il 5% più ricco e il 50% più povero.

In Italia la prima casa di proprietà è molto diffusa, al contrario di altri paesi europei.
In Italia la prima casa di proprietà è molto diffusa, al contrario di altri paesi europei.

Ciò che favorisce gli italiani penalizza i tedeschi. Se in Italia è molto diffusa la prima casa di proprietà, in Germania non lo è altrettanto e spesso i più poveri vivono spesso in affitto. I nuclei familiari italiani sotto la mediana posseggono una ricchezza all’incirca di 60mila euro, tre volte quella delle famiglie tedesche. Anche questo determina la grande concentrazione della ricchezza in Germania.

 

A cura di Rebecca Saibene

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