Phil Collins, basta concerti: «Non riesco più a suonare»

Quello di sabato 26 marzo è destinato a essere l’ultimo concerto nella carriera di Phil Collins. Lo riferisce il Mirror poche ore dopo l’esibizione dei Genesis alla O2 Arena di Londra, per la data finale del tour The Last Domino. Il musicista britannico soffre da tempo di gravi problemi di salute, che gli hanno dapprima impedito di suonare la batteria, e ultimamente, di camminare senza l’ausilio di un bastone. Collins si era già ritirato dalle scene per qualche anno, tra il 2011 e il 2015, ma questa volta, vista anche l’età di 71 anni, l’addio sembra definitivo.

Una carriera straordinaria

Quella del singing drummer, il batterista canterino, come viene affettuosamente soprannominato dai fan, è una delle carriere più incredibili nella storia della musica. Si avvicina alla batteria sin da giovane, grazie alla passione per i dischi della Motown e la musica soul. Nel 1964, a 13 anni, è tra il gruppo di ragazzi che assiste all’esibizione dei Beatles nel film A Hard Day’s Night.

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I Genesis nel 1976 (Phil Collins è quello al centro)

Nel 1970 entra a far parte dei Genesis. La vera svolta è però nel 1975: rimasto privo di un cantante dopo l’abbandono di Peter Gabriel, il gruppo provina una decina di voci senza trovare un sostituto all’altezza. La scelta finale ricade, a sorpresa, sul batterista. Un po’ per la timbrica simile, un po’ per il carisma mostrato sul palco, Collins riesce nell’impresa di non fare rimpiangere il vecchio leader. Grazie a lui, i Genesis si trasformano in una delle realtà pop di maggiore successo degli anni ottanta.

Parallelamente, c’è una carriera solista ricca di soddisfazioni, partita nel 1981 con il singolo “In the Air Tonight”. Di questo brano si ricorda l’innovativo fill di batteria che ha segnato lo stile musicale di un intero decennio. Collins è uno dei primi a sperimentare l’utilizzo dell’effetto riverbero, quando ancora l’elettronica era vista come un “nemico” dalla maggior parte dei batteristi.

Contando la discografia con i Genesis e quella individuale, Phil Collins è l’artista che ha ottenuto il maggior numero di hits in classifica negli anni ottanta. È inoltre uno dei tre artisti, insieme a Paul McCartney e Michael Jackson, ad aver venduto 100 milioni di album in tutto il mondo sia come solista che come membro principale di una band. Nel 2000 viene premiato con l’Oscar per il brano “You’ll Be in My Heart” tratto dal lungometraggio d’animazione “Tarzan”.

I problemi di salute

Proprio mentre sta lavorando alla colonna sonora del film della Disney, una brutta infezione virale porta via a Collins il 70% dell’udito all’orecchio sinistro. Dieci anni dopo, durante le registrazioni dell’ultimo lavoro in studio, “Going Back”, si rende conto di non essere più in grado di tenere in mano correttamente le bacchette. La prognosi è uno schiacciamento delle vertebre dovuto alla posizione in cui suonava la batteria. Da qui il primo ritiro nel 2011.

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Phil Collins durante uno degli ultimi concerti con i Genesis

La decisione non dura molto, poiché già nel 2015 annuncia il suo ritorno. Nei concerti il posto dietro le pelli viene preso dal giovane figlio Nicholas. Tuttavia nuove lesioni ai nervi, oltre che una brutta caduta nel 2017, costringono il cantante ad un ulteriore stop. Costretto a servirsi dell’ausilio di un bastone da passeggio per reggersi in piedi, Collins decide ugualmente di salutare i fan per un’ultima volta. «Ora dovrò trovare un lavoro vero», scherza col pubblico durante la serata finale del tour dei Genesis. L’epilogo di una carriera, nonostante tutto, straordinaria.

Stefano Gigliotti

Calabrese. Appassionato di musica, cinema, seguo con molto interesse anche la politica e gli esteri. Mi piace approfondire e non fermarmi alla superficie delle cose. Sono fondamentalmente un sognatore. Il giornalismo mi aiuta ogni tanto a fare ritorno alla vita reale.

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