Una notte con Brassaï nella Parigi dei roaring 20s, la mostra a Palazzo Reale

Più di 200 stampe d’epoca – oltre a sculture, documenti e memorabilia – per ricostruire la visione  artistica di Brassaï, figura poliedrica della fotografia francese. Dalle rue avvolte nella nebbia ai bistrot in festa; dalle case dell’illusione alle cene mondane da Maxim’s. A Milano arriva Brassaï, L’Occhio di Parigi, la retrospettiva curata da Philippe Ribeyllores, nipote del fotografo, per celebrare uno dei più importanti autori del Novecento.

LA PARIGI DI BRASSAÏ

Si può sentire il rumore della Senna che scorre sotto il Ponte Neuf; l’odore del fumo di sigaretta del barcaiolo che sistema la sua chiatta; le risate di due giovani amiche che giocano a palle di neve nei Jardin des Tuileries; l’odore degli acciottolati bagnati che il fotografo usa per far risaltare le luci della città.

Brassaï, Veduta attraverso il Pont Royal verso il Pont Solferino, 1950 ca. 1933. © Estate Brassaï Succession, Paris

Dal Palazzo Reale di Milano basta scostare una tenda per ritrovarsi nella Parigi che tutti avrebbero voluto vivere. Almeno per una volta, almeno per una notte. Parigi, negli scatti negli scatti di Gyula Halász, in arte Brassaï, non è mai sovraesposta. Al contrario, le sue ombre sono proprio ciò che serve per farne risaltare le forme, la tridimensionalità delle architetture, e delle sagome che le attraversano.

Sono gli anni ’20, quelli protagonisti delle notti fotografiche di Brassaï. Gli anni in cui tutto è concesso. Anche farsi chiudere in una delle torri di Notre Dame. Arrivata la sera, il fotografo convince la custode della cattedrale a farsi chiudere a chiave in una delle torri. E’ così che riesce a scattare una delle sue fotografie più suggestive, Vita notturna di Parigi – La chimera del “diavolo” (1933): un gargoyle che guarda la città dall’alto, nel silenzio del cielo notturno sopra le mille luci di Parigi.

Vista notturna di Parigi da Notre-Dame – La chimera del “diavolo”, Brassaï, 1933

L’opera umanista di Brassaï è un viaggio che restituisce l’umanità nelle sue forme più diverse. Ecco una coppia di innamorati su una panchina, insieme a un clochard, che dorme sul lato opposto. Ma anche la solitudine dei lampionai – che non sono mai davvero soli perché, d’altronde, chi mai potrebbe sentirsi solo, a Parigi? Non solo strade umide e deserte ma anche il fragore dei mercati, e i sorrisi paffuti di un oste che intrattiene gli avventori; e ancora le risate, i balli, i ritrovi di artisti e scrittori nei café di Montparnasse.

Scriveva Hernest Hemingway: « Se hai avuto la fortuna di vivere a Parigi da giovane, dovunque tu possa poi andare per il resto della tua vita, Parigi te la porterai sempre con te, perché è davvero una festa mobile».

PARIGI: NOTTURNA, SEGRETA, UNDERGROUND

Quindi l’arrivo, quasi per magia, nella Parigi segreta, alla « festa mobile » che il fotografo ungherese, attraverso i suoi scatti, ha reso immortale. E dalle strade scolpite dai lampionai, ci si sposta all’interno degli edifici, per scoprire quello che « avveniva dietro ai muri».

È un discesa nella Parigi Underground, quella di Brassaï. Alla Balera Quatre-Saisons, dove una ragazza, abbracciata all’uomo con cui sta danzando, è l’unica a guardare nell’obiettivo del fotografo, sorridendo. Dove si può quasi sentire il fruscio dei mille strati di stoffa e tulle dei vestiti delle ballerine di can can; o il tintinnare dei bicchieri al Saint-Yves, un locale stile Belle Epoque, nel quartiere di Saint-Germain des Près tanto caro agli artisti (lo ha restituito bene Woody Allen nel suo Midnight in Paris).  Attraverso un uso sapiente degli specchi (tanti e bellissimi, quelli che arredano i locali parigini), si diventa dei voyeurs, spiando da tutte le angolazioni il bacio di una coppia. Sono tante e diverse, le coppie ritratte da Brassaï. Coppie che sorridono, coppie che si baciano, coppie imbronciate. 

Brassaï, Coppia di innamorati in un caffè parigino a Place Clichy – © Estate Brassaï Succession – Philippe Ribeyrolles

Si incrociano anche personaggi che hanno costruito l’immaginario collettivo delle folli notti della capitale francese. La danzatrice Gisèle; Alice Prinndeyta detta Kiki (amica di Man Ray) in un bar di Montparnasse;  un « guerriero dorato » che sfila nelle strade per il Bal des Quat’ZArts, pronto a ipnotizzare i passanti. 

Restituiscono proprio tutto, le sue notti parigine. Persino una retata della polizia in sella alle storiche biciclette Hirondelle. Magari non troppo lontano da Chez Suzy, la celebre casa delle illusioni (un modo elegante per chiamare le case chiuse), gestiti dalla sotto-maitresse detta Madame. Fino ai mauvais garçons (i cattivi ragazzi): piccole bande di delinquenti che Brassaï fotografava spesso rischiando di mettersi nei guai. Emarginati, reietti, prostitute: per il fotografo non c’è differenza nel restituire l’umanità, elevandola.

MODA E SERATE: L’ELEGANZA PARIGINA

Non solo strade nella nebbia, feste, bagordi. Protagonisti dell’opera di Brassaï anche la Parigi patinata del lusso, della moda, delle serate aristocratiche. Come la scintillante serata di gala in occasione del 50° anniversario dei rinomati interni Art Nouveau del ristorante Maxim’s, dove a godersi la cena sotto lo splendido specchio a parete, c’è anche Joseph Patrick Kennedy, il padre del futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

Brassaï, “Serata di gala da Maxim’s”, 1949. Tra gli ospiti, in basso a sinistra, di profilo, Joseph Patrick Kennedy, padre del futuro presidente degli Stati Uniti, insieme a sua moglie
IL NUDO: DAL REALISMO AL MONDO ONIRICO

Fino ai ritratti degli amici artisti: dal padre del new look, Monsieur Dior, a Coco Chanel (immortalata durante un’intervista). E ancora: Jean Paul Sartre, Dalì, Pablo Picasso, Anaïs Nin, Matisse, Jaques Prévert. E molti altri ancora. Un approccio artistico, quello di Brassaï, che si riversa anche nel disegno. Sarà proprio l’amico Picasso, guardando alcuni bozzetti sullo studio del corpo femminile,  a dirgli che era proprio « un disegnatore nato!». 

E nella scultura. Il nudo femminile allungato in marmo bianco, per esempio, è il perfetto esempio di come l’artista si serva anche dello scalpello per abbandonare il realismo e fare posto all’onirismo, oltre che, ovviamente, per esprimere la sua devozione verso il corpo della donna. Dirà, infatti, che la scultura è la forma d’arte più sensuale: ha che fare con il tatto!

L’OCCHIO DI PARIGI

Immergersi in Brassaï, l’occhio di Parigi permette oltre che di ammirare la straordinaria indagine che il fotografo ungherese ha fatto della Ville Lumière – dei suoi diversissimi abitanti, delle sue luci, dei suoi muri che nascondono insieme bellezza, scabrosità, arte ed eleganza -, di guardare Parigi attraverso il suo occhio: appassionato, attento, penetrante, ma, soprattutto, privo di preferenze e pregiudizi.

Serena Del Fiore

Milano, figlia dei 90s e di tanta letteratura. Scrivo (e parlo) di arte, cultura e spettacolo. Quando sono sull'orlo di un esaurimento nervoso penso sempre al posto mio cosa farebbe Woody Allen. Mi pento tutte le volte. Laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità con Gianni Canova, nel 2019 sono stata compagna di palco di Beppe Severgnini nello spettacolo teatrale "Diario sentimentale di un giornalista", unendo due grandi passioni: viaggiare e raccontare storie. Ho vissuto a Parigi e New York.

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