PARALIMPIADI AL VIA. L’ATLETA ANNA ROSSI: «SPORT ESEMPIO DI INCLUSIONE»

Con oltre 650 atleti provenienti da più di cinquanta nazioni, la terza edizione italiana dei Giochi Paralimpici invernali (dopo Roma 1960 e Torino 2006) ambisce a generare effetti sociali e culturali inediti. Un cambio di passo che porta persone con disabilità a coprire ruoli chiave nell’organizzazione tra volontari, atleti, tecnici, giornalisti e dipendenti. Tra queste c’è Anna Rossi, atleta di powerchair hockey e Accessibility coordinator di Fondazione Milano-Cortina 2026. 

ESSERE UN ATLETA CON DISABILITÀ

Un incontro avvenuto nel 2013 a Milano – città nella quale si è trasferita dalla provincia veronese per frequentare l’università – quello tra Anna Rossi e il powerchair hockey (ovvero l’hockey in carrozzina). La sua indole e la sua tenacia l’hanno portata ad unirsi alla rivoluzione gentile che incoraggia la cultura dell’inclusione e il rispetto della diversità. Oggi Rossi è Accessibility coordinator per il comitato organizzatore dei Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina 2026: si occupa di verificare l’accessibilità delle strutture che ospiteranno le competizioni per le persone con disabilità. È il passaggio dalla ‘teoria del volersi bene’ alla pratica del diritto soggettivo.

Cerimonia di Unione della Fiamma Paralimpica a Cortina d'Ampezzo
Cerimonia di Unione della Fiamma Paralimpica a Cortina d’Ampezzo

Una passione, quella per lo sport, che Rossi ha coltivato in ogni modo possibile – da tifosa, appassionata, volontaria, cronista sportiva – prima di approdare dall’altra parte, dove l’azione avviene. A tenerla lontano dal campo gara fino ai vent’anni è stata la sua diagnosi. Osteogenesi imperfetta, conosciuta anche come ‘sindrome delle ossa di cristallo’. Nel 2013, con l’approdo a Milano per l’inizio dell’università (scienze e tecnologie della comunicazione in Iulm) è arrivata la scoperta dei powerchair sport. «Attraverso un altro ragazzo che ha la mia stessa patologia, e amici in comune, mi sono avvicinata al powerchair hockey e si è accesa una lampadina bellissima». 

Oggi, essere un’atleta con disabilità è più facile rispetto a qualche anno fa. «Dai Giochi di Londra 2012 sicuramente è stato fatto un percorso importante nel mondo paralimpico, che è diventato più conosciuto. La società riconosce lo sport paralimpico come tale e anche le persone con disabilità sanno di poter avere una possibilità» chiarisce Rossi.

Le difficoltà nell’avvicinarsi allo sport paralimpico coinvolgono diversi aspetti tecnici, medici e spesso anche economici. Tra i principali: consigli fisioterapici, diffusione di società sportive, accesso agli ausili sportivi, preparazione tecnico-professionale degli allenatori, distanza dagli impianti sportivi attrezzati. 

RIPENSARE LA NARRAZIONE. «COMUNICAZIONE NON SIA PIETISTICA»

«La comunicazione dello sport paralimpico non deve essere pietistica. Deve essere realista. Non serve porre l’accento sul limite» ammonisce Rossi. Troppo spesso si legge di atleti descritti come supereroi o persone speciali. Questa terminologia – apparentemente celebrativa – è in realtà una forma sottile di esclusione e discriminazione: l’eroe è eccezionale, quindi distante dalla normalità quotidiana. Se un atleta vince, lo fa invece per l’allenamento, i sacrifici e il talento, non perché “nonostante la disabilità” abbia compiuto un miracolo. «Non sono eroi, non sono speciali. Semplicemente coltivano una passione, fanno sacrifici e, a volte, trionfano, con le loro caratteristiche».

Anna Rossi in campo durante una partita di powerchair hockey con la sua squadra
Anna Rossi in campo durante una partita di powerchair hockey con la sua squadra

Una sfida alla quale sono chiamati a rispondere i mezzi di comunicazione: per spostare la narrazione e riportarla sulla persona, abbattendo le barriere culturali e sociali, si può e si deve partire dalle parole. «Bisogna pensare quando si vuole parlare. Possibilmente evitando i grandi slogan abilisti come ‘Siamo tutti uguali’ o ‘Siamo tutti un po’ disabili’ perché non sono reali. La persona con disabilità ha un bisogno specifico che va valorizzato». 

Di fronte alla sfida delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, la comunicazione e l’informazione sono così chiamate a superare la retorica dell’eroismo per approdare a un racconto realista della disabilità. La sfida non riguarda solo i tempi cronometrici o le medaglie, ma la capacità del sistema mediatico di illuminare e illustrare correttamente la realtà. Via pietismo e compassione, dunque, per lasciare spazio a un racconto che premia la conquista della medaglia, il coraggio e lo slancio di provare. «Vediamo di continuo immagini di adolescenti e adulti che imitano gesti offensivi. Se imiti quello perchè non dovresti imitare il buono?». 

INCLUSIONE: UNA SFIDA CULTURALE DA VINCERE INSIEME

Nel 2009 è arrivata la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Un cambio di paradigma che porta l’attenzione sul valore aggiunto che la diversità può portare nei diversi contesti sociali, scolastici e lavorativi. Il 15% della popolazione mondiale ha una disabilità. Non si parla di una nicchia, ma di una fetta consistente di umanità che chiede di essere raccontata per ciò che è. 

Atleti impegnati nelle competizioni paralimpiche
Atleti impegnati nelle competizioni paralimpiche

Se, come diceva Michelangelo, il lavoro dell’artista è togliere per far emergere la statua dal marmo, cronisti e comunicatori di oggi devono togliere le coloriture retoriche che inquinano il racconto della disabilità. Milano-Cortina 2026, con l’inclusione tra i suoi valori fondanti, rappresenta il laboratorio perfetto per testare questa nuova consapevolezza. «L’inclusione è una sfida culturale che richiede volontà, bisogna sporcarsi le mani» incalza Rossi. «Proviamo a mettere in campo dei buoni esempi e dei buoni modi di fare, prima o poi la gente inizierà a copiare anche quelli. Pensiamo a quale risultato potremmo ottenere se raccontassimo di più e meglio anche il buono della società».

Martina Carioni

Classe 2000, nata nella campagna cremasca, dopo un percorso di studi tra comunicazione e marketing, inciampo nel giornalismo. Attenzione verso il territorio e la sua componente sociale sono temi che accompagnano il mio interesse professionale. Scrivo di politica interna, con propensione verso il giornalismo investigativo.

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