Povere Creature!, di Yorgos Lanthimos. La selettivà secondo Bella Baxter

Non ha fretta di scendere dalla vetta del botteghino, la meravigliosa e tutt’altro che povera creatura di Yorgos Lanthimos, Povere Creature!, uscito nelle sale il 25 Gennaio 2024.

Leone d’Oro a Cannes, il film già candidato agli Oscar (undici nomination in totale, quella a miglior film compresa), oggi vanta un incasso di quasi sette milioni di euro e oltre novecentomila presenze in sala.
Un risultato da record, considerata la natura di Povere Creature!: quella di film d’autore. Non si tratta di sfiducia nei confronti del pubblico cosiddetto “mainstream” italiano.
È un dato di fatto che un simile successo popolare per un film – sontuoso, visivamente e concettualmente complesso, strano – che si allontana dai tradizionali stilemi del cinema per le grandi masse, in Italia non si vedeva da un po’.

Irriverente storia di formazione, audace dramma in costume, avventura selvaggiamente sensuale (e sessuale: «bentornato, sesso!», ha titolato qualcuno), narrazione provocatoria, femminista…

Di Povere Creature! si è già scritto e parlato moltissimo, ovunque, fino se non alla nausea almeno alla sazietà.
Ed è proprio soffermandosi su questo senso di appetito che si può guardare alla storia, partendo, ovviamente, da quello della sua protagonista: Bella Baxter.

UNA FRANKESTEIN VITTORIANA

Il film, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Alasdair Gray, si apre con una morte. O una rinascita, il confine è labile. Bella Baxter (Emma Stone) è una giovane trentenne incinta quando decide di porre fine alla sua vita gettandosi nel Tamigi.
É a questo punto che si fa spazio il primo, e più riconoscibile, debito intellettuale della pellicola. A ridare la vita a Bella è uno scienziato pazzo, Godwin Baxter (Willem Defoe), che trapianta nella testa della donna il cervello del neonato che lei portava in grembo. Come nell’antenata creatura di Frankestein, la protagonista della storia è stata creata in laboratorio.

Bella Baxter ingurgita, si rimpinza con tutto quello che trova.
E se all’inizio il mondo non glielo offre – o non può offrirglielo – è perché Bella semplicemente non ha accesso al buffet: vive rinchiusa in un surreale edificio vittoriano, tenuta dal possessivo God (è così che lei lo chiama) ben lontana dal mondo, dalla vita.
Lei, però, se lo andrà presto a prendere da sola. A far evadere Bella dalla sua dorata prigione è un avvocato libertino (uno spassosamente insolito Mark Ruffalo), con il quale la giovane donna parte per un’avventura in giro per il mondo (Lisbona, Atene, Alessandria d’Egitto), alla scoperta della vita ma, soprattutto, di se stessa.

LA SELETTIVITÀ SECONDO BELLA BAXTER

È una grande abbuffata senza limiti e contri ogni convenzione sociale, quella di Bella Baxter.
È in questo modo che il personaggio di Lanthimos regala al pubblico un insegnamento, o forse un invito: quello alla selettività.
Sembra una contraddizione, è vero. Considerato che per selezione s’intende la scelta degli elementi migliori, in base a caratteristiche oggettive di qualità e rispondenza. Si pensa a una persona selettiva come a qualcuno di gusti difficili, esigenti. Quindi, davanti a questa donna-bambina che manda giù di tutto e in fretta – i nuovi vocaboli, le esperienze sessuali, la filosofia, i pastel de nata tutto si potrebbe pensare, almeno inizialmente,
tranne di trovarsi davanti a qualcuno che fa della selettività il suo modus vivendi.

Ma tutte le volte che Bella vive un’esperienza – intellettuale, sociale, fisica – muore e rinasce. E con lei muoiono e rinascono vecchie convinzioni e consapevolezze, di se stessa e degli altri. Di contro, nascono, finalmente, i suoi gusti. Bella capisce cosa è meglio per lei, ma soprattutto cosa e chi non le piace. A cominciare dall’uomo insieme al quale è scappata e che si rivela nient’altro che un triste dongiovanni, privo di spessore, noioso, ignorante e insopportabilmente maschilista. Da «splendida ritardata» (così viene inizialmente chiamata), Bella Baxter diventa la versione più intelligente, consapevole e probabilmente snob di se stessa.

«Sono una festa di cambiamenti», esclama a un certo punto l’eroina di Lanthimos.

Quell’iniziale abbuffarsi senza criterio, limiti e inibizioni serve proprio a questo: a regalare a se stessa la possibilità di selezionare il meglio. A conoscere, senza repressioni, freni e paure, tutto il mondo possibile. Prima di costruire, finalmente, il suo.

Serena Del Fiore

Milano, figlia dei 90s e di tanta letteratura. Scrivo (e parlo) di arte, cultura e spettacolo. Quando sono sull'orlo di un esaurimento nervoso penso sempre al posto mio cosa farebbe Woody Allen. Mi pento tutte le volte. Laureata in Comunicazione, Media e Pubblicità con Gianni Canova, nel 2019 sono stata compagna di palco di Beppe Severgnini nello spettacolo teatrale "Diario sentimentale di un giornalista", unendo due grandi passioni: viaggiare e raccontare storie. Ho vissuto a Parigi e New York.

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