Scoperto un ramo del Nilo che aiutò la costruzione delle piramidi

Le tre famose piramidi di Giza. Un tempo, al posto dei palazzi sulla destra, avremmo visto l'Ahramat Branch del Nilo.

Le piramidi egizie sono sempre state considerate edifici misteriosi. Le loro proporzioni gigantesche, insieme all’antichità che le contraddistingue, hanno nei millenni alimentato teorie bizzarre su chi e come le avesse costruite. Su tutti gli interrogativi, uno l’ha sempre fatta da padrone: come potevano uomini vissuti 4.000/4.500 anni fa trasportare centinaia di blocchi di pietra pesanti anche più di due tonnellate? Uno studio pubblicato sulla rivista Communications: Earth & Environment il 16 maggio potrebbe aver trovato la soluzione. Secondo gli scienziati, gli antichi egizi avrebbero sfruttato un ramo del Nilo, oggi scomparso, che tocca tutti i siti delle principali piramidi.

Fiumi che si spostano

Il Nilo, il più lungo corso d’acqua al mondo, si è spostato nel corso dei millenni. Non è un segreto né un’informazione rivoluzionaria: tutti i fiumi si muovono. La corrente trasporta con sé sedimenti, che si accumulano in certi punti e costringono il letto a migrare in varie direzioni. Se poi prendiamo in esame il Nilo, da sempre soggetto a massicci fenomeni di esondazione, questa mobilità è ancor più accentuata.

Le rive del Nilo sono ancora oggi in gran parte mobili, costituite da aree fangose molto fertili. Anche se le piene ormai non avvengono più, a causa della costruzione della Grande Diga di Assuan, il corso del fiume subisce ancora minime variazioni.
Le rive del Nilo sono ancora oggi in gran parte mobili, costituite da aree fangose molto fertili. Anche se le piene ormai non avvengono più, a causa della costruzione della Grande Diga di Assuan, il corso del fiume subisce ancora minime variazioni.

Va da sé che l’attuale corso del fiume non sia lo stesso che conobbero gli antichi egizi. Anche se la valle e la piana alluvionale è rimasta pressoché la stessa, i modi in cui il Nilo l’attraversa sono cambiati anche nell’epoca antica. E dunque è possibile che il grande fiume, in certi periodi, abbia avuto rami collaterali anche di grandi dimensioni, che il tempo ha poi prosciugato e ricoperto di sabbia.

Ahramat

La ricerca del team guidato dal professor Eman Ghoneim, docente di scienze della terra e degli oceani all’Università della North Carolina, ha portato alla luce un ramo estinto del Nilo. Lo hanno chiamato “Ahramat Branch”, utilizzando il termine arabo che significa “piramide”. Il corso d’acqua, oggi nascosto da terra e sabbia, è stato individuato grazie al radar ad apertura sintetica del satellite Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea.

La mappa dell'Ahramat Branch (in azzurro), con evidenziati in rosso, bianco, giallo e verde i principali siti di costruzione delle piramidi.
La mappa dell’Ahramat Branch (in azzurro), con evidenziati in rosso, bianco, giallo e verde i principali siti di costruzione delle piramidi.

Si tratta di un corso d’acqua lungo 64 chilometri, largo tra i 200 e i 700 metri (quanto il Nilo principale odierno) e collocato a ovest del fiume moderno, a una distanza variabile tra i 2,5 e i 10,3 chilometri. In antichità doveva essere profondo fino a 8 metri in condizioni normali, destinati ad aumentare con le piene stagionali. Oggi l’Ahramat Branch è scomparso, fatta eccezione per un paio di sezioni che l’uomo ha trasformato in canali artificiali, ma sul suo letto ancora scorre l’acqua. I campionamenti eseguiti dagli studiosi hanno non solo rivelato una serie di sedimenti del tutto compatibili con quelli di un grande fiume (con tanto di conchiglie), ma anche delle infiltrazioni a mo’ di falda acquifera.

Il fiume segue le piramidi…

L’esistenza di questo ramo del Nilo permette di rispondere a uno storico interrogativo: come hanno fatto gli egizi a trasferire blocchi di granito estratti dalle cave di Assuan, 800 chilometri più a sud, fino ai siti di costruzione dei monumenti? Che il trasporto fosse avvenuto via nave era un’ipotesi accettata, ma restavano i dubbi sull’ultimo tratto del viaggio: quello dal fiume ai cantieri, un percorso terrestre lungo anche dieci chilometri.

La piana di Giza vista con l'occhio del satellite Sentinel-1 dell'ESA. In rosso sono evidenziati i "templi di valle", tutti allineati al vecchio corso del fiume.
La piana di Giza vista con l’occhio del satellite Sentinel-1 dell’ESA. In rosso sono evidenziati i “templi di valle”, tutti allineati al vecchio corso del fiume.

Lo studio evidenzia come la disposizione di 31 piramidi, che spaziano dalla prima (quella del faraone Djoser, costruita attorno al 2660 a.C.) alle ultime della Tredicesima Dinastia (circa 1760 a.C.) assuma un maggior senso alla luce dell’Ahramat Branch. I siti sono tutti allineati al vecchio fiume e le aree di concentrazione (Giza, Dashur, Saqqara e Abusir) corrispondono a insenature laterali, delle sorta di piccoli “fiordi”, del ramo scomparso. A ulteriore riprova, lo studio sottolinea come i sei templi di valle che ci sono giunti (edifici di culto, collegati alle piramidi da una via sacra, che fungevano da accesso al sito funerario direttamente dal fiume) siano perfettamente allineati all’Ahramat Branch e alle sue rive.

…e le piramidi il fiume

Ma non è solo il corso d’acqua a seguire il profilo delle grandi tombe. Vale anche l’opposto. Seguendo il profilo delle piramidi, infatti, il professor Eman Ghoneim è stato in grado di ricostruire l’andamento delle piene e della corrente dell’Ahramat Branch nel corso dei secoli. Ad esempio, i monumenti di Terza e Quarta Dinastia (tra cui la piramide a gradoni di Saqqara e le tre celeberrime strutture di Giza) sono i più distanti dall’area fertile e dal corso principale del Nilo. Nella Quinta le tombe si avvicinano alla valle, segno che il fiume era più secco, per poi tornare ad allontanarsi verso il deserto nella Sesta.

Il sito di Dashur è indicativo di come l'Ahramat Branch abbia perso vigore nei secoli. In rosso le due piramidi del faraone Snefru, risalenti alla Quarta Dinastia (circa 2600 a.C.), in blu quelle dei faraoni della Dodicesima Dinastia Amenemhat II (circa 1890 a.C.) e Amenemhat III (circa 1800 a.C.). Si nota come i monumenti più tardi siano ormai a ridosso del fiume scomparso, mentre quelli antichi seguivano il "fiordo" verso il deserto.
Il sito di Dashur è indicativo di come l’Ahramat Branch abbia perso vigore nei secoli. In rosso le due piramidi del faraone Snefru, risalenti alla Quarta Dinastia (circa 2600 a.C.), in blu quelle dei faraoni della Dodicesima Dinastia Amenemhat II (circa 1890 a.C.) e Amenemhat III (circa 1800 a.C.). Si nota come i monumenti più tardi siano ormai a ridosso del fiume scomparso, mentre quelli antichi seguivano il “fiordo” verso il deserto.

Con l’Ottava Dinastia le piramidi iniziano a costeggiare la zona fertile, segno che il ramo laterale del Nilo era troppo debole per sostenere distanze di trasporto maggiori. È un dato importante: a quell’epoca corrisponde il primo grande collasso della società egizia, con l’inizio del Primo Periodo Intermedio. Stando ai dati raccolti appare plausibile che il crollo sia stato effetto di un prolungato periodo di magra del Nilo. L’Ahramat Branch non si riprese più, vivendo di alti e bassi per i successivi secoli, fino a spegnersi del tutto tra il Secondo Periodo Intermedio e il Nuovo Regno (circa 1650 a.C.). Non è un caso che, da quel momento in poi, le piramidi non furono più costruite.

Umberto Cascone

Nasco a Savona in un rovente mattino di agosto del 2000. Sin da bambino mi interesso di tematiche militari, passione che porto avanti ancora adesso. Negli anni nuovi argomenti iniziano a affollarmi la mente: dalla politica estera a quella interna, passando per una dose abbondante di storia. L'università mi regala l'amore per la radio, che mi spinge a entrare in RadioIULM e a prendere le redini prima del reparto podcast (marzo 2022-ottobre 2023) e poi dell'intera emittente (settembre 2022-gennaio 2023). Ho tanta voglia di fare, di raccontare il nostro tempo, fatto anche di argomenti spesso trascurati, eppure importantissimi. Ci riuscirò? Sarebbe bello dire, alla Manzoni, che lo giudicheranno i posteri. Ma l'unica risposta sincera è: lo spero.

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