Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio Rapporti Istituzionali LAV, negli ultimi anni le adozioni di cani in Lombardia sono calate del 26%. E, di tutta la popolazione canina ospitata nelle strutture, nel nord Italia solo il 53% delle adozioni va a buon fine. Un dato che restituisce i contorni di una situazione di stallo e mette in evidenza un fenomeno diffuso: la restituzione degli animali da parte delle famiglie adottanti.
IL SOVRAFFOLAMENTO
Oltre a essere scombussolante per l’animale, ciò rappresenta un problema per i rifugi privati. Queste strutture, infatti, dispongono spesso di spazi e risorse limitate. Secondo le stime dell’indagine, ogni cane costa in media 3,5 euro al giorno e in Italia ci sono quasi 70 mila cani, di cui il 60% ospitato in strutture private. Questo porta tali strutture a essere sempre più limitate nello svolgere la funzione per cui sono nate: collaborare con quelle pubbliche per garantire accoglienza ai cani rimasti senza un padrone.
E se i rifugi privati faticano ad accogliere nuovi animali, quelli pubblici si trovano spesso in condizioni ancora più critiche. Questo è esattamente quanto è accaduto al Parco Rifugio per cani e gatti di Milano. Nato nel 2008, con una superficie di 35.565 mq e una capienza massima di 200 animali, dopo 18 anni di attività non riesce più a sostenere la crescita costante del numero di cani che necessitano di assistenza. Tra casi di abbandono e stasi delle adozioni, i rifugi, che dovrebbero essere luoghi di transito, diventano sempre più spesso strutture di lungodegenza.

Nel frattempo, il numero degli animali bisognosi continua ad aumentare e la capienza massima viene rapidamente superata. L’amministrazione comunale è intervenuta attivando, fino al 2028, una collaborazione con il canile di Vignate, presso il quale opera l’Associazione Animare ODV della sezione di Milano. Il Comune sosterrà una spesa di 5 euro al giorno per ogni cane trasferito, nell’attesa che il rifugio di Milano venga ampliato o che le problematiche legate alla permanenza prolungata dei cani nelle strutture trovino soluzione.
LE STRUTTURE
Il Comune non ha reclutato solo il Canile di Vignate, privato e convenzionato, per gestire questa emergenza: anche l’Associazione Canili Milano Onlus, che dal 2007 accudisce cani e gatti in cerca di casa tramite i volontari, ha ricevuto la richiesta di accogliere alcuni animali. Tuttavia, la presidente dell’associazione, Roberta Oteri, ha assunto una posizione chiara: Abbiamo scelto di tenere pochi cani, privilegiando la qualità, nonostante il Comune avrebbe pagato i costi per ciascun affidamento».
Le strutture private operano infatti sul territorio accanto a quelle pubbliche e, come in questi casi, collaborano spesso tra loro. Tuttavia, si tratta di realtà molto diverse non solo per missione, ma anche per funzionamento e modalità di finanziamento, ed è importante comprenderne le differenze. I termini “rifugio” e “canile” spesso vengono confusi. Nel linguaggio comune si tende a indicare con il primo le strutture private, gestite ad esempio da volontari, e con il secondo quelle pubbliche, ma non è proprio così.
I “canili sanitari” sono strutture pubbliche che, per legge, devono prevedere, oltre al rifugio, dove gli animali attendono l’adozione, anche un’area sanitaria di prima assistenza. I cani accolti in queste strutture sono randagi o sequestrati e vengono sottoposti a controlli per il riconoscimento e le cure iniziali: in presenza di microchip si individua il proprietario e l’animale viene restituito; diversamente, se non è presente un proprietario, avviene il trasferimento nei “canili rifugi”, come quello di via Aquila a Milano.

I rifugi, quindi, possono essere anche pubblici e indicano più in generale strutture che accolgono cani in cerca di casa. Oltre all’aspetto sanitario, esistono molte altre differenze, tra cui quella dei finanziamenti. I canili pubblici ricevono fondi comunali, mentre quelli privati si autofinanziano tramite donazioni, sostegno della comunità e attività di raccolta fondi. Può accadere che le due realtà collaborino. Quando una struttura privata intende partecipare a un appalto pubblico, deve spesso adeguarsi alle stesse procedure richieste ai canili pubblici, inclusa la presenza di una componente sanitaria.
LE ADOZIONI
Comprendere queste differenze, spesso poco chiare a chi non è del settore, è fondamentale per interpretare le dinamiche che queste strutture affrontano, soprattutto in termini di adozione. Uno dei fattori chiave che distingue queste associazioni è infatti la provenienza degli animali. Per chiarirlo, interviene l’associazione Squadra 4 Zampe. ETS nata nel 2011 a Vairano e che collabora con realtà pubbliche e private per supportare gli animali in difficoltà e promuovere adozioni consapevoli.
«I canili municipali sono obbligati a intervenire ogni volta che ci sono sequestri o situazioni problematiche, ad esempio con cani appartenenti a persone pregiudicate. Questo porta ovviamente le strutture come quella di via Aquila, a dover accogliere ogni tipo di animale rendendo più difficile l’adozione», spiega Andrea Lo Verde, uno dei gestori. Diversa è la dinamica dei canili privati.
La presidente dell’Associazione Canili Milano sottolinea infatti: «i cani che accogliamo arrivano generalmente tramite cessione di proprietà. Oggi si usa questa espressione per alleggerirsi la coscienza, ma si tratta comunque di abbandoni. Sono animali provenienti da famiglie che, per vari motivi, non li vogliono più. Vengono date spesso giustificazioni, ma la realtà dei fatti è che non si è riflettuto abbastanza. Adottare un cane è una scelta importante e impegnativa».

Questa differenza è cruciale per comprendere il tema del sovraffollamento, che non può essere generalizzato a tutte le strutture del territorio. «Le strutture ci sono e, soprattutto a Milano, il sistema funziona bene. E’ una città a misura di animale, con numerosi spazi ben gestiti», sottolinea Andrea Lo Verde. Tuttavia, nel sistema pubblico il sovraffollamento è quasi fisiologico, dato l’obbligo di intervenire in ogni situazione di difficoltà. Ciò fa sì che manchi una “selezione” iniziale e ciò rende più complesso il processo di adozione.
CRITICITA’
Come ci ha spiegato Chiara Spallino, giornalista per GreenPlanner Magazine, sebbene anche nel pubblico sia possibile adottare: «ciò avviene con maggiore frequenza nei rifugi privati. Nel pubblico, infatti, la possibilità di adottare esiste. Ma lo scopo principale è quello di provare a restituire i cani ai proprietari e valutarne le condizioni». Un iter lungo, che spesso fa sì che «purtroppo, quelli che rimangono nei rifugi pubblici abbiano maggiori probabilità di restare “parcheggiati” lì», ci ha raccontato con amarezza.
Come si è visto, tuttavia, nonostante il numero maggiore di adozioni, anche nelle strutture private persistono criticità legate alle adozioni stesse, che incidono sulla capienza. Promuovere un’adozione realmente consapevole resta una sfida anche per queste realtà. «Uno dei principali problemi è che le persone adottano senza riflettere abbastanza e senza rendersi conto che si tratta di una scelta definitiva. Proprio come quella di avere un figlio», afferma Roberta Oteri. «Spesso, quando spiego che non possiamo accogliere un cane perché non abbiamo più spazio né risorse, le persone si arrabbiano. La risposta che riceviamo è: “allora è inevitabile che vengano abbandonati”. Ma abbandonare un cane è un reato, non una conseguenza inevitabile».

Non è raro infatti che animali, accolti inizialmente con entusiasmo, vengano poi restituiti anche per difficoltà minime. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a Emg Different: tra il 2020 e il 2021, oltre 117 mila proprietari hanno restituito l’animale al canile o lo hanno affidato a un’altra famiglia. E il 63% di questi casi è motivato dalla complessità della gestione. Questi spiacevoli episodi rendono inevitabilmente più lunghi e rigorosi i processi di adozione, nel tentativo di evitare scelte affrettate e fallimentari. Allo stesso tempo però, questa dinamica rallenta ulteriormente il lavoro delle strutture che, grazie anche all’impegno dei volontari, cercano di garantire una vita migliore agli animali in difficoltà.