Pogacar incoronato re in giallo a Parigi: il quinto Tour de France e un dominio incontrastato

Tadej Pogacar vince il Tour de France 2026 (Photo by ASO / Thomas Maheux)

Un finale a cinque stelle sugli Champs Élysées. Il Tour de France numero 113 finisce agli archivi con la quinta sinfonia gialla di Tadej Pogacar, uomo simbolo anche dell’ultima e spettacolare tappa di 89 km che ha visto i corridori passare tre volte per Montmartre. Una tappa vinta da un altro fuoriclasse del ciclismo del ventunesimo secolo, Mathieu Van der Poel, che con un’azione proprio sull’ultimo strappo in pavé, a 10 km dall’arrivo, ha staccato tutti.

Tutti tranne lo sloveno, insaziabile e instancabile almeno fino agli ultimi 500 metri, quando ha mollato la ruota dell’olandese. Il 31enne della Alpecin – Premier Tech ha invece rilanciato e ha chiuso con mezza bici avanti rispetto al gruppo. Un gruppo guidato da Jasper Philipsen, festante sulla linea del traguardo per la vittoria del compagno di squadra.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tour de France™ (@letourdefrance)

Un finale emozionante che ha reso degno omaggio ad una entusiasmante edizione della Grand Boucle dalla prima all’ultima tappa, da Barcellona con la vittoria della Visma-Lease a Bike nella cronosquadre a Parigi con il successo di Van der Poel. Un dominatore incontrastato in maglia gialla e tanti co-protagonisti, a partire dalla maglia a pois e dalla maglia verde di Richard Carapaz e Mads Pedersen.

Pogacar nella leggenda: il suo quinto Tour de France ha un sapore diverso

Il numero cinque è quanto mai caro a Tadej Pogacar. Cinque come le tappe vinte in questo Tour (meglio del 2025 con 4, peggio del 2024 con 6). Cinque come i giorni in cui non ha indossato la maglia gialla sui 21 giorni di gara complessivi. Cinque come i Tour de France vinti in carriera e come i ciclisti che detengono questo record: Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Miguel Indurain e…Tadej Pogacar. 

Il successo del 2020 fu quello della rimonta. Quello del 2021 della conferma. Quello del 2024 del riscatto. Quello del 2025 del controllo. Quello del 2026 è stato semplicemente il Tour della manifesta superiorità e dell’altruismo. Lo sloveno ha corso per la maglia gialla e anche per la maglia bianca di Isaac Del Toro. Il compagno, e designato erede dentro l’UAE Team Emirates XRG, ha chiuso al terzo posto della generale.

Il nuovo ruolo… da leader gregario

Mai si era visto nella storia del ciclismo un leader talmente superiore alla concorrenza da lavorare per un altro compagno da vero e proprio gregario. Lo ha fatto regalandogli la seconda tappa a Barcellona. Lo ha fatto tirando invano alla quindicesima tappa di Plateau de Solaison per la vittoria poi andata ad Evenepoel. Lo ha fatto scortando il messicano alla ventesima, nel secondo giorno all’Alpe d’Huez. Lì ha guidato il gruppo prima sul Col du Galibier per staccare Paul Seixas, avversario per la maglia bianca e per il podio. Poi è stato con Del Toro fino al traguardo, nonostante l’attacco di Evenepoel, secondo in generale a oltre 6 minuti.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tour de France™ (@letourdefrance)

L’impresa che resterà nella memoria è quella della diciannovesima tappa, il primo arrivo all’Alpe d’Huez, quando ha staccato il gruppo degli uomini di classifica dopo un solo chilometro dei 13,8 di salita, iniziati con 3 minuti e 20 secondi di ritardo dalla fuga. Davanti a oltre 70mila persone che hanno accompagnato i corridori sull’iconica salita, ha recuperato i fuggitivi e li ha staccati a 800 metri dall’arrivo, trionfando in solitaria e disintegrando il record di ascesa di 36’50” che apparteneva ancora a Marco Pantani (1995) con un tempo di 35’27”.

Il Tour degli “umani”: la crescita di Evenepoel e il quarto posto di Seixas, ma anche i ritiri di Vingegaard e Lipowitz

È mancato un avversario reale al marziano sloveno, è vero. Ma la domanda che sorge è un’altra: può davvero essercene uno in una corsa di tre settimane? Jonas Vingegaard doveva esserlo dopo la vittoria del Giro d’Italia, ma si è ritirato dopo la caduta in discesa della 15ª tappa, poco prima dell’ascesa di Plateau de Solaison. Sarebbe cambiato qualcosa? Difficile immaginarlo, dato che il danese si trovava già a 4’30” di ritardo in seconda posizione.

È cambiato qualcosa per Remco Evenepoel che da quel momento è parso più solido e proprio in quella salita ha conquistato la prima grande vittoria in un grande giro. Con due successi, il secondo nella cronometro dove è caduto il compagno e rivale Florian Lipowitz (poi ritiratosi), e il secondo posto nella generale, il belga può dirsi ampiamente soddisfatto della sua Grand Boucle.

Remco Evenepoel e Tadej Pogacar al Tour de France 2026
Remco Evenepoel e Tadej Pogacar al Tour de France 2026

Così come può esserlo Paul Seixas, la stellina 19enne francese, arrivata al Tour con mille pressioni. Il quarto posto lascia un po’ l’amaro in bocca, ma resta un primo grande traguardo e una conferma del suo enorme potenziale.

Menzioni d’onore

E gli altri? Tim Merlier si è confermato con tre vittorie di tappa (dopo Pogacar c’è lui) il miglior velocista al mondo oggi. Il già citato Mads Pedersen ha vinto la maglia verde con dei numeri eccezionali soprattutto negli ultimi giorni di salita, dove si è inserito nelle fughe per andare a prendersi i punti necessari nei traguardi volanti.

E poi c’è l’infinito Richard Carapaz, vincitore della maglia a pois dedicata al miglior scalatore e premiato anche con il riconoscimento di combattivo del Tour. Il 33enne ecuadoriano della EF Education-EasyPost ha contribuito a rendere spettacolari le fughe con i suoi attacchi in salita. Ha chiuso con due vittorie di tappa e l’ottavo posto nella generale.

Pogacar a caccia della tripla corona

Terminato il Tour de France, il prossimo grande appuntamento sarà la Vuelta a Espana, prevista dal 22 agosto al 13 settembre, dal Principato di Monaco a Granada. Dopo Vingegaard e Pogacar, chi sarà il terzo re della stagione in maglia rossa? Proprio lo sloveno si vocifera possa partecipare per riuscire a conquistare la tripla corona, come fatto dal grande rivale danese con la maglia rosa del Giro d’Italia.

Tadej Pogacar alla Vuelta 2019
Tadej Pogacar alla Vuelta 2019

La Vuelta è stato il primo grande giro a cui partecipò nel 2019, chiuso al terzo posto. Da quel momento non l’ha più corsa e nel palmares è un vuoto che vuole colmare. La sua presenza chiuderebbe, a meno di eventi impronosticabili, ogni tipo di ragionamento sulla classifica finale, diventando il grande favorito.

Malinconia ros(s)a

Il campo di partecipazione è al momento di livello decisamente inferiore a quello del Tour. Così era successo anche al Giro d’Italia. Felix Gall (secondo al Giro), Primoz Roglic e Mattias Skjelmose (sesto al Tour con quasi 15 minuti di distacco) sembrano essere i principali contendenti al podio, oltre al compagno dello sloveno Joao Almeida, di rientro dall’infortunio.

La domanda, allora, va oltre Pogacar e riguarda il ciclismo stesso. Da tempo si discute dell’ipotesi di invertire Giro e Vuelta nel calendario. Ma basterebbe davvero cambiare le date? Difficile crederlo. Perché il Tour de France è diventato ciò che Pogacar è oggi per il resto del gruppo, ovvero il punto di riferimento assoluto. È lì che convergono i migliori ciclisti, gli sponsor più importanti, gli investimenti, l’attenzione dei media e il prestigio che nessun’altra corsa riesce a garantire.

Come lo sloveno sembra correre in un’altra categoria rispetto ai suoi rivali, così la Grande Boucle appare ormai appartenere a un’altra dimensione rispetto a Giro e Vuelta. E forse è proprio questa la sfida più grande che il ciclismo dovrà affrontare nei prossimi anni: non trovare l’uomo capace di battere Pogacar, ma restituire ai tre Grandi Giri un equilibrio che oggi, dentro e fuori dalla strada, sembra essersi progressivamente incrinato.

No Comments Yet

Leave a Reply