Johannes Klaebo, Erling Haaland… Torstein Træen. Il 2026 dello sport norvegese si tinge di giallo. Il 30enne di Hønefoss, cittadina del sud-est, ha conquistato la maglia gialla del Tour de France nella quarta tappa e ha replicato quanto fatto lo scorso anno alla Vuelta, quando vestì la maglia rossa da leader per quattro tappe.
Per la Norvegia è solo l’ultimo grande risultato dell’anno solare in ambito sportivo. Una nazione che sta diventando con il passare del tempo un modello da seguire, con una diversificazione del talento crescente in svariate discipline. Per questo non dovrebbe sorprendere nemmeno l’exploit al Mondiale di calcio, con la Nazionale di Solbakken ai quarti di finale.
Il modello della Norvegia nello sport
Alla base della crescita del movimento c’è un documento del 1987, il “Bestemmelser om barneidrett”, ovvero la Carta dei diritti dei bambini nello sport che promuove la “Joy of Sport for All”, il divertimento del bambino, la partecipazione, lo sviluppo motorio generale e la socializzazione.
Si tratta di una dichiarazione che delinea alcune regole da seguire, a prescindere dallo sport. Ad esempio non è possibile pubblicare classifiche online o registrare ufficialmente dei punteggi prima dei 13 anni, i premi devono essere assegnati a chiunque e i servizi devono essere gratuiti, con i costi a carico dello Stato.
La storia di Torstein Træen
Il classe ‘95 della Uno-X Mobility, squadra peraltro norvegese, ha una storia particolare alle spalle. Nel maggio 2022 un controllo antidoping evidenziò valori anomali che portarono alla scoperta di un tumore ai testicoli. Un problema che necessitò di un intervento chirurgico, perciò di uno stop dall’attività.
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Si trattò di una diagnosi precoce che gli permise di evitare la chemioterapia e tornare in bicicletta già nell’agosto 2022. Nel 2024 passò alla Bahrain Victorious dopo 9 anni alla Uno-X e alla fine del 2025 ha deciso di tornare proprio nella squadra che lo ha visto crescere nel professionismo.
I fuoriclasse della Norvegia
Come detto, lo sport norvegese in generale rappresenta ormai un’eccellenza. La Nazionale al Mondiale di calcio è solo l’ultimo esempio, trascinata dal suo bomber Erling Haaland. Sempre nel calcio, il Bodo/Glimt ha stupito il mondo con le vittorie contro Manchester City e Atletico Madrid, ma soprattutto quella nel doppio scontro playoff di Champions League contro l’Inter.

Ad inizio anno, invece, alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina si è assistito allo show di Johannes Klæbo. Sei medaglie d’oro in sei gare disputate nello sci di fondo, il maggior numero di titoli mai vinti in una singola edizione della rassegna invernale. All’età di 29 anni e con ancora almeno due Giochi Olimpici a disposizione, il norvegese è il secondo atleta olimpico più decorato di sempre con 11 medaglie d’oro complessive, dietro solo al nuotatore americano Michael Phelps, primo con 23 ori.
Negli altri sport, l’atletica leggera porta con sé altri fuoriclasse e primatisti del mondo come Karsten Warholm nei 400 metri ostacoli e Jakob Ingebrigtsen nel mezzofondo. Nel tennis si segue l’esempio di Casper Ruud, ex numero due al mondo e tre volte finalista slam, con talenti del futuro su cui vengono riposte grandi attese, come Nicolai Budkov Kjaer.
Dal calcio al ciclismo, passando per sci di fondo, atletica e tennis, la Norvegia continua ad allargare i propri confini sportivi. Un Paese di poco più di cinque milioni di abitanti che ha trasformato l’investimento nello sport di base in un vantaggio competitivo e che, nel 2026, sta raccogliendo i frutti di un modello costruito quasi quarant’anni fa.