Da giovedì 2 luglio, le poltrone della Commissione di Vigilanza del servizio pubblico sono vuote. Dopo quasi due anni di stallo, i 16 membri delle opposizioni si sono dimessi. Li hanno seguiti, poche ore dopo, anche i 25 della maggioranza (12 di Fratelli d’Italia, 6 della Lega, 4 di Forza Italia e 3 di Noi Moderati). Per i capigruppo del centrosinistra le dimissioni sono state «un atto politico necessario»; per il centrodestra pure: «Ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra» hanno commentato i commissari della maggioranza.
Una nuova commissione
La scadenza naturale della legislatura è fissata per l’autunno 2027 e Viale Mazzini non può restare per più di un anno senza un organismo di controllo. La Commissione, dunque, dovrà essere ricostruita. Il compito spetta ai presidenti di Camera e Senato che, questa mattina, hanno chiesto ai capigruppo di Montecitorio e Palazzo Madama di indicare i nuovi membri. Il termine è fissato per domani, mercoledì 8 luglio.

Ma il centrosinistra sembra non voler collaborare, le opposizioni «non indicheranno i nuovi componenti così come invece richiesto dai presidenti di Senato e Camera» riferisce l’Ansa. Una linea anticipata nei giorni scorsi dalle dichiarazioni dei leader delle opposizioni: «Ringraziamo i commissari per quello che è un atto di responsabilità e un segnale di non complicità rispetto a questa deriva. TeleMeloni deve tornare a essere la Rai di tutti i cittadini italiani» aveva commentato la segretaria del Pd, Elly Schlein. Qualora non arrivasse nessuna proposta, La Russa e Fontana potrebbero nominare d’ufficio i membri mancanti. Ma anche in questo caso il centrosinistra si opporrebbe: «Se ci dovessero nominare dall’alto, ci dimetteremmo di nuovo» ha dichiarato una fonte parlamentare.
Lo scontro
Il nodo che ha portato alle dimissioni di massa risale a settembre 2024, quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti indica come presidente di Viale Mazzini Simona Agnes, figlia dell’ex direttore generale Rai Biagio Agnes. Per essere ratificata, la nomina del presidente richiede il voto favorevole di due terzi dei componenti della Commissione, una soglia pensata per garantire l’elezione di figura condivisa tra maggioranza e opposizione. I membri in quota centrosinistra, esclusi dalla scelta del nome, non appoggiano la nomina. Il centrodestra, sapendo di non avere i numeri per raggiungere la maggioranza qualificata, sceglie di disertare le sedute per cercare di trovare tra le opposizioni i voti necessari per eleggere Agnes.

Sulle responsabilità dello stallo le due parti si sono scambiate accuse speculari: l’opposizione ha parlato di un blocco voluto a tavolino dal centrodestra per prendere tempo, la maggioranza ha ribaltato l’accusa sostenendo che fosse la sinistra a usare la regola dei due terzi come arma per impedire qualsiasi nomina sgradita. Neppure il richiamo del Quirinale, arrivato in aprile, né le proteste parlamentari (sciopero della fame di un deputato di Italia Viva compreso) erano riusciti a muovere le acque.
La denuncia di Usigrai
Sulla vicenda era intervenuta anche l’Unione Sindacale dei giornalisti Rai (USIGRai): «Le dimissioni in blocco della Presidente e di tutti i parlamentari di opposizione dalla Commissione di Vigilanza Rai certificano con un atto di coraggio istituzionale l’imperdonabile immobilismo in cui versa da anni la Vigilanza Rai, bloccata dalla maggioranza che ha sistematicamente fatto mancare il numero legale. Usigrai denuncia da tempo come lo stallo della Commissione e l’impossibilità di attuare i suoi poteri di garanzia, indirizzo e controllo abbia prodotto gravi conseguenze nell’attuazione dei principi fondanti del Servizio Pubblico radiotelevisivo».
Non era mai successo, ma…
Una situazione simile si era verificata nel 2008. Il senatore Dem Riccardo Villari viene eletto presidente della Vigilanza con i voti della maggioranza (quarto Governo Berlusconi), senza il placet del suo partito (che aveva candidato Leoluca Orlando). Villari, nonostante le contestazioni, non molla la poltrona. Per cacciarlo, il Pd lo espelle dal partito e tutti i componenti della Commissione (tranne tre) si dimettono. Il 4 febbraio 2009 viene eletto nuovo presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli.