Venezuela tra terremoto e crisi politica: cosa succede dopo la scadenza del mandato di Rodríguez

Un Paese in ginocchio due volte: prima per la terra che trema, poi per il potere che vacilla. Mentre il Venezuela conta i morti sotto le macerie di La Guaira e Caracas, a Miraflores si consuma una crisi politica altrettanto profonda: il mandato ad interim di Delcy Rodríguez è scaduto, l’opposizione chiede elezioni e Washington osserva con un occhio alla stabilità della sua “sfera cuscinetto” in Sud America. Due emergenze che si intrecciano e che potrebbero ridisegnare gli equilibri del Paese.

Il sisma

Lo scorso 24 giugno un doppio terremoto di magnitudo 7,2 e 7,5 ha colpito il nord del Venezuela con epicentro tra San Felipe/Yumare e forti scosse avvertite fino a La Guaira e Caracas. I due eventi sismici sono stati i più potenti registrati nel Paese dal 1900, ma la regione non era estranea al rischio sismico: a settembre 2025, scosse tra magnitudo 6,2 e 6,3 aveva già causato vittime e danni strutturali negli stati di Zulia e Lara. Il bilancio, in costante aggiornamento, ha superato le 3 mila vittime accertate e i 16 mila feriti, con lo stato di La Guaira devastato quasi per intero. Migliaia di edifici sono crollati o sono stati dichiarati inagibili e alla distruzione materiale si è aggiunta un’emergenza sanitaria. Inoltre, le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme per la carenza di cibo, acqua potabile e strutture mediche, mentre cresce il rischio di epidemie.

Il mandato scaduto

Ma la tragedia ha distolto l’attenzione da un’altra emergenza che attraversa il Paese: la direzione politica. Con il blitz voluto da Donald Trump lo scorso 3 gennaio si è posta fine alla dittatura di Nicolás Maduro, a cui è succeduta la presidente ad interim Delcy Rodríguez, insediata sulla base di una sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato l’assenza temporanea del capo dello Stato. Un’esponente vicina a Washington, utile allo stesso Trump per costruire quel “giardino di casa” a cui aspira in Sud America, una fascia di Stati alleati per ampliare la propria sfera d’influenza. Il mandato di Rodríguez, però, è scaduto sabato 4 luglio, aprendo un nuovo scenario di incertezza politica in Venezuela, proprio mentre il Paese fatica ancora a contare le proprie vittime.

Case e palazzi distrutti dopo il terremoto del 24 sera giugno 2026 in Venezuela

Secondo la Costituzione venezuelana, l’assenza del presidente eletto può essere coperta dalla vicepresidenza per un massimo di 90 giorni. Prorogabili di altri tre mesi dall’Assemblea Nazionale. Sempre secondo la Carta Magna, in caso di assenza assoluta e permanente del presidente, l’Assemblea deve indire elezioni entro i 30 giorni successivi. L’articolo 233 stabilisce che le cause di assenza assoluta siano «la sua morte, le sue dimissioni o la sua rimozione decretata con sentenza della Corte Suprema di Giustizia, la sua incapacità fisica o mentale permanente certificata da una commissione medica nominata dalla Corte Suprema di Giustizia e con l’approvazione dell’Assemblea Nazionale, l’abbandono della carica dichiarato tale dall’Assemblea Nazionale, nonché la revoca popolare del suo mandato». La cattura di Maduro non rientra formalmente in nessuna di queste fattispecie e il partito al governo esclude comunque la possibilità di un suo ritorno a Miraflores.

L’incostituzionalità

In questi sei mesi Rodríguez ha ricoperto la carica di capo di Stato garantendo, a suo dire, “continuità amministrativa” al Paese. Ma superato il limite costituzionale dei 180 giorni, né il governo né l’Assemblea Nazionale hanno annunciato i prossimi passi, trincerandosi dietro l’urgenza della ricostruzione post terremoto. Le elezioni restano comunque un nodo critico: secondo la Casa Bianca potranno tenersi solo al raggiungimento di condizioni minime di stabilità politica ed economica. E già prima dei terremoti di fine giugno, il governo venezuelano aveva escluso la possibilità di andare al voto a breve termine, valutando piuttosto l’ipotesi di trasformare la presidenza ad interim in un incarico permanente e non elettivo.

Il non ritorno di Machado
La leader dell’opposizione Maria Corina Machado

Di fronte a questa prospettiva, l’opposizione ha sollevato con forza la questione della violazione costituzionale, sostenendo al contrario che sia indispensabile eleggere un nuovo presidente per suffragio universale. Sul tema è intervenuta anche María Corina Machado, leader dell’opposizione e premio Nobel per la Pace 2025, secondo cui indire le elezioni è imprescindibile. Machado, costretta a lasciare il Paese durante la presidenza Maduro, non ha ancora ottenuto il permesso di rientrare. Dopo il terremoto, la leader dell’opposizione aveva chiesto di poter tornare sia per partecipare ai soccorsi sia per contribuire a stabilizzare la situazione politica. Ma sarebbe stata proprio l’amministrazione Trump a impedirle di atterrare a Caracas, nel timore che la sua presenza potesse alimentare proteste contro Rodríguez.

Michela De Marchi Giusto

La cicogna ha sorvolato Buenos Aires e Madrid prima di lasciarmi a Busto Arsizio. Racconto ciò che mi circonda da quando ho imparato a tenere una penna in mano. Mi occupo di esteri perché il mondo è troppo grande per una lingua sola. Scrivo per il quotidiano La Prealpina e ho collaborato con l'agenzia MiaNews

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