Dal Montjuïc a Montmartre, da Barcellona a Parigi: inizia la 113ª edizione del Tour de France ed è probabilmente la più incerta e la più attesa da anni a questa parte. Non perché le ultime abbiano deluso, quanto per un parterre di corridori che comprende 9 dei primi 10 del Ranking UCI 2026 (manca solo Felix Gall, secondo al Giro d’Italia), 11 dei primi 15 (due sono velocisti, l’altro è Van Aert infortunato).
Si parte il 4 luglio, si arriva il 26. Tre settimane in cui si attendono i fuochi d’artificio tra i due grandi rivali che stanno segnando un’epoca del ciclismo, Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, con alle loro spalle tanti outsider pronti per ora a giocarsi il posto di terzo incomodo. Il sogno del giovane Paul Seixas dopo 41 anni dall’ultimo successo francese di Bernard Hinault, ma anche la fame di Remco Evenepoel.
Questo e tanto altro per un Tour che inizia in maniera atipica: una cronometro a squadre di 19,6 km a Barcellona con un regolamento particolare. Conterà il tempo dei singoli atleti: la classifica di giornata verrà infatti stilata in base al tempo fatto registrare dal miglior interprete all’arrivo, con la vittoria assegnata alla formazione. La classifica generale si baserà sul crono individuale di ogni corridore.
Vingegaard sfida Pogacar: come arrivano a Barcellona i padroni degli ultimi sei Tour de France
Fin qui hanno vissuto stagioni diverse Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, detentori delle ultime sei edizioni della Grand Boucle (2020, 2021, 2024 e 2025 il primo, 2022 e 2023 il secondo). Rispetto al passato, entrambi hanno apportato dei cambiamenti alla loro programmazione in vista delle tre settimane francesi.
Lo sloveno ha sì corso le classiche, ma rispetto al 2025 non ha partecipato all’UAE Tour, alla Freccia Vallone e alla Amstel Gold Race. Resta la delusione per il secondo posto alla Parigi-Roubaix, ma anche la gioia per la prima Milano-Sanremo della carriera, conquistata in volata battendo Tom Pidcock. A seguire il consueto ritiro in altura in Sierra Nevada, prima di conquistare due giri che gli mancavano in bacheca, quello di Romandia e quello di Svizzera, entrambi dominati in lungo e in largo.

Il danese ha invece deciso di puntare al Giro d’Italia per la tripla corona (Giro, Tour e Vuelta) e pertanto si è preparato alla Corsa Rosa con la Parigi-Nizza e il Tour di Catalunya, vincendoli entrambi. Ha giganteggiato al Giro, rifilando più di 5 minuti al secondo (Gall) e conquistando 5 tappe.
Non ha voluto strafare e, come da programma, le tre settimane italiane sono state propedeutiche al Tour: «È vero che non ho dovuto spingermi fino al limite. Non sono uscito dal Giro completamente allo stremo delle forze, ma in buone condizioni e ho potuto iniziare abbastanza rapidamente a prepararmi per il Tour de France. Sto davvero bene, sia fisicamente che mentalmente». Lo ha fatto con un ritiro in altura a Tignes, in Francia.
Visualizza questo post su Instagram
Tra i due resta una grande rivalità, ma anche un profondo rispetto per i risultati raccolti nel corso degli ultimi anni. Nei giorni scorsi, al loro arrivo a Barcellona, sono stati fotografati sorridenti per le vie della città spagnola. In stagione finora hanno vinto rispettivamente 13 e 12 gare, nessuno più di loro: i signori di quest’epoca del ciclismo sono alla resa dei conti.
I possibili terzi incomodi
Per chi non si chiama Tadej Pogacar o Jonas Vingegaard l’obiettivo massimo sembra essere il terzo posto. Dal 2021 in avanti i due fuoriclasse del ciclismo moderno hanno sempre occupato i primi due gradini del podio. Nelle ultime due edizioni alle loro spalle sono arrivati prima Remco Evenepoel e poi Florian Lipowitz, entrambi nel team Red Bull-Bora. Da capire chi sarà il vero capitano: Evenepoel può vincere a cronometro ma in salita fa più fatica, mentre Lipowitz è uno scalatore puro.
La Francia sogna con Paul Seixas, diciannovenne della Decathlon che ha stupito tutti negli ultimi due anni. In questa stagione è arrivato secondo dietro a Pogacar alle Strade Bianche e ha conquistato il Giro dei Paesi Baschi, prima di una brutta caduta al Giro del Delfinato.
La corsa che anticipa il Tour è stata vinta da Isaac Del Toro, fidato scudiero di Pogacar. Il messicano farà da ultimo uomo allo sloveno, tentando allo stesso tempo di curare la propria classifica. Chi al contrario ha lasciato la UAE Team Emirates è Juan Ayuso, che si sentiva tarpare le ali dal quattro volte vincitore del Tour. Lo spagnolo ha scelto la Lidl-Trek per puntare al podio, finora raggiunto in un Grande Giro solo alla Vuelta nel 2022.
Gli italiani: Tiberi per la classifica, Ganna sogna la tripletta di crono
Sono dodici gli italiani presenti al Tour. Con ambizioni di classifica dovrebbe esserci solo Antonio Tiberi per la Bahrain Victorious. Se migliorare il quinto posto del Giro 2024 sembra proibitivo, una Top 10 può essere alla portata. A supportarlo il compagno di squadra Damiano Caruso, che a quasi 39 anni si ritirerà al termine della stagione. Il siciliano proverà anche ad inserirsi in qualche fuga nelle tappe montuose.
Chi punta prepotentemente a vincere una tappa è Filippo Ganna. Il cronoman di Verbania ha vinto sette frazioni contro il tempo al Giro e due alla Vuelta. Gli manca solo il Tour: la data segnata in rosso sul calendario è il 21 luglio, giorno della cronometro di 26 km da Èvian-les-Bains a Thonon-les-Bains.
In cerca di vittorie di tappa anche Davide Ballerini, che vuole replicare il successo di Napoli al Giro. Chi invece farà da scudiero è Davide Piganzoli; l’uomo della Visma ha ben figurato nella Corsa Rosa e Vingegaard lo ha voluto al suo fianco anche tra le strade francesi.
Le tappe chiave del Tour de France numero 113
C’è tanta curiosità per la cronometro a squadre di apertura del Tour, ma il primo vero test sarà giovedì 9 luglio. Tappa numero 6, da Pau a Gavarnie-Gèdre: 186,2 km con un dislivello di 4.100 metri. L’arrivo è su una salita pedalabile, lunga 18,7 km al 3,7%. A far la differenza sono però i giganti pirenaici piazzati poco dopo metà corsa: Col d’Aspin (12 km al 6,5%) e Col du Tourmalet (17,1 km al 7,3%) che inizierà a poco più di 50 km dall’arrivo e si scollinerà quando ne mancheranno meno di 40.
Visualizza questo post su Instagram
Altra data importante: domenica 19 luglio, 15ª tappa da Champagnole a Plateau de Solaison. 183,9 km e circa 3.800 metri di dislivello. Il primo vero arrivo in salita: 11,3 km nel finale al 9%. Martedì 21 luglio altro giorno importante: cronometro individuale di 26,2 km, arriva dopo il giorno di riposo.
E poi le due tappe regine di venerdì 24 luglio e sabato 25 luglio, che hanno in comune la località d’arrivo, la leggendaria Alpe d’Huez, ma si sviluppano in due modi opposti. Il primo giorno tappa corta, la 19ª, di 127,9 km con la salita dal versante classico salendo da Le Bourg-d’Oisans: 13,8 km all’8,3%.
Il secondo giorno il tappone per eccellenza: 170,9 km, circa 5.400 metri di dislivello. Nell’ordine: Col de la Croix de Fer, Col du Télégraphe, Col du Galibier e il Col du Sarenne. Parigi non è mai stata così lontana come la mattina di quel sabato. Questa è la Grand Boucle, questo è il Tour de France: bonne chance à tous.