Muore in carcere a 26 anni: doveva parlare con il pm. L’ipotesi dell’assunzione di droga

Doveva essere sentito dai magistrati, in merito a presunte violenze che sosteneva di aver subito dalle forze dell’ordine durante il suo arresto. Invece, Dennis Antonio Rodriguez Matute, detenuto nel carcere della Dogaia a Prato, è stato ritrovato morto all’alba di ieri nella sua cella, stroncato da un malore.

Il fermo era avvenuto il 12 maggio scorso nel centro della città, insieme a quello di un 16enne italiano. L’accusa per entrambi era tentato omicidio di un cameriere, Iacopo Cerbai, accoltellato al cuore, mentre provava a difendere la titolare del locale da una rapina.

La denuncia del detenuto

Secondo le ricostruzioni, quella sera, Matute non aveva utilizzato l’arma: a farlo, sembra sia stato il complice minorenne che era con lui. Dopo l’arresto, gli diagnosticano una frattura alla mandibola. Il giovane riporta anche abrasioni alla testa e diverse contusioni agli arti. Ai medici racconta di essere stato picchiato dai poliziotti, proprio durante le fasi della cattura. Per questo, avrebbe dovuto parlare ieri pomeriggio alle 15 con il procuratore di Prato, Luca Testaroli, nell’ambito del fascicolo nato dalla sua denuncia.

La scoperta

A trovare il corpo e a dare l’allarme, i due compagni di cella: ascoltati dai magistrati, avrebbero dichiarato di non aver notato nulla di strano fino al momento della scoperta. Vano l’intervento dei sanitari: il medico del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso, che, secondo il primo referto, sarebbe avvenuto per un arresto cardiaco durante il sonno. Sarà l’autopsia, fissata per sabato mattina, a chiarire con più precisione le cause della morte. Non si esclude l’incidenza del caldo, date le temperature roventi all’interno del carcere.

Gli scenari al vaglio: aggressione e assunzione di droga

La Procura guidata da Testaroli, intanto, ha aperto un fascicolo: l’ipotesi è di “morte come conseguenza di un altro reato”. Tra le possibilità, un’aggressione o un’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti da parte del detenuto.

Il carcere della Dogaia a Prato, dove era detenuto il 26enne

L’avvocato del ragazzo, Simone Valenti, riferisce di aver incontrato il suo assistito nel pomeriggio precedente, proprio in previsione del colloquio con i magistrati. «Mi ha detto di essere svenuto per un malore, ma che in quel momento stava bene. Ha riferito di non aver mai assunto droga in carcere» racconta il legale, che aveva ricevuto l’incarico dal 26enne pochi giorni prima. «Mi ha solo detto di aver un grumo di sangue in testa. Non ho ben capito a cosa si riferisse, ma certamente a qualcosa di pregresso».

Il carcere della Dogaia

Il caso riporta anche l’attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario toscano, che proprio nel carcere della Dogaia trova una delle sue maggiori criticità. L’istituto è infatti al centro di numerose inchieste della Procura di Prato, sulle scioccanti modalità di spaccio di droga e sull’uso dei telefoni cellulari.

Nel Carcere della Dogaia si registrano abusi, violenze, spaccio di droga e uso di telefoni cellulari

Sembra che sostanze e oggetti vengano introdotti anche con l’utilizzo di frecce, fionde e droni lanciati dall’esterno. Un quadro che mette in luce degli evidenti problemi di gestione della struttura, con controlli spesso aggirati. Il procuratore Testaroli parla di un «fenomeno criminale pulviscolare» protratto da tempo.

Dal 31 marzo ad oggi sono stati sequestrati 24 telefoni cellulari, 825 grammi di hashish e 91 grammi di cocaina. Registrato anche un abuso sessuale da parte di un detenuto nei confronti di una donna appartenente al personale sanitario. «Una vera e propria mattanza, indegna di un Paese civile» commenta il garante regionale dei diritti dei detenuti, Giuseppe Fanfani. Il riferimento è anche a un altro decesso, quello di 75enne, avvenuto alcuni giorni prima nel carcere di Sollicciano. 

No Comments Yet

Leave a Reply