Un sonno spezzato dai terremoti e un risveglio scosso dai sismi di assestamento. Questo è il trauma vissuto dal Venezuela – soprattutto a Caracas e dintorni – tra circa la mezzanotte e le prime ore del mattino del 25 giugno, ora locale. Per ora sono 164 i morti e 971 i feriti, oltre a decine di edifici crollati. I dispersi, per ora, sono 11 mila persone.
Le prime due scosse, anche le più potenti, con magnitudo 7.2 e 7.5 (nella scala Richter), sono avvenute in rapida successione intorno a mezzanotte. Poi altre 20 di assestamento registrate nella mattina seguente con magnitudo tra 2.4 e 4.5.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha dichiarato lo stato d’emergenza, mentre dalla comunità internazionale arrivano promesse d’aiuto e parole di solidarietà. «Gli Stati Uniti sono pronti, disposti e in grado di aiuta!», sono le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump pubblicate su Truth, definendo il popolo venezuelano «i nostri nuovi grandi amici».
Dove si trovano gli epicentri?
Secondo l’USGS (United States Geological Survey) i primi due terremoti hanno avuto origine nello stato di Yarucuy, a ovest di Caracas. Il primo, di magnitudo 7.2, si è verificato a una profondità di 22 chilometri. Quasi un minuto dopo il secondo e più potente di magnitudo 7.5, a una profondità di circa 10 chilometri. Nonostante gli epicentri si trovassero fuori dalla capitale, le scosse sono state avvertite in tutta Caracas e in gran parte del Venezuela centrale e occidentale. I sismi sono stati segnalati anche nella vicina Colombia e persino nella regione amazzonica del Brasile (a oltre 1700 chilometri da Caracas).

Le altre 20 scosse di assestamento, invece, si sono verificate per la maggior parte negli stati venezuelani di Miranda e Vargas. Secondo Funvisis (Fundaciòn Venezolana de Investigaciones Sismològicas), l’epicentro di questi terremoti hanno avuto una profondità compresa tra i 4,8 e i 19,1 chilometri, con una potenza tra i 2.4 e i 4.5 di magnitudo.
La reazione internazionale
Da tutto il mondo arrivano parole e azioni di solidarietà. Dall’America all’Iran passando anche dalla Cina e dalla Russia. Anche l’Europa si stringe attorno a Caracas. «Il mio pensiero va a coloro che sono stati colpiti dai devastanti terremoti in Venezuela», sono le parole della ministra degli esteri britannica Yvette Cooper. Stando alle dichiarazioni della ministra Cooper, il Regno Unito si è messo in contatto con gli altri Paesi per valutare i bisogni umanitari. Intanto il governo svizzero ha già annunciato l’invio di una squadra di soccorso con attrezzature adatte al salvataggio.
Anche squadre di soccorso coordinate dalle Nazioni Unite sono in viaggio verso il Venezuela per aiutare nella ricerca di sopravvissuti, ha dichiarato la presidente Delcy Rodríguez.