Trump smentito dall’Iran sul nucleare, cala ancora nei sondaggi

Nemmeno 24 ore dopo l’annuncio entusiasta di JD Vance dall’hotel di lusso di Lucerna, in Svizzera, è arrivata la smentita da Teheran. Il governo iraniano non «prevede che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ispezioni gli impianti nucleari danneggiati dall’aggressione militare americana e sionista».

Una mossa politica da parte della teocrazia per mantenere il dossier nucleare sul tavolo per avere maggiore forza nelle trattative. La smentita persiana ha però suscitato le ire del presidente americano Donald Trump, in cerca di un veloce successo da portare davanti ai suoi elettori prima delle elezioni di mid-term.

I PUNTI CONTESTATI

«L’Iran ha pienamente e completamente acconsentito a ispezioni nucleari di altissimo livello per un lungo periodo di tempo». Chiosa così Donald Trump sul suo social Truth in risposta alle smentite degli Ayatollah. Anche l’unico successo del primo round dei colloqui in Svizzera è quindi ridimensionato nella sua importanza. I siti nucleari iraniani sono fortemente danneggiati, con diversi ingressi bloccati dalle macerie. Il diniego non è solo per ragioni di facilità nelle ispezioni, ma soprattutto persegue un obiettivo politico: mettere pressione agli Usa sulla questione più cara a loro, il nucleare. La Repubblica islamica vuole tenere aperto questo dossier fino a quando non saranno rispettati altri punti del memorandum, tra cui lo sblocco di fondi. Risorse fondamentali per la ricostruzione del Paese devastato dal conflitto.

La leadership persiana ha affermato che l’accordo per sbloccare 12 miliardi sarà subito attuato, e solo l’Iran potrà decidere cosa fare con quei soldi. Un affondo immediato contro le dichiarazioni di Trump. Il tycoon, in cerca di consensi, aveva promesso che gli asset iraniani sarebbero stati spesi per comprare cibo e medicine dagli Stati Uniti.

Il presidente americano Donald Trump.
TRUMP CALA NEI SONDAGGI

Un continuo altalenarsi che pesa sul giudizio che gli americani hanno nei confronti del tycoon. Lo dimostra il rilevamento mensile dell’American Research Group: il tasso di gradimento è sceso di un punto percentuale dallo scorso mese, passando dal 31% al 30%, con il 66% degli americani che non approva il suo operato. Si tratta di un lento ma costante calo che riflette il sentiment di cittadini sempre più stanchi dell’inquilino della Casa Bianca. Per quanto riguarda l’economia la situazione non è migliore: solo il 26% degli statunitensi è d’accordo con le scelte di The Donald, dopo che l’inflazione ha subito un nuovo picco ha causa della guerra in Iran.

La sua popolarità rischia non solo di penalizzarlo alle elezioni di midterm che si terranno il prossimo novembre, ma anche di estendere l’alone negativo targato Trump a tutta la classe repubblicana. È interessante notare il dato rilanciato dal Washington Post sull’affluenza alle urne durante le primarie in corso. I democratici stanno mostrando molto entusiasmo nel voto anche negli stati repubblicani.

IL SENATO VOTA CONTRO LA GUERRA

Perfino il Senato il 23 giugno, con 50 voti a favore e 48 contrari, ha approvato una risoluzione che limita i poteri di guerra di Trump, in particolare i bombardamenti all’Iran. Pur essendo una votazione simbolica, indica una rottura con l’operato tycoon. Ma Donald Trump ormai sembra non preoccuparsi più di nessuno, convinto di essere uno squalo in un mare pieno di pesci, un leone in una savana piena di gazzelle. Eppure questa sua apparente invincibilità e noncuranza dei bisogni degli americani, delle richieste dei leader mondiali e del suo stesso partito rischiano di far crollare non solo il Presidente, ma anche gli Stati Uniti. Secondo lo studio del Pew Research Center, condotto in trentasei Paesi Italia inclusa, il 57% non vede positivamente gli Usa, il 66% non considera gli USA un alleato affidabile e il 63% li accusa di non garantire la pace nel mondo.

Manuela Perrone

Da sempre innamorata del giornalismo, mi appassiona scrivere di Spettacoli e di Esteri. Chi mi conosce lo sa: passo la giornata ad ascoltare musica e a parlare di musica, anche se ogni tanto Donald Trump interrompe la mia routine. Ho collaborato con la redazione Spettacoli di News Mediaset, realizzando servizi tv per Studio Aperto.

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