«Remember who you are Lewis!». Ricordati chi sei Lewis. Tutti pensavano che l’eredità di Hamilton fosse ormai completa, e invece, quando tutti lo davano per spacciato, il sette volte iridato è tornato per scrivere un altro capitolo memorabile della sua carriera infinita. La vittoria del Gran Premio di Barcellona-Catalogna è la 106esima in carriera, ma la prima in Rosso.
Una pietra miliare di un percorso iniziato diciannove anni fa in Canada, quando il britannico colse la prima vittoria in carriera con la McLaren. Il successo in terra catalana, con il ritiro del leader del mondiale Kimi Antonelli (distante ora 41 punti), rilancia anche le speranze dei Tifosi per la lotta al titolo mondiale piloti. Certe leggende non tramontano: si reinventano. E oggi, avvolto nel Rosso della Scuderia, Hamilton ha ricordato al mondo intero, e forse anche a sé stesso, chi è sempre stato veramente.
STILL WE RISE!
Certi copioni non si possono scrivere, e non può che essere il fato ad aver tracciato questa storia. Nella grande giostra dei corsi e ricorsi della Formula 1, la prima vittoria di Lewis Hamilton in Rosso non poteva che arrivare a Barcellona, la stessa pista che trent’anni fa vide Michael Schumacher salire per la prima volta sul gradino più alto del podio con il Cavallino Rampante. Il primo ‘Hammer Time’ con la Ferrari doveva essere qui, al Montmelò, il suo giardino di casa.
Un matrimonio che sembrava impossibile e poi realizzato, con quell’annuncio del primo febbraio 2024 che ne ha sancito l’ufficialità. Dall’argento lucente della Mercedes al Rosso della passione della Ferrari, in molti in quel momento si chiedevano quale fosse l’obiettivo di Hamilton. E infatti, il primo anno di relazione è stato tutt’altro che semplice: come una coppia alle prime armi, la prima stagione è stata fatta di schermaglie, difficoltà e incomprensioni. Una macchina che non è mai stata sua, i problemi di adattamento ai ritmi italiani, forse pure troppo, della Gestione Sportiva e le difficoltà in pista sembravano aver scritto la parola fine sulle ambizioni del nativo di Stevenage. Un arco di carriera, prestigioso e suggestivo, che sembrava ormai flettersi verso il viale del tramonto.
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Un 2025 che ha visto Hamilton più volte presentarsi ai microfoni con il capo chino, come un leone ferito. Ora però il re, in quella giungla dei motori, è tornato a far sentire il suo ruggito. La Ferrari è stata riplasmata e modellata a sua immagine e somiglianza. Si è rimesso in gioco come un esordiente, ha lavorato su sé stesso e su tutta la Scuderia, trasformando le ferite dell’anno passato nella linfa vitale di una nuova, leggendaria era. Il leone ha ritrovato la sua corona, e Maranello ha finalmente il re di cui aveva bisogno per tornare a dominare il mondo. Come ha detto lo stesso Sir Lewis Hamilton, «I‘m working on a masterpiece, and I haven’t quite finished it yet»: sto lavorando a un capolavoro, e non ho ancora finito.
SECONDO PILOTA A CHI?!
La vittoria del numero 44 della Ferrari, il primo successo non-Mercedes della stagione, rilancia la lotta per l’ottavo titolo mondiale. Un alloro che permetterebbe al britannico di superare proprio Michael Schumacher. Farlo con la Scuderia fondata da Enzo Ferrari e riportando il titolo iridato a Maranello 19 anni dopo Kimi Räikkönen sarebbe un’impresa che eleverebbe lo status di Lewis a vette inimmaginabili nella storia del motorsport. Perché la verità è che l’epopea delle corse si divide ormai in due ere distinte: un “Avanti Lewis” e un “Dopo Lewis”.
Il suo passaggio ha impresso una linea di faglia indelebile nel tempo, un prima e un dopo rispetto ai quali nulla, nel mondo dei motori e della classe regina, è rimasto uguale a prima. Una vittoria memorabile a completare un podio tutto british (il primo dopo 57 anni) con George Russell e Lando Norris rispettivamente in seconda e terza posizione. Lewis torna sul gradino più alto del podio e lì, con gli occhi lucidi, lancia il trofeo in alto e lo guarda.
Il mondo rallenta, vuole assaporare e godersi tutto il momento. Quando risuona l’Inno di Mameli per il costruttore che ha vinto la gara, non riesce a trattenere le lacrime. Giunto alla 106esima perla di una storia infinita, lo sguardo è ancora quello del ragazzino che assapora il gradino più alto del podio per la prima volta. Come diceva Ayrton Senna, «Per qualsiasi pilota presto o tardi deve esserci la Ferrari nella propria carriera».
CAMBIO DI ROTTA
Un primo posto che al contempo impone una riflessione in termini di gerarchie e dinamiche di potere all’interno dei box della Scuderia. Dopo un’annata passata sempre ad inseguire il compagno di squadra Charles Leclerc, ora ad avere le redini della squadra è il britannico. Non è da escludere che il team ora possa scegliere di imboccare la via che Hamilton potrebbe indicare in termini di sviluppo della vettura.
La Ferrari in questo fine settimana spagnolo ha bluffato durante le prove libere con una vettura sovrappeso di 10-15 chili. Alle qualifiche e in gara ha scoperto le carte e mostrato tutta la bontà del consistente pacchetto di aggiornamenti apportato sulla SF-26. Al sabato la pole è sfuggita per soli sessantaquattro millesimi, distacco dovuto a un gap di 40-45 cavalli tra la power unit della Ferrari e quella della Stella a tre punte.
— Lewis Hamilton pics you will love (@lhpics7) June 14, 2026
Già dal prossimo gran premio, che si disputerà al Red Bull Ring in Austria, sono attese le prime migliorie per colmare anche questo deficit di potenza. Nessuno sguardo sulla prossima stagione, la Rossa è pronta ad andare all in e a puntare tutte le sue fiches sul sette volte campione del mondo. Il dado è tratto. Con lo sviluppo ormai cucito su misura per il talento di Stevenage, la rincorsa al titolo non è più un’utopia. È una dichiarazione di guerra a chiunque pensasse che l’era di Hamilton fosse giunta al capolinea.