Steven Spielberg riporta gli alieni sul grande schermo in Disclosure Day, film in uscita nelle sale italiane il 10 giugno, distribuito da Universal Picture. Disclosure Day, scritto da David Keopp e ideato dallo stesso Spielberg, è il 35esimo film del regista statunitense. Tra fantascienza e azione, il film segue Margaret Fairchild (Emily Blunt) e Daniel Kellner (Josh O’Connor), i due protagonisti trascinati da Hugo (Colman Domingo) in una corsa contro il tempo per smascherare una cospirazione governativa di proporzioni globali, e non solo… Una verità tenuta nascosta ma che “We deserve to know”, meritiamo di sapere, come recita il claim del film.
Il maestro e gli alieni
Spielberg si confronta nuovamente con il tema dell’extraterrestre con una maestria degna di un regista che ha un legame profondo con la settima arte – come dimostra anche il suo precedente film The Fablemans (2022), vagamente autobiografico. Gli alieni di Spielberg sono gli alieni che i bambini disegnano, sono quell’entità lontana eppure simile a noi che tenta di comunicare con tutte le difficoltà che l’avvicinamento all’ignoto comporta. «Non devi aver paura di quello che non conosci», è la frase che gli alieni suggeriscono a Margaret, una sorta di medium. Nella sottotraccia di un film carico del simbolismo tipico della fantascienza, dei noi e loro, degli underdog buoni e dei potenti cattivi, il regista disegna trame e tematiche sottili con la precisione di un maestro.

Le trame del film
Riesce a far combaciare due mondi lontani come la religione e gli alieni, toccando l’argomento con delicatezza e inserendolo nella trama senza forzarlo. Scioglie un dogma con uno dialoghi più potenti del film. Spiega la differenza tra umani e alieni con una sola, gigantesca caratteristica: l’empatia. Una capacità emotiva che il nostro mondo sembra non riuscire a interiorizzare, ma che è esattamente ciò che ha permesso agli alieni di diventare una forma di vita superiore. Mentre noi esseri umani rischiamo di schiacciarci da soli. Ma il driver principale della narrazione è l’importanza della conoscenza. La necessità di sapere. Anche quando il sapere sembra troppo grande, la conoscenza è la chiave che muove il film e che muove il mondo, dentro e fuori lo schermo filmico.
Una poetica fiabesca
C’è una caratteristica che Spielberg porta dall’alto dei suoi 79 anni (80 a dicembre) ed è una visione fiabesca, in qualche modo dolce, del mondo. La fiaba avvolge tutta la sua poetica e questo film ne è un esempio chiaro. Alcune parentesi scivolano un po’ troppo nel mondo del film d’animazione, a metà strada tra Narnia e il citato Hansel e Gretel. Risultano quasi esterne al resto del film, quasi, forse, stonate. Tuttavia dire che sono un errore è come togliere l’immaginazione a un bambino e la dolcezza un po’ naïve di un film di fantascienza di Spielberg, che ancora nel 2026 riesce a farci emozionare parlando di alieni. E ad emozionare riescono benissimo gli attori, una magistrale Emily Blunt in primis, che risulta credibile e sicura sia nelle scene comiche che in quelle di pathos, riuscendo a costruire un personaggio a tutto tondo e sfaccettato.

Il Discolsure Day: 10 giugno
In un film di due e ore e mezza alcune scene risultano inevitabilmente ridondanti, ma non quando si tratta dell’azione vera e propria. Dagli inseguimenti in auto alla Fast & Furious alle fughe cariche di tensione. Momenti che sono più fantascientifici della presenza degli alieni, che è più plausibile di alcune acrobazie dei protagonisti, ma che rimangono un piacere da guardare perché a dirigerle c’è un maestro della cinepresa. Spielberg ci ricorda come si fa il Cinema. L’incipit è un calcio in faccia cinematografico – letteralmente. La macchina da presa dinamica ti lancia dentro il film e poi la storia fa il resto per non fartene uscire. Il creatore di E.T. e di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo rivela, ancora una volta, il mondo degli extraterrestri: è Disclosure Day, al cinema dal 10 giugno.