Unicredit oltre la soglia del 30% nell’Ops, ma Commerzbank frena

Se da un lato Unicredit annuncia di aver raggiunto il suo obiettivo sull’Ops, superando il 30% delle azioni più uno con diritto di voto, dall’altro Commerzbank cerca di smentire. E per farlo si affida alla BaFin, organo di vigilanza tedesco, per analizzare nel dettaglio i dati e dare così agli azionisti informazioni complete. La banca tedesca ha infatti accusato l’istituto italiano di aver fornito dati fuorvianti se non sostenuti da fatti. Un’azione, per Commerz, che «può far emergere sospetti che si tratti di azioni volte a creare una falsa impressione di una posizione gonfiata artificialmente».

I numeri

Il 2 giugno Unicredit aveva annunciato di aver raggiunto una quota del 37% in Commerzbank con azioni con diritto di voto. La posizione è stata raggiunta con l’Ops e con i derivati. La partecipazione sarebbe così ripartita: 26,8% in partecipazioni dirette a cui si aggiunge il 7,6% con l’Ops. Se a questo 34,4% si aggiunge il 3,3% dei derivati che danno accesso alle azioni con diritto di voto la partecipazione complessiva raggiunge il 37,6% e taccare il 50% con i derivati di cassa.

Come scrive Il Sole 24 Ore, il controllo di fatto già c’è e l’Ops ha rispettato quanto auspicato da Unicredit. La Banca di piazza Gae Aulenti ha raggiunto e superato la soglia del 30% + 1 azione, l’obiettivo prefissato con l’operazione. Questa alta adesione degli azionisti si spiega con la volontà di puntare sul potenziale e sugli obiettivi al 2030, più che concentrarsi sulla mancanza del premio. Se la corsa all’Ops dovesse attestarsi intorno al 40% scatterà poi l’obbligo di consolidamento. La banca italiana potrà quindi usare i derivati per salire fino al 50% o oltre.

La contromossa

«Dovete distinguere tra l’esposizione economica, le posizioni in derivati e le azioni disponibili attualmente al fine di arrivare alla proprietà e al controllo» – ha ammonito Commerz. Per convertire l’attuale posizione in derivati – secondo la seconda banca tedesca – Unicredit dovrà acquistare sul mercato tra il 7%-9% dei titoli. Un’operazione che potrebbe determinare un loro aumento di prezzo sul mercato. Un ulteriore monito ai propri azionisti per non aderire all’offerta. Da qui anche la decisione di affidarsi a BaFin per monitorare i dati forniti da Unicredit.

Andrea Pagani

Laureato in Storia, ma con la passione del giornalismo sin da bambino. Con il vizio per gli esteri, dopo l'esperienza di stage al Fatto Quotidiano, ho deciso di sfidare la mia allergia alla matematica approfondendo l'economia, convinto che sia la chiave per capire dove va il mondo.

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