Per Raffaele Fitto, vicepresidente della Commissione Ue, l’antidoto al caro energia sta nell’utilizzo dei Fondi della Coesione. Un portafoglio tra i più ricchi a disposizione dell’Unione Europea. Ha tra gli scopi l’agevolazione finanziaria di opere ambientali, in particolare infrastrutture delle reti trans-europee. La sua proposta però non è piaciuta a tutti.
La proposta di Fitto

Fitto esorta ad utilizzare «con urgenza tutti gli strumenti disponibili». E suggerisce che «gli Stati membri e Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari». Il problema è che quei fondi che vuole usare dovrebbero servire a ridurre i divari economici fra le aree più ricche e quelle più povere dell’Unione. Per questo è arrivata la forte protesta delle Regioni Europee. «La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sotto investimento cronico», dice la presidente del Comitato europeo delle Regioni, l’ungherese Kata Tutto.
Ma cos’è il Comitato europeo delle Regioni?
L’organo di cui Tutto è a capo, il CdR, è un organo consultivo dell’UE composto da rappresentanti eletti a livello locale e regionale provenienti da tutti i 27 Stati membri. Con Regioni europee si intendono le regioni amministrative degli Stati membri dell’UE. In Italia sono Lombardia, Sicilia, Calabria, ecc.; in Germania i Länder; in Francia le régions; in Spagna le comunidades autónomas e così via. Non sono un’istituzione UE separata, ma le suddivisioni territoriali dei 27. Queste Regioni gestiscono una parte significativa dei Fondi strutturali e di investimento europei. Proprio quelli che il vicepresidente Fitto vorrebbe utilizzare per tamponare la crisi energetica:
- FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale): creato nel 1975 per contribuire ad appianare le disparità fra i diversi livelli di sviluppo delle regioni europee e migliorare il tenore di vita nelle aree meno favorite.
- Jtf (Just Transition Fund): per supportare I territory più indipendenti dei combustibili fossili verso una transizione verde
- Fondo di Coesione: destinato agli Stati membri con reddito nazionale lordo inferiore al 90% della media UE (non si applica all’Italia).
Le polemiche

Non è solo Tutto a opporsi. Italia Viva che ha dipinto l’iniziativa come una «beffa» e secondo Piero De Luca (Pd) è una «proposta irricevibile». Critiche anche da parte del Movimento 5 Stelle: «E pensare che Fitto è nato nel Sud Italia, dove quei fondi, lo sanno anche i muri, sono indispensabili». Inoltre questa proposta viola il principio di sussidiarietà secondo cui chi è più vicino al problema lo gestisce e l’UE interviene solo se il livello inferiore non riesce a fare di meglio.
Come spiega Tutto: «Questi fondi sono già stati impegnati». Invece Fitto si era detto «estremamente convinto che il Fesr, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide della crisi energetica». La strada indicata da Fitto non preclude per altro la trattativa in corso tra il governo Meloni e la Commissione per derogare al Patto di stabilità e ottenere di spendere in deficit ciò che è previsto per la difesa anche contro il caro energia. È una corsa ai ripari.