Omicidio del 22enne alla stazione di Certosa: spunta la pista di una gang

Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, è stato ucciso a coltellate sui binari della stazione di Milano Certosa poco dopo le 22 di martedì 26 maggio. Era insieme al fratello e a un amico colombiano e stava aspettando il treno per rientrare a Segrate, dove viveva con la madre. «Un bravo ragazzo, tranquillo e soprattutto un gran lavoratore», lo ha descritto il padre, con cui aveva cenato poco prima dell’aggressione. Nato a Milano da una famiglia originaria dell’Ecuador, lavorava come allestitore di stand e non aveva precedenti penali.

L’aggressione in due momenti

Secondo le ricostruzioni, tutto sarebbe iniziato con alcune minacce vicino a un bar dove Gianluca, il fratello e il padre si erano fermati dopo una cena in famiglia. Poco dopo, in stazione, sarebbe scattato l’agguato da parte di una decina di giovani sudamericani che, secondo diversi testimoni, avevano già preso di mira il gruppo. Gli investigatori stanno verificando un possibile collegamento con i Latin Kings, gang già nota alle cronache milanesi per episodi di violenza e omicidi negli ultimi due decenni. Alcuni testimoni hanno riferito che gli aggressori, per abbigliamento, linguaggio e tatuaggi, sarebbero riconducibili al gruppo. Nelle scorse ore, inoltre, sui muri della stazione sarebbe comparsa la scritta “LK”, trovata dalla polizia durante i rilievi. I Latin Kings sono una delle gang latino-americane più diffuse al mondo. Fondata negli anni Quaranta a Chicago, nacque inizialmente come forma di aggregazione per giovani immigrati latino-americani negli Stati Uniti. I membri si riconoscerebbero anche per l’uso dei colori oro e nero nell’abbigliamento.

Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, ucciso alla stazione di Milano Certosa il 26 maggio

Quando il gruppo ha incrociato nuovamente Gianluca, il fratello e l’amico in stazione, sarebbero iniziati lanci di sassi e bottiglie. I tre avrebbero tentato di fuggire, ma il 22enne sarebbe inciampato nei pressi del binario 6. A quel punto la banda – composta, secondo le testimonianze, da ragazzi tra i 14 e i 20 anni – lo avrebbe raggiunto colpendolo con decine di fendenti alle gambe, usando cocci di bottiglia, forbici e coltelli da cucina. Una delle ferite più profonde avrebbe lesionato l’arteria femorale. Un colpo rivelatosi mortale nonostante i tentativi dei medici dell’ospedale Fatebenefratelli di salvargli la vita. Il fratello è riuscito a chiamare il 112. Alla vista delle pattuglie e dei lampeggianti, il gruppo si è disperso: alcuni sono fuggiti a piedi, altri salendo su diversi treni.

Le testimonianze

«Ci hanno attaccato a freddo», ha raccontato il fratello della vittima. Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrerebbero il gruppo inveire contro i ragazzi, lanciare pietre e bottiglie e poi inseguire il 22enne, caduto più volte durante la fuga. Sulla mano, Wilmer Ibarra porta ancora il sangue del figlio. La sua abitazione dista meno di cento metri dalla stazione. «Ho sentito un urlo. Sono corso lì, ma sono arrivato troppo tardi», ha dichiarato al Corriere della Sera. Alla domanda su eventuali precedenti screzi con gli aggressori, il padre ha risposto: «Era un pezzo di pane. Non ha mai fatto del male a nessuno, era un gran lavoratore».

L’uomo aveva incrociato poco prima alcuni dei giovani poi coinvolti nell’aggressionestai «Avevo accompagnato i miei figli al minimarket e abbiamo incontrato sei ragazzi. Facevano gli sbruffoni e con le mani imitavano simboli di gang. Poco dopo i miei figli sono andati in stazione per tornare a casa dalla madre. Lì li hanno incontrati di nuovo, ma erano molti di più». Intanto cresce l’allarme per gli episodi di violenza giovanile nell’hinterland milanese. Anche nella giornata di ieri, 27 maggio, un violento scontro tra gruppi di giovani a Garbagnate Milanese ha provocato feriti e pesanti disagi alla circolazione ferroviaria, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Matilde Liuzzi

Livornese di origine, sono cresciuta a Faenza prima di arrivare a Milano. La mia palestra sono stati i giornali locali e tre mesi di stage al Fatto Quotidiano. Ho collaborato con Mediaset, dove ho realizzato servizi economici per TG4 e Studio Aperto. Mi occupo di economia: il pretesto perfetto per raccontare anche tutto il resto

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