Una rissa finita con la morte di un 22enne. È accaduto nella sera del 26 maggio alla stazione di Milano Certosa in via Mambretti. Il ragazzo è stato colpito da diversi fendenti, il più grave alla gamba, per poi accasciarsi a terra ferito e privo di sensi. All’arrivo dei soccorsi è stato trasportato in codice rosso all’ospedale Fatebenefratelli, ma non c’è stato nulla da fare, è morto dopo ore di agonia. Gli aggressori sono fuggiti a bordo di un treno in partenza per Treviglio all’arrivo della polizia ferroviaria. Dai primi accertamenti la colluttazione ha coinvolto almeno dieci persone ed è scoppiata al binario 6 della stazione. Il fratello della vittima è stato soccorso e medicato per leggere abrasioni a braccia e gambe all’ospedale Sacco.
La crescita della violenza giovanile
Gianluca Ibarra Silvera, questo il nome del ragazzo deceduto, sembra che al momento dell’accerchiamento fosse in compagnia del fratello e di un amico. Per il giovane, nato in Italia da una famiglia di origine ecuadoriana, si ipotizza che lo scontro sia scattato in un contesto tra gang. Il fratello racconta che invece è stato un attacco senza motivo e che non conoscevano gli aggressori.
Nell’ultimo anno gli omicidi tra i giovani sono aumentati del 150%, passando da 14 a 35 delitti. Quello che preoccupa gli esperti è che i casi di aggressioni non emergono in contesti di criminalità organizzata ma da fragilità individuali, dinamiche di gruppo e problemi relazionali. Il dato è ancora più significativo se si prende in considerazione che il numero complessivo degli omicidi in Italia è in calo. Negli ultimi dieci anni le uccisioni legate alla malavita si sono ridotte del 72% mentre la componente minorile è una delle poche aree in crescita.

La storia di Davide Cavallo
Lo scorso 12 ottobre il 22enne Davide Cavallo è rimasto quasi paralizzato dopo una tentata rapina dal valore di 50 euro. Un gruppo di cinque ragazzi l’ha accerchiato e picchiato brutalmente per poi colpirlo con un’arma tagliente. Il giovane, in aula di tribunale, dopo la sentenza di colpevolezza del giudice nei confronti dei suoi aguzzini, ha chiesto di poterli abbracciare. «Quando quei due ragazzi mi hanno chiesto scusa, ho sentito che in me qualcosa si è ricucito» ha spiegato Cavallo. Alessandro Chiani, che lo ha accoltellato ha avuto una condanna di primo grado a 20 anni di reclusione, Ahmed Atia ha ricevuto dieci mesi di pena per omissione di soccorso.