Trump-Xi: il volo con i Big Tech e il nodo Taiwan

Donald Trump è arrivato a Pechino, pronto per l’incontro con il Xi Jinping, un summit che ha puntati gli occhi di tutto il mondo. Sarà una visita che si svolgerà su due livelli. Quello open, aperto alla stampa e al pubblico, fatto dell’accoglienza più sfarzosa e delle strette di mano davanti alle fotocamera. E poi quello a porte chiuse, dove i leader discuteranno davvero il commercio, gli investimenti e poi, i due temi che stanno più a cuore dell’opinione pubblica: Iran e Taiwan.

L’accoglienza di Pechino

Ad accogliere il presidente americano sceso dall’aereo è una folla di ragazzini vestiti di bianco e azzurro che sventolano bandierine e danno il benvenuto alla delegazione Usa. I simboli in Cina sono importanti; lo erano nell’Impero di ieri come lo sono nella Cina comunista di oggi. Durante la visita del 2017 Trump era stato accolto con un tour e una cena nella Città Proibita, antica dimora degli Imperatori. Questa volta, nove anni dopo, a seguito della sfilata della guardia d’onore militare, lunghe strette di mano e commenti sussurrati tra un leader e l’altro senza interpreti, Trump e Xi si sono seduti al tavolo per un primo incontro, aperto alla stampa nella Grande Sala del Popolo.

Una Pechino super blindata accoglie Donald Trump con una folla e bandiere statunitensi e cinesi insieme
Il primo livello: discorso open

Un discorso fatto di elogi e sorrisi. «Caro Presidente Trump: è per me un grande piacere incontrarla ancora una volta qui a Pechino. Questa segna la Sua prima visita in Cina dopo nove anni, ed è opportuno notare che il nostro incontro sta attirando l’attenzione di tutto il mondo», ha aperto così le danze il leader cinese. Trump replica: «È un onore come pochi che ho visto prima», poi si rivolge a Xi: «Sei un grande leader. È un onore essere tuo amico. Avremo un futuro fantastico insieme». Poi Xi chiama in causa Tucidide e la parabola geopolitica secondo cui quando una potenza emergente minaccia di sostituire una potenza dominante, la probabilità che scoppi un conflitto armato diventa altissima. Cina e Stati Uniti devono quindi scegliere che strada prendere. Il leader cinese auspica ad una relazione stabile, un nuovo paradigma di relazioni tra le grandi potenze, l’unione delle forze per affrontare le sfide globali.

Il secondo livello: bilaterale a porte chiuse

Ma per sapere cosa c’è davvero in gioco affinché tutto questo accada bisogna scendere al secondo livello. Quello del vero negoziato chiuso alla stampa. L’agenzia di stato cinese Xinhua fa trapelare che al chiuso Xi è stato più esplicito sul punto per lui più importante: Taiwan. Pechino esige una riduzione della vendita di armi degli Stati Uniti all’isola. Washington detiene la stessa linea sulla questione dai tempi di Nixon: da “does not support independence” a “opposes independence” (se non addirittura “does not oppose peaceful unification”). Il Segretario di stato Marco Rubio ha ricevuto pressanti richieste da senatori bipartisan affinché non si cambi linea sull’isola. Ma la decisione spetta a Trump. Xi in cambio potrebbe offrire la sua pressione politica sull’Iran, ma non solo. Washington punta a creare un Board of Trade e un Board of Investment affinché i due governi possano intensificare gli scambi commerciali, andando di fatto a sostituire il Wto.

Una delegazione di Ceo atterra a Pechino con Trump. Si vuole creare un Board of Trade e Investment per favorire gli scambi
La delegazione dei Big Tech

Questo spiega la delegazione dei Big Tech atterrata con Trump a Pechino. Elon Musk, Tim Cook (Apple), Larry Fink (Blackrock), Kelly Ortberg (Boeing), Michael Miebach (Mastercard), Dina Powell McCormick (Meta), Jenseng Huang (Nvidia) e altri. Una delegazione di Ceo dalle banche alla tecnologia digitale fino allo spazio. Trump vuole che la Cina si apra a queste aziende e torni a comprare prodotti statunitensi. Il summit a porte chiuse potrebbe o creare una coalizione tra due giganti stanchi, portandoli alla formazione di un duopolio globale, oppure – più probabilmente – stringeranno accordi di facciata continuando a gareggiare uno contro l’altro. Però si sa, The Donald è imprevedibile…

Martina L Testoni

Sono nata e cresciuta a Brescia dove il mondo mi sembrava piccolo e chiuso. Poi, quasi all’improvviso, mi sono trovata a vivere tre mesi a Los Angeles e girando per l’America ho scoperto quanto è bello il mondo e quanto sono incredibili le relazioni politiche che lo fanno girare. Dopo un viaggio in Giappone, di questo mondo mi sono innamorata. Ora lo voglio raccontare e spiegare, per portarne un pezzetto a tutti con le parole.

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