Nba sotto choc, addio a Brandon Clarke e Jason Collins: avevano 29 e 47 anni

Quando ad andarsene sono quegli sportivi che vediamo sempre in tv o sul nostro cellulare, fa sempre un certo rumore. Li percepiamo come personaggi intoccabili e invincibili, modelli a cui arrivare. E quando scopriamo che alla fine sono esseri umani proprio come noi, fatichiamo a comprendere. Brandon Clarke, lungo di 29 anni dei Memphis Grizzlies, è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Los Angeles la sera dell’11 maggio. Jason Collins, 47 anni e con 13 stagioni trascorse in Nba, è morto a causa di un tumore al cervello qualche ora più tardi. Un doppio lutto che scuote l’intera comunità della pallacanestro americana.

 La carriera di Brandon Clarke

Uscito dal college di Gonzaga, nel 2019 viene scelto alla posizione 21 del draft da Oklahoma che, però, gira subito il giocatore a Memphis. L’unica squadra Nba della breve carriera di Brandon Clarke. Sette annate spesi tutti ai Grizzlies con un ruolo da protagonista, soprattutto all’inizio della sua avventura.

Viene inserito nel primo quintetto dei rookie (giocatori alla prima stagione Nba), poi si afferma come uno dei giocatori più impattanti in uscita dalla panchina. Nel 2023-24 i problemi al ginocchio gli permettono di disputare 6 partite appena, ma nel 2024-25 riesce a rientrare e giocarne più di 60. Nella sua ultima stagione scende in campo solamente due volte, prima di fermarsi per altri guai fisici.

L’arresto ad aprile e l’ipotesi droga

Brandon Clarke era stato arrestato lo scorso 1° aprile nello stato di Arkansas per eccessiva velocità e sorpasso azzardato alla guida, ma anche per il possesso di Kratom. Una sostanza stupefacente che viene usata anche come antidolorifico e che nel Tennessee, dove lui stava durante la stagione, è considerata legale. L’ex giocatore Nba era infatti stato rilasciato su cauzione il giorno seguente.

Chiamati nel tardo pomeriggio di lunedì per un’emergenza medica, i paramedici hanno constatato il decesso del 29enne. Solo l’autopsia stabilirà le reali cause del decesso, ma il ritrovamento di oggetti legati al consumo di droga lascia presagire una possibile overdose. «Abbiamo il cuore spezzato. Era un grande compagno di squadra e una persona ancora migliore», hanno scritto in un comunicato i Memphis Grizzlies. La sua seconda famiglia.

Addio anche a Jason Collins

Il mondo Nba piange anche la scomparsa a 47 anni di Jason Collins, divenuto un simbolo per essere stato il primo atleta statunitense a dichiararsi omosessuale nel 2013. «Non ho paura della malattia, ho affrontato Shaquille O’Neal», aveva detto con un grande senso dell’ironia comunicando al mondo intero di avere il cancro. Era dicembre 2025, i medici gli avevano dato tre mesi di vita.

«Userò il tempo che mi resta per sottopormi alle cure che magari un giorni diventeranno standard», aveva aggiunto. E così ha fatto. Andandosene in silenzio, ma solo dopo aver fatto un ultimo grande gesto. Anche più di quelli che lo avevano portato a calcare i parquet più prestigiosi del basket mondiale.

Jason Collins in azione con i Brooklyn Nets
Pietro Santini

Cresciuto tra le montagne trentine, in città costruisco le mie basi da giornalista. Per fare dello sport, la mia grande passione, un lavoro. Collaboro con il quotidiano l'Adige. Ho svolto uno stage al canale tv di Sport Mediaset.

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