La Svizzera ha deciso di fare un passo indietro. Il Presidente elvetico Guy Parmelin ha rassicurato Giorgia Meloni che nessun’altra parcella sarà ricevuta dalle famiglie dei feriti della strage di Capodanno di Crans-Montana.
IL CHIARIMENTO DI PARMELIN
«Al fine di evitare qualsiasi malinteso, la Svizzera non invierà più copie delle fatture alle famiglie delle vittime»: ad annunciarlo è il Presidente elvetico Guy Parmelin, dopo essersi confrontato con la Premier Giorgia Meloni in occasione del vertice della Comunità Politica Europea a Yerevan, in Armenia. Parmelin, in un post su X, annuncia di aver confermato a Meloni che la Confederazione elvetica si prenderà carico della questione delle fatture inviate dagli ospedali svizzeri. «Tali spese saranno a carico del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, nella misura in cui non siano coperte dalle assicurazioni», ha aggiunto Parmelin. Il Presidente elvetico ha inoltre rassicurato che i servizi competenti rimarranno in contatto con l’Italia.
Échange au sujet de Crans-Montana avec la présidente du Conseil des ministres @GiorgiaMeloni en marge de l’#EPCYerevan2026. pic.twitter.com/Pt7PRtrFRv
— Guy Parmelin (@ParmelinG) May 4, 2026
Le due parti hanno quindi raggiunto un accordo, che prevede l’assunzione dei costi da parte di ciascun Paese, previsto dal Regolamento europeo (a cui aderisce anche la Svizzera). In particolare, si fa riferimento al comma 3 dell’articolo 35 del Coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Secondo questo documento: «Due o più Stati membri, e le loro autorità competenti, possono prevedere altre modalità di rimborso oppure rinunciare ad ogni rimborso fra le istituzioni che rientrano nella loro sfera di competenza».
Nei prossimi giorni il Presidente Guy Parmelin è atteso per una visita ufficiale a Roma. Incontrerà prima il suo omologo Sergio Mattarella, per discutere della relazione tra i due Paesi, anche relativamente alla tragedia di Crans-Montana. Successivamente si recherà in Vaticano da Papa Leone XIV e dal cardinale segretario di Stato del Vaticano Pietro Parolin, per la cerimonia di giuramento delle nuove reclute della Guardia svizzera pontificia.

I PRECEDENTI
Si tratta di una mossa di disgelo diplomatico in seguito agli alterchi tra Svizzera e Italia. La polemica era nata dalle cifre esorbitanti per poche ore di ricovero, arrivate per mail alle famiglie. Nonostante fosse specificato che il saldo non era a carico delle famiglie, l’Ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, aveva chiesto un incontro con Mathias Reynard, Presidente del Canton Vallese. Quest’ultimo aveva avanzato all’Italia una domanda di rimborso, del valore di circa 100mila franchi, per le cure ospedaliere prestate a tre ragazzi italiani feriti nell’incendio di Capodanno a Le Constellation.

La richiesta, aveva spiegato Reynard, si basava sulle regole del sistema sanitario svizzero. Cornado, Tajani e Meloni avevano però risposto con un rifiuto categorico, appellandosi al fatto che due feriti svizzeri sono stati curati gratuitamente in Italia. Successivamente, lo Stato italiano aveva deciso di costituirsi come “accusatore privato” nel processo: per essere ammessi occorre dimostrare di aver subito un danno diretto. Condizione che sussisterebbe, secondo il governo italiano, dato che erano state impiegate risorse pubbliche nei giorni successivi alla tragedia.