Champions League, nove gol e un pareggio: due facce del calcio che si scontrano in semifinale

Due partite, due filosofie di calcio completamente opposte a confronto. Entrambe senza esclusione di colpi secondo i propri dettami e stilemi. Da una parte, Paris Saint Germain e Bayern Monaco con il giochismo hanno dato spettacolo al Parc des Princes. Una partita roboante, un ottovolante di emozioni, uno spot per il calcio di cui Johan Cruyff sarebbe stato fiero. Il risultato è un 5-4 finale in favore dei parigini, capaci di sbloccare la partita, recuperare dopo essere stati in svantaggio 2-1, e di portarsi avanti anche sul 5-2. Poi la reazione dei bavaresi, che in soli tre minuti, hanno rimandato il discorso qualificazione alla gara di ritorno all’Allianz Arena.

L’altra semifinale un pareggio, un 1-1 meno appariscente tra Atletico Madrid e Arsenal. La quintessenza della tattica e del gioco difensivo a confronto. Il Cholo Simeone contro Mikel Arteta, l’allievo di Guardiola, un allenatore che ha fatto del fraseggio e del gioco spettacolare il proprio marchio di fabbrica. Dal suo approdo nel nord di Londra, il tecnico dei Gunners sembra aver cambiato credo e aver accolto a braccia aperte il pragmatismo e la tattica più affini ai dettami tipici di Diego Simeone. Alla fine, poco importa quanti gol siano stati segnati: entrambe le partite di Champions hanno raccontato il calcio nella sua forma più pura. Due visioni opposte del gioco, entrambe capaci, a modo loro, di togliere il fiato.

Scontro tra titani

Se si guarda solo il tabellino ovviamente non c’è competizione: nove gol in una partita, due nell’altra. PSG-Bayern Monaco è la semifinale con il maggior numero di reti segnate nella storia della massima competizione europea per club. Una partita che ha messo in mostra tutto il repertorio delle grandi notti europee: dribling da capogiro e bordate dal limite, chiedere a Olise e Luis Diaz, giocate fulminanti e colpi da biliardo, vedere il tandem Dembelé-Kvaratskhelia, gol su rigore e dalla bandierina. Tutto al cardiopalma, con la sensazione che ogni singolo pallone giocato si potesse trasformare in un’azione da rete.

Al 90′ il tabellone recita 5-4. Nove reti. «Siamo davvero contenti e penso che meritassimo di vincere, ma poteva starci anche un pareggio, e avremmo persino potuto perdere, perché questa partita è stata incredibile – dice – Non ho mai visto una partita con questo ritmo in tutta la mia carriera», ha detto un estasiato Luis Enrique in conferenza stampa.

 

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Il tecnico spagnolo si è incontrato con Vincent Kompany, l’allenatore del Bayern Monaco. Il belga è stato costretto ad assistere al match dalla tribuna perché squalificato. «Ho visto che eri nella mia postazione. Come è? Ti è piaciuta vedere la partita da quella posizione?», ha chiesto Luis Enrique al suo collega. «No non mi è piaciuto per niente», ha risposto un sorridente Kompany. Due squadre che hanno dato tutto, e che fanno del gioco a viso aperto il proprio mantra. Non a caso entrambe sono in corsa per il maggior numero di gol in una stagione di Champions. Il record è di 45, detenuto attualmente dal Barcellona (1999/2000). Ma PSG e Bayern, rispettivamente a 43 e 42 reti, si candidano per scolpire ancora di più il proprio nome nella storia.

Masters of tactics

Dall’altra parte della barricata, in tutti i sensi, Atletico Madrid-Arsenal: i risultatisti. Una partita sicuramente meno scintillante dal punto di vista del risultato. Un 1-1 con entrambe le marcature arrivate su calcio di rigore. Ancora inebriati dallo spettacolo offerto da PSG-Bayern, gli appassionati hanno subito rievocato Milan-Juventus per lo scarso spettacolo offerto.

Nella semifinale di andata gli uomini del Cholo Simeone e di Arteta si sono affrontati in una sfida senza quartiere. Un ritmo forsennato in un Metropolitano mai così caldo. Le reti sono solo due, ma il tabellino finale non può raccontare tutto. Per i fanatici delle statistiche, Atletico-Madrid si è conclusa con un totale di 29 tiri (7 in più di PSG-Bayern Monaco) e 3.72 expected goals (contro i 4.96 xG dell’altra semifinale).

Le grandi occasioni da rete (5 vs 8) non sono per nulla mancate. Lo sa bene Antoine Griezmann, all’ultima partita in casa in Champions con la maglia dell’Atletico. Ѐ le Petit Diable che al 62′ ha l’occasione più importante per portare in vantaggio i colchoneros. Dopo essere stato servito da Lookman, Grizie colpisce in caduta, ma il pallone si alza troppo e si stampa sull’incrocio dei pali, con Raya battuto. Quella traversa resta lì, come un punto interrogativo sospeso sul destino dell’Atletico. E di Griezmann, che forse non avrà un’altra notte europea così.

L’eterno quesito

Risultatismo o giochismo? Questo è il dilemma. E mentre in Champions League PSG e Bayern si scambiano cinque gol a testa e persino Atletico e Arsenal si affrontano a viso aperto, in Italia continuiamo a fare i conti con un campionato che sembra aver scelto da che parte stare, e per ora e non è dalla parte dello spettacolo. La Serie A è ultima per gol a partita tra i primi 12 campionati europei per ranking UEFA, le seconde divisioni dei top 5 e le tre competizioni UEFA per club. Non è solo che si segna meno rispetto alla Champions League, ci mancherebbe, si segna meno che ovunque.

 

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Il 54% delle partite di questo campionato ha visto almeno una delle due squadre chiudere senza segnare, il dato più alto da quando la Serie A è tornata a 20 squadre nel 2004. Non stiamo parlando di un calo fisiologico, di un anno storto o di qualche talento in meno in giro. Stiamo parlando di un trend, di una scelta sistemica. Il risultatismo ha i suoi sostenitori, e le sue ragioni. La fase difensiva è sempre stata l’identità del calcio italiano, e ha ragione chi ricorda che il calcio si gioca in entrambe le fasi, offensiva e difensiva.

Ma c’è una differenza sottile, e importante, tra scegliere di difendere bene e rinunciare a giocare. Tra un 1-0 costruito con intelligenza tattica e un 0-0 che nasce dalla paura di rischiare. Il calcio italiano ha sempre saputo soffrire e colpire. L’obiettivo, allora come oggi, era fare un gol in più dell’avversario, non necessariamente farne tanti. Ora sembra che la direzione si sia ulteriormente contratta: non più vincere facendo un gol in più, ma non perdere facendone il meno possibile. E i numeri sulla Serie A non raccontano una squadra che difende e riparte, raccontano un campionato intero che ha smesso di provarci.

Roberto Manella

Onnivoro di sport, ma i motori sono la mia scintilla. Non chiedetemi di scegliere: mi troverete sveglio alle tre del mattino per una pole o un quinto set. Se c'è competizione nell'aria, non importa l'orario, io ci sono. 🏎️ ⚽ 🎾 🎯 ⛷️

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