A scuola spesso per tentare di finire il programma, una sorta di dispositivo divino con regole imperscrutabili, gli insegnanti sono obbligati a correre. Saltare intere parti del ‘900 perché sia mai non fare tutte le battaglie della Prima Guerra Mondiale, o tutti i Canti di Leopardi, o le “vacche nere” di Hegel. Certo sono tutti argomenti importanti, ma il rischio è che un’intera fetta di storia recente venga ignorata. Messa in un cassetto e lasciata lì a prendere la polvere.
Con il rischio per gli insegnanti di diventare degli automi, programmati per ripetere sempre le stesse cose, gli stessi argomenti. Tradendo un po’ quella che dovrebbe essere la natura intima di una delle arti più nobili: quella dell’insegnamento. «Come docenti dobbiamo riappropriarci di quella libertà di scegliere cosa dobbiamo insegnare al di là delle indicazioni ministeriali» confessa Daniele Michienzi, professore di latino e greco al Tito Livio di Milano e famoso su Instagram come loquendum.
Non superficializzare i classici
Indicazioni ministeriali che sono tornate recentemente di moda con la querelle sui Promessi Sposi, che potrebbero essere spostati dal secondo al quarto anno. «Credo che quello che non dobbiamo fare come scuola, secondo me, è avere l’idea che sia opportuno togliere agli studenti ogni contatto con la complessità – prosegue – Nel momento in cui crediamo che alcune opere siano troppo difficili per gli studenti, secondo me entriamo in un processo un po’ pericoloso, perché questo significa che gli studenti non vengono mai a contatto con qualcosa di più complesso della media e questo porta a farli con superficialità».

Dall’omoerotismo di Petronio alla corruzione di Verre
Una sfida però necessaria. La scuola secondo Michienzi deve essere in grado di riservare spazio all’attualità senza per questo rendere più superficiale lo studio dei classici. I collegamenti con l’attualità si possono trovare ad esempio nella letteratura- afferma – Ci sono tante opere letterarie antiche, anche latine che sembrano più moderne di opere che escono anche oggi. Penso al Satyricon di Petronio, una storia omoaffettiva, con una freschezza e una modernità che può sicuramente parlarci anche della società di oggi».
«Oppure, per quanto riguarda gli eventi che riguardano la politica, c’è tutto il filone della storia romana. Un Cicerone che accusa Verre di corruzione, magari ci può anche insegnare che sin dall’antichità la politica ha spesso avuto a che fare anche con queste problematiche» afferma.
Le tigri di Mompracem e la Storia
Secondo il professore la soluzione non sta nella ricerca spasmodica della letteratura estera, dalla Compagnia dell’Anello di Tolkien alle storie dell’orrore di Stephen King, ma nella valorizzazione del nostro patrimonio letterario. «Per esempio perché non leggere Emilio Salgari, che ha scritto forse il primo romanzo fantascientifico della letteratura italiana» propone. Oppure un’autrice poco considerata come Elsa Morante. Paradossale perché oggi sarebbe estremamente d’attualità perché ci racconta della guerra dagli occhi di un bambino.