La fine dei classici, i Promessi Sposi cambiano classe: dal secondo al quarto anno

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire». Secondo Italo Calvino quei tomi che ci hanno accompagnato durante l’infanzia e l’adolescenza parlano una lingua universale indipendente dal tempo a cui appartengono. Permettendoci di indossare i panni del cacciatore di balene a fianco del capitano Achab, di bere il caffè alla stazione con Anna Karenina e combattere contro i mulini a vento insieme a Don Chisciotte. Tuttavia il Ministero dell’Istruzione non la pensa proprio così. I Promessi Sposi infatti «non sono più un classico contemporaneo». Per questo Giuseppe Valditara ha deciso di spostarlo al quarto anno, collocandolo durante lo studio della letteratura dell’Ottocento. Una scelta che però stride con quella che dovrebbe essere la natura più profonda di un classico: parlare a tutti.

Manzoni fin dalla Riforma Gentile

Una scelta rivoluzionaria se si pensa che si studiano Renzo e Lucia fin dal 1923. Anno in cui venne attuata la “Riforma Gentile”. Questa infatti vedeva nella scuola un luogo di formazione dello “Stato etico”, che aveva l’obbligo di formare i suoi cittadini. In questo senso la scelta di affidare il primo anno a Omero e soprattutto a Virgilio che con il suo Enea così pius e devoto agli dei e alla famiglia avrebbe dovuto costituire un modello per il bravo membro della cittadinanza.

I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

E non solo al secondo il religiosissimo Manzoni (anche se poi ha i suoi dubbi se si vede la Storia di una colonna infame) che doveva invece dare gli strumenti allo studente per diventare un bravo e rispettoso credente. Infine l’ascesa fino al Paradiso con Dante e Beatrice.

Da Tolkien a Stephen King

In alternativa, sempre secondo la circolare, l’insegnante potrà far leggere agli studenti libri meno complessi dal punto di vista linguistico come Fenoglio, Pavesi ma perfino Tolkien e Stephen King. Non solo romanzi “alti”, dunque, ma anche gialli, fantascienza, horror e narrativa contemporanea. L’intento è chiaro: favorire la lettura integrale di almeno tre libri l’anno, che diventano quattro o cinque nel secondo biennio, scegliendo testi che risultino più coinvolgenti per gli studenti.

Dante da tre a due

Non solo Manzoni e il suo «ramo del lago di Como», anche Dante dovrà subire una rivoluzione. Dai classici tre anni dedicati a Inferno, Purgatorio e Paradiso si passa a due. La Divina Commedia si affronterà al terzo e al quarto anno, mentre l’ultimo anno sarà riservato alla letteratura post-unitaria. Non c’è un numero di canti consigliati, basta che gli studenti abbiano un’idea complessiva della struttura e dello stile dantesco.

Marco Fedeli

Calciofilo, milanese ma col cuore al mare. Mi occupo di sport e di esteri, ma anche di intelligenza artificiale. Ho svolto lo stage a Sky Sport.

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