Ci sono spari che non fanno più rumore, e altri che risuonano più forte. Come quelli esplosi nella sala dell’hotel Hilton di Washington dove si svolgeva la cena con Donald Trump e i corrispondenti della Casa Bianca. Una sala gremita di giornalisti che hanno ripreso e pubblicato il momento in diretta sui loro social e le loro testate.
Il caos dopo gli spari
Nella serata americana l’annuale cena dei Corrispondenti è scivolata nel caos a seguito di quattro o cinque colpi di pistola avvenuti all’esterno della grande sala dove si trovavano i giornalisti, il presidente Donald Trump con la First Lady Melania e vari ministri, tra cui Scott Bessent e Pete Hegseth. La cena era iniziata da poco e nei piatti c’erano solo gli antipasti quando il rumore ha innescato nei presenti quell’istintivo senso di sopravvivenza che non si ha di avere fino a quando non ci si ritrova in situazioni di pericolo, costringendo i presenti ad accucciarsi sotto i tavoli. Nel frattempo, agenti armati sono corsi nella sala gridando di abbassarsi, mentre altri scortavano il presidente e i ministri al sicuro.

Cos’è successo
Pochi istanti prima un uomo ha corso attraverso i controlli di sicurezza con una pistola in mano, sparando agli agenti dei Servizi Segreti. Uno di loro si è salvato grazie al giubbotto antiproiettile che indossava. Sono questi i colpi che sono stati uditi all’interno della sala. La corsa dell’attentatore è durata poco: altri agenti lo hanno fermato e immobilizzato. L’uomo è stato subito identificato. È Cole Tomas Allen, trentunenne di Los Angeles, insegnante e sviluppatore di videogiochi. Dalle prime ricostruzioni ha agito da solo, nel tentativo, sventato, di raggiungere la sala dell’evento, ma non si sa ancora se il suo obiettivo fosse il presidente Trump. Sull’uomo sono state ritrovate altre armi: coltelli, un fucile e una pistola.
Visualizza questo post su Instagram
La cena dei Corrispondenti
Intanto nella sala la serata della White House Correspondents’ Association è rimasta bloccata in un limbo incerto. La cena si svolge ogni anno con tutti i giornalisti accreditati alla Casa Bianca, solitamente l’ultimo sabato di aprile all’hotel Hilton di Washington. Lo stesso luogo dove nel 1981 John Hinckley Jr. ha sparato sette colpi di pistola ferendo gravemente l’allora presidente Ronald Reagan. Questa volta l’allarme è invece rientrato piuttosto in fretta, quando Wijia Jiang, giornalista della CBS e presidente della White House Correspondents’ Association è tornata sul palco e ha annunciato che la cena sarebbe ripresa. Poco dopo però le autorità hanno preferito far evacuare, interrompendo la serata.
“Bene, grazie mille. È stato molto inaspettato!”, ha detto Donald Trump neanche due ore dopo l’attentato all’Hilton Hotel. Il presidente si è trasferito alla Casa Bianca dove ha tenuto una conferenza stampa, accerchiato dalla sua amministrazione e dalla moglie Melania Trump, tutti ancora vestiti degli abiti da festa. Tutto ciò che resta di una serata celebrativa del Primo Emendamento della Costituzione americana, sulla libertà di stampa, è una sala abbandonata, con le posate ancora pulite e i bicchieri pieni di Champagne.
