La proposta a Trump sull’Italia: una Nazionale senza presidente e ct al Mondiale al posto dell’Iran

Italia al Mondiale senza qualificazione. Non è una invenzione, ma realtà. L’idea è di Paolo Zampolli, consigliere italiano del presidente statunitense Donald Trump. La richiesta a FIFA e Casa Bianca è quella di sostituire l’Iran con la Nazionale azzurra nella competizione che si svolgerà a partire dal prossimo 11 giugno tra Canada, Messico e Stati Uniti. L’Iran avrebbe comunque fatto sapere nelle ultime ore di essere pronto a prendere parte al torneo.

Lo ha affermato lo stesso Zampolli ai microfoni del Financial Times in un articolo pubblicato nella serata italiana di mercoledì: «Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali. Sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno il pedigree per giustificare l’inclusione». «Amo l’Italia, contate su di me» ha poi ribadito a La Stampa. Non è però la prima volta per Zampolli.

Chi è Paolo Zampolli, l’uomo di Trump che vuole l’Italia al Mondiale

Nella sua carriera, Paolo Zampolli ha ricoperto diversi ruoli, soprattutto a livello internazionale. Negli ultimi anni si è occupato di svolgere il compito di ambasciatore e mediatore di relazioni internazionali, ma in precedenza è stato un agente di modelle con la sua “ID Models” e proprio con questa azienda avrebbe favorito l’incontro tra Donald Trump e Melania Knauss nel lontano 1998. Da qui nascerebbe il rapporto con l’attuale padrone della Casa Bianca. Oggi si occupa di costruire accordi e connessioni tra governi.

La mossa politica per riparare il ponte Roma-Washington

La proposta pervenuta alla FIFA non è nuova, perché un tentativo era stato fatto già nel 2022 per il Mondiale in Qatar. I protagonisti erano gli stessi, Iran e Italia, ma gli uffici di Zurigo la respinsero. Questa volta si tratterebbe di conciliare due opportunità, una sportiva e l’altra politica.

Giorgia Meloni e Donald Trump

Secondo le fonti citate dal Financial Times, quella di Zampolli sarebbe infatti una mossa politica e di mediazione tra Roma e Washington. L’obiettivo è chiaro: riparare, per quanto possibile, legami tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo lo scontro in merito agli attacchi del primo nei confronti di Papa Leone XIV.

Italia al Mondiale? Le reazioni avverse e la vaghezza del regolamento

Dalla FIFA al momento non arrivano commenti, ma la posizione di Gianni Infantino è sempre stata netta, perché vuole confermare l’Iran nonostante le difficoltà geopolitiche causate dallo guerra in Medio Oriente. Non c’è stato un no, ma nemmeno un’apertura.

Un no è arrivato invece dalle principali istituzioni italiane. Il presidente del CONI Luciano Bonfiglio ha condannato l’idea: «Prima di tutto non credo sia possibile, secondo mi sentirei offeso. Bisogna meritarselo di andare al Mondiale». Sulla stessa linea il ministro dello sport Andrea Abodi: «Non è opportuno, ci si qualifica sul campo». 

Dal canto suo, il regolamento non inquadra con precisione i criteri di sostituzione di una nazionale che si ritira prima dell’inizio della competizione. L’articolo 6 al comma 2 stabilisce le sanzioni economiche (250mila franchi svizzeri di multa se entro 30 giorni dalla prima partita, 500mila se più tardiva), mentre è il comma 7 a interessare l’Italia: «Se una federazione membro partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo FIFA 2026, la FIFA deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. La FIFA potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra associazione». Di fatto decide la FIFA a proprio piacimento.

Il presidente della FIFA Gianni Infantino

Sul calendario c’è una data importante da segnare: il 30 aprile si terrà il Congresso FIFA a Vancouver e in quell’occasione dovrebbero esserci importanti aggiornamenti sia sulla decisione iraniana di partecipare o meno al Mondiale che sull’eventuale federazione che potrebbe sostituirla.

L’America liberata, l’Italia improvvisata

Dal punto di vista del governo americano, l’assenza dell’Iran sarebbe colta di buon occhio. Le parole di più di un mese fa di Donald Trump non avevano lasciato spazio a grandi interpretazioni: «I giocatori iraniani sono i benvenuti negli Stati Uniti, ma sarebbe meglio non partecipassero per una questione di sicurezza». Per il tycoon sarebbe una sorta di liberazione.

Dall’altro lato c’è la posizione della FIGC. O meglio, la non posizione della FIGC. Il paradosso di tutto questo caso riguarda proprio l’Italia stessa, perché in questo momento si trova priva sia di un presidente federale che di un commissario tecnico dopo gli addii di Gabriele Gravina e Gennaro Gattuso (ci sarà ad interim Silvio Baldini, tecnico dell’U21). Le elezioni del nuovo capo federale sono previste per il 22 giugno, esattamente 11 giorni dopo l’inizio del Mondiale.

Al di là della lecita speranza, resta la realtà: senza merito, senza guida e senza identità, il Mondiale sarebbe solo una vetrina impietosa. Più che un’occasione, sarebbe un’esposizione delle mancanze del calcio italiano. E allora forse, questa volta, non essere “ripescati” è la scelta più dignitosa: perché certe scorciatoie non salvano, mettono solo a nudo ciò che manca davvero.

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