Olimpiadi, Lara Naki Gutmann: «Ora sogno di ispirare qualcuno»

Le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano – Cortina 2026 sono ormai finite da un mese e già si sta parlando delle prossime edizioni estive. La Sindaca di Genova Silvia Salis, con un reel su Instagram, ha annunciato l’intenzione dei Comuni di Milano, Torino e Genova di presentare una proposta di candidatura per ospitare i Giochi nel 2036 o in alternativa nel 2040. È ancora tutto da organizzare, ma intanto i tre sindaci e i relativi presidenti di regione si sono già incontrati per discutere il progetto. Nonostante già si sogni una futura Olimpiade in Italia, resta ancora memorabile l’impresa degli azzurri a Milano – Cortina con le loro 30 medaglie. Una di queste, un bronzo, è stata conquistata nella gara a squadre di pattinaggio artistico su ghiaccio. Tra di loro spicca Lara Naki Gutmann, la nuova stella del pattinaggio artistico italiano, una storyteller che usa lame e ghiaccio per scrivere la sua poesia.

Nata a Trento nel 2002, si è appassionata al pattinaggio nel 2006 guardando i Giochi Invernali di Torino e da quel momento il ghiaccio è diventato la sua quinta essenza. Dall’eleganza di Lidia Poët, alla tenacia de Lo Squalo, la possibile erede di Carolina Kostner anche ai Mondiali di Praga 2026 ha riportato l’Italia sulle vette del ghiaccio, con un brillante quinto posto.

Come ti sei avvicinata al mondo del pattinaggio?

«Mi sono avvicinata a questo sport da piccolissima. Avevo tre anni mentre guardavo le Olimpiadi del 2006 in tv e per la prima volta ho visto queste atlete volteggiare sul ghiaccio. Ho chiesto subito ai miei genitori di provarlo perché volevo diventare come loro. Quindi mi hanno portato nel palaghiaccio di Trento in cui tuttora mi alleno, vicino a Rovereto, dove vivo, e mi è piaciuto subito».

Quali sono le atlete che ti hanno fatto appassionare a questo sport?

«Ci sono tanti atleti che ammiro, in particolare Kim Yuma e Stéphane Lambiel, con cui adesso lavoro. Ma anche Michelle Kwam e Patrick Chan. In tutti questi pattinatori ho sempre apprezzato il grande impegno e la grande ricerca sul lato artistico».

Quando hai capito che questa tua passione sarebbe diventata qualcosa di più grande?

«L’ho capito subito. Il pattinaggio è uno sport che richiede tanta costanza fin da piccoli. Già alle elementari facevamo molti allenamenti: mia mamma mi portava al palaghiaccio anche quando avevo lezioni a scuola, sia la mattina che il pomeriggio. Ma il momento in cui ho capito davvero che il pattinaggio sarebbe stata la mia vita e il mio lavoro è quando ho iniziato le competizioni internazionali. Un esempio sono stati i mondiali a squadre di Tokyo dove c’era un’atmosfera di squadra che normalmente non esiste, essendo uno sport individuale, e lì ho capito che avrei voluto rivivere quell’emozione più volte possibile».

Come hai vissuto queste olimpiadi a Milano-Cortina rispetto a quelle di Pechino 2022?

«Le Olimpiadi sono sempre speciali, ma pattinare in uno stadio pieno di pubblico di casa fa un altro effetto. Rispetto alla mia prima Olimpiade (ndr Pechino 2022), i Giochi di Milano-Cortina sono stati molto diversi, non solo per l’obiettivo, che era più grande, ma anche perché gareggiavo individualmente e potevo finalmente vivere il villaggio senza ansia del Covid-19. Alla fine della mia ultima prestazione non volevo più andarmene, volevo godermi quel momento a Milano, una città che conosco bene».

Cosa rivivresti di questa Olimpiade?

«Ci sono due momenti in particolare. Il primo è la fine del mio programma lungo. Ero veramente felice di come era andata e di come avevo finito. Nella mia testa si è fissato un istante, in particolare: quando ero seduta sul ghiaccio a fine gara. E’ impresso nella mia memoria e mi permette di riviverlo all’infinito. Il secondo è mentre pattinava Matteo Rizzo nella gara a squadre. Era l’ultimo ad esibirsi tra noi e il suo punteggio era quello decisivo per la medaglia. Durante la sua performance eravamo tutti insieme, c’era un’emozione pazzesca. Finito il suo esercizio abbiamo iniziato a urlare e saltare. Mi ricordo che ho guardato i miei compagni e ho detto: “Non ci credo”. Sapevamo che ce l’avevamo fatta».

Come avviene la scelta delle musiche e dei costumi?

«Le musiche da usare per le coreografie vengono decise ad ogni fine stagione, ma per me è molto difficile pensare alla stagione successiva mentre ce n’è una in corso. Per questo mi affido al mio team, come anche per i costumi. Partiamo dalla musica, dalla storia che vogliamo raccontare, poi le sarte a cui ci affidiamo li creano su misura e in sintonia con la coreografia. A volte ho preso spunto da pattinatrici del passato ma anche dalla moda. Dipende dall’idea che abbiamo in mente».

Oltre ad essere pattinatrice sei anche studentessa, vorresti insegnare?

«Ho scelto di studiare sia per poter insegnare ma anche perché, come atleta, ho imparato molte cose utili per il mio sport. Mi sono laureata in scienze motorie e mi piacerebbe un domani rimanere nell’ambiente sportivo, un settore che mi piace e mi ha insegnato molto, anche nella vita».

Raccontaci un po’ della tua routine, tra sport e vita quotidiana.

«La mia routine sportiva generalmente consiste in tre ore di allenamento sul ghiaccio al giorno e altri momenti fuori dalla pista di preparazione atletica, danza classica, moderna e pilates distribuiti lungo la settimana. Mi alleno tutti giorni, tranne il sabato che è di pausa. Ma nei periodi di alta tensione quando, ad esempio, dobbiamo preparare le competizioni, la routine ovviamente può cambiare. Sono sempre riuscita a combaciare abbastanza bene amici e sport e ciò mi ha permesso di non perdere gli amici veri che continuano a supportarmi».

Nel 2020 ti sei infortunata, è stato quello il momento più buio della tua carriera?

«Sì, direi che uno dei momenti più difficili è stato il periodo dell’infortunio, quello che mi ha portato via più tempo. Mi sono dovuta operare ad agosto 2020 e ci ho messo un po’ a tornare. Ho provato a partecipare subito a delle gare ma non mi sentivo bene, non potevo dare il massimo. Avere intorno le persone giuste, un bel team e la famiglia, è stato fondamentale per vivere questo momento difficile in modo più positivo. Il mio allenatore Gabriele Minchio mi ha sempre spronato a fare delle gare e quell’anno ho vinto per la prima volta il Campionato Italiano Senior».

Parliamo dei tuoi genitori. Come ti supportano e come hanno vissuto Milano-Cortina?

«I miei genitori sono stati fondamentali nel mio percorso. Le persone che abbiamo intorno, soprattutto durante la crescita, ti aiutano ad affrontare sia le vittorie che le sconfitte. Durante questi ultimi anni spero di avergli dato qualche soddisfazione. Mio papà è riuscito a venire a vedermi alle ultime Olimpiadi. È stato bello anche per questo gareggiare in Italia, perché sentivo il tifo della mia famiglia e dei miei amici. Mia mamma invece non guarda mai le mie gare, perché si agita come se gareggiasse lei».

La medaglia olimpica era il tuo sogno. Ora che l’hai ottenuta, qual è il prossimo passo?

«Il mio sogno all’inizio era solo la partecipazione alle Olimpiadi e si è avverato ben due volte, la medaglia è stata poi un successo per niente scontato. Ora un altro sogno che ho è poter ispirare qualcuno come è successo a me vent’anni fa a Torino nel 2006».

Se ce l’avessi vicino, quale consiglio daresti alla Lara piccolina?

«Le direi di credere in sé stessa e nei suoi sogni anche se grandi. Le direi poi di parlarsi e pensare in maniera positiva perché questo influenza cosa facciamo tutti i giorni e come vediamo le cose».

Eva Surian

Nata a Portogruaro (VE) nel 2003, sono cresciuta con la vittoria di Sebastian Vettel in Malesia, i racconti di Ayrton Senna, la Ferrari gloriosa di Schumacher e i 7 mondiali di Lewis Hamilton. Scrivo di motorsport per Italia Racing. Non solo, mi occupo anche di cronaca nazionale e internazionale. L'obiettivo è quello di lavorare come giornalista sportiva. Da quando Senna non corre più, non è più domenica.

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