Martedì 14 aprile 2026, l’Italia ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del memorandum di collaborazione sulla difesa stipulato con Israele, e in atto dal 13 aprile 2016. La premier Giorgia Meloni e il Ministro della Difesa Crosetto ne danno l’annuncio, subito dopo le dichiarazioni rilasciate da Trump sulla premier al Corriere della Sera. Ma la principale causa della decisione di non rinnovo è riconducibile ai vari attacchi dell’IDF nei confronti dell’UNIFIL – e dei soldati italiani – in Libano, in queste prime settimane di aprile.
La nascita dell’accordo
Il memorandum fu sottoscritto a Parigi nel 2003, e ratificato nel 2005, sotto il governo Berlusconi. Entra ufficialmente in vigore dal 13 aprile 2016. Si tratta di un accordo quinquennale con rinnovo automatico, salvo impedimenti, e si basa su 11 articoli. L’accordo funge da cornice per l’integrazione tecnologica e industriale tra le forze armate italiane e israeliane. Oltre alla fornitura di equipaggiamenti, il protocollo promuove la ricerca congiunta e la politica degli approvvigionamenti gestita dai rispettivi Ministeri. Un punto cruciale riguarda la cooperazione industriale: il testo prevede infatti meccanismi per facilitare lo scambio di informazioni tecniche e la gestione di royalties e licenze, agendo come catalizzatore per le vendite e le esportazioni della difesa.

Gli attacchi dell’IDF
L’8 aprile 2026, un convoglio logistico italiano in marcia da Shama verso Beirut è stato bersagliato da colpi di avvertimento sparati dall’IDF. Fortunatamente non ci sono stati feriti tra i militari italiani, ma il convoglio è stato costretto a rientrare, interrompendo la missione. Il 12 aprile 2026, la tensione è salita ulteriormente. Secondo i report ufficiali di UNIFIL carri armati israeliani hanno deliberatamente speronato dei veicoli delle Nazioni Unite presso Bayada per bloccare l’accesso alle posizioni ONU. In un’occasione, i danni ai mezzi sono stati definiti “significativi”. È stato denunciato il danneggiamento di telecamere di sorveglianza e sistemi di monitoraggio presso il quartier generale di Naqoura da parte delle truppe israeliane.
L’escalation ha portato a passi formali immediati. Il Ministro Tajani ha convocato d’urgenza l’ambasciatore israeliano a Roma. Il Ministro Crosetto e il Generale Diodato Abagnara (Force Commander di UNIFIL) hanno ribadito che i militari italiani operano sotto mandato internazionale e che le azioni dell’IDF sono “inaccettabili violazioni della risoluzione 1701”.
La scelta italiana
Già il 7 ottobre 2023, il governo italiano aveva sospeso il rilascio di qualsiasi nuova autorizzazione per l’esportazione di armamenti verso Israele. Questo significa che nessuna azienda italiana può firmare oggi un nuovo contratto di vendita di armi con Tel Aviv. Questa scelta è dettata dalla Legge 185/90, che vieta l’export di armi verso Paesi in stato di conflitto o responsabili di violazioni dei diritti umani.
La scelta dell’Italia di sospendere il rinnovo dell’intesa, ci avvicina alle scelte di altri leader europei, che in questi mesi hanno preso le distanze dal conflitto in Gaza e Libano. Ma nonostante la sospensione delle licenze, alcune forniture continuano a partire. Questo perché le licenze già emesse prima del conflitto sono ancora valide. Dunque, se un’azienda ha ottenuto l’autorizzazione nel 2022 per consegnare componenti in tre anni, la legge italiana – a meno di un embargo totale e retroattivo – permette il completamento di quegli ordini.