UNÌSONO E LA NUOVA NOTTE MILANESE: «L’OBIETTIVO È CREARE EVENTI PER TUTTI»

C’è stato un tempo in cui le discoteche erano aperte di pomeriggio, colme di adolescenti trainati dalla pura voglia di divertirsi ma limitati dalla loro giovane età che non gli permetteva di frequentare i locali notturni. E c’è stato anche il tempo della disco music degli anni Settanta diventata un vero e proprio cult della discoteca di fine Novecento. Le note di Gloria Gaynor, Madonna, Michael Jackson, i Queen, Cindy Lauper, gli Alphaville, i Depeche Mode scandivano i passi e scioglievano i movimenti dei ventenni che oggi ricordano con nostalgia gli anni ‘80 e ‘90. Ora, invece, non c’è più la febbre del sabato sera.

I primi passi di UnìSono sul dancefloor

A Milano, in dieci anni, ha chiuso un locale su tre, come se il culto della discoteca fosse ormai passato di moda. Il nuovo fenomeno del soft clubbing sta ridefinendo il concetto di festa, spostando la disco notturna al daytime in luoghi inusuali come bar e caffetterie, ma c’è anche chi cerca di rendere la nightlife milanese veramente accessibile, come il progetto UnìSono. Avviato nel 2019 a Milano come progetto sperimentale della onlus Walter Vinci, UnìSono si pone l’obiettivo di creare eventi musicali serali per giovani con disabilità intellettiva.

Un’iniziativa che non affonda le sue radici in Italia, ma come racconta Pietro Colombo – Responsabile degli eventi UnìSono – «L’idea nasce da me e un mio compagno di liceo quando, leggendo la rivista Mixmag, ci siamo imbattuti in un articolo che parlava di Under One Roof, un progetto che a Manchester organizza delle serate con dj della techno inglese per ragazzi con disabilità cognitiva. Tuttavia, qualche mese dopo è arrivata la pandemia e questo ha rallentato tutto. Poi, nel 2021 è entrata Arianna Gatti, ora coordinatrice di UnìSono, e abbiamo maturato insieme l’idea di fare serate per tutti, ma strutturare sulle soglie di tolleranza delle persone con disabilità cognitiva».

Il progetto UnìSono è nato nel 2019 a Milano come progetto sperimentale della onlus Walter Vinci
Il progetto UnìSono è nato nel 2019 a Milano come progetto sperimentale della onlus Walter Vinci

Disco music, funky, garage, house, techno, luci statiche e volume della musica più basso. È questo il quadro di una perfetta serata UnìSono. Un progetto che, prima di scendere sul dancefloor, ha deciso di organizzarsi al meglio. «Abbiamo capito che c’era un problema sociale alla base. Questi ragazzi volevano andare alle serate, ma non potevano. Quindi, abbiamo capito quali fossero gli ostacoli e abbiamo cercato di abbatterli parlando con esperti di psicoacustica, educatori, psicoterapeuti, leggendo tanta letteratura ma, soprattutto, parlando con i diretti interessati», ha detto Colombo.

Un progetto che non si pone limiti

Niente musica commerciale, quindi, per non cadere in quella logica “pietistica”, piuttosto, un sound che faccia divertire e ballare anche chi, per molto tempo, non ha potuto sciogliersi sulla pista da ballo. Un progetto che, però, non si pone limiti. «Abbiamo fatto le prime serate nel 2022», continua Colombo «ora siamo nel 2026 e il feedback ricevuto è stato molto positivo, tanto che se nei primi anni lavoravamo solo con persone affette da disabilità cognitiva, ora abbiamo allargato anche a persone con disturbi dello spettro autistico, per assicurarci che non venga lasciato fuori nessuno».

Una perfetta serata UnìSono, dalla disco music alla techno house
Una perfetta serata UnìSono, dalla disco music alla techno house

A differenza delle associazioni di persone con disabilità, i ragazzi della Walter Vinci fanno qualcosa di diverso. Le serate che organizzano non sono confinate all’interno delle associazioni, ma si inseriscono all’interno della società e del territorio. L’obiettivo non è fare serate per persone con disabilità, ma organizzare un evento musicale in un locale per tutti. Ciò che muove UnìSono è la promozione di un cambiamento culturale, eliminare le barriere, creare legami e cercare di integrare nel dancefloor tutte quelle persone che sono state isolate per troppo tempo.

«Quando abbiamo avuto i primi feedback, sono rimasto stupito da quello che i ragazzi mi dicevano», ha spiegato Colombo, «per molte persone è stato veramente strano fare tardi perché non lo avevano mai fatto prima. Altri, invece, hanno ascoltato per la prima volta della musica diversa, non i tormentoni che passano alla radio. Per tutti loro è una sensazione bellissima».

Eva Surian

Nata a Portogruaro (VE) nel 2003, sono cresciuta con la vittoria di Sebastian Vettel in Malesia, i racconti di Ayrton Senna, la Ferrari gloriosa di Schumacher e i 7 mondiali di Lewis Hamilton. Scrivo di motorsport per Italia Racing. Non solo, mi occupo anche di cronaca nazionale e internazionale. L'obiettivo è quello di lavorare come giornalista sportiva. Da quando Senna non corre più, non è più domenica.

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