Gianluca Brambilla è il nuovo ospite di Tomalet. Allievo del Master nel biennio 2020-2022, ha scoperto la passione per il giornalismo dopo un periodo di studio negli Stati Uniti, durante gli anni del liceo. Ha svolto il primo stage della Scuola nella redazione di cronaca locale de Il Giorno e il secondo al quotidiano online Open, dove lavora tutt’oggi.
Qual è stato il percorso formativo prima di diventare giornalista?
Ho fatto il liceo linguistico Virgilio a Milano, e alle superiori ero convinto che le lingue sarebbero state il mio lavoro. Volevo fare l’interprete, poi in quarta liceo ho fatto un anno all’estero negli Stati Uniti e ho cambiato idea. Ho iniziato a scrivere delle cose che mi piacevano, per passione. Così ho scoperto il giornalismo e da lì mi sono iscritto alla Iulm, alla triennale in comunicazione, media e pubblicità, con l’obiettivo di provare, dopo, a entrare al Master in giornalismo, e alla fine ce l’ho fatta.
Dove hai svolto i due stage della Scuola di giornalismo?
Ho svolto il primo a Il Giorno, nella redazione della cronaca di Milano, quindi cronaca locale. E il secondo a Open, dove lavoro tuttora.
Una volta finito il secondo stage, sei subito rimasto a Open?
Ho avuto un paio di mesi di stacco tra la fine dello stage e l’inizio del lavoro. Poi mi hanno richiamato per iniziare, questa volta non da stagista, ma da giornalista ancora praticante. Non avevo ancora dato l’esame, però ero retribuito. Mi hanno fatto prima un contratto di tre mesi e dopo quei tre mesi subito il contratto a tempo indeterminato. Da quel momento sono rimasto fisso a Open. Sono stato fortunato.
Di cosa scrivevi a Open agli inizi?
Open è una bella palestra per qualcuno che è appena uscito dal master, innanzitutto perché è una realtà giovane sia per la data di fondazione, dato che ha meno di dieci anni, sia per l’età media della redazione, perché siamo tutti molto giovani. Quando sono entrato mi occupavo un po’ di tutto, soprattutto hard news, che è tutto quello che in genere viene chiamato rullo. È una bella palestra che aiuta a rimanere aggiornati su tutto.
E ora?
Con il passare del tempo, sono riuscito a ritagliarmi la mia area di competenza e di interesse, che è quella della sostenibilità. Ambiente, clima, energia ed economia, però sempre declinati sotto il grande cappello della sostenibilità. Insieme a questo mi sono occupato tanto di Unione Europea, e ho avuto la fortuna di fare moltissime trasferte nelle sedi istituzionali a Bruxelles e Strasburgo. Così ho imparato tantissimo e, forse, tra tutte le cose di cui mi occupo questa è diventata quella che ancora adesso preferisco seguire.
Quando hai iniziato il Master già sapevi di voler scrivere o preferivi altri media come TV o radio?
Devo essere sincero, fin dall’inizio sapevo che di tutte le forme di espressione preferivo quella scritta, banalmente perché guardo poco la TV e non ascolto mai la radio. E invece leggo molto sia libri sia giornali, riviste, siti. Sono stato fortunato a trovare un posto che mi ha permesso di scrivere tantissimo.
Fino ad ora, qual è stato il momento più difficile della tua carriera?
Forse quello subito dopo la fine del master. Perché la scuola di giornalismo è una sorta di ibrido tra una laurea magistrale e un lavoro vero e proprio, però comunque il passaggio al mondo del lavoro vero, chiamiamolo così, l’ho sofferto un pochino. Perché ho dovuto fare i conti con una competizione molto agguerrita nel settore. Ci sono pochi posti e tante persone che vogliono quel posto, quindi bisogna darsi da fare per cercare di ritagliarsi il proprio spazio.
E invece la cosa più bella?
Una cosa che mi è piaciuta moltissimo fare, guardando indietro, e di cui vado orgoglioso è una rubrica settimanale che ho curato per qualche mese per Il Giorno, sulle pagine del cartaceo della cronaca locale, intitolata Lettere al sindaco dalla sua città. Era un’idea venuta a me e alla mia collega di corso Chiara Zennaro, che ha fatto lo stage insieme a me. Questa rubrica raccontava tutte le differenze interne alla città. Come il trattamento tra il centro di Milano e le periferie, e ogni mese si sviluppava affrontando un determinato tema.
Mi fai qualche esempio?
C’era un mese in cui si parlava di trasporti, e facevamo vedere la differenza tra cosa significa vivere in centro città e avere tutti i mezzi a disposizione rispetto a vivere in uno dei quartieri periferici di Milano, dove ci sono i comitati di quartiere che si battono da decenni per avere una linea dell’autobus in più. Oppure poteva essere sulla raccolta dei rifiuti, o magari a livello economico sulle disuguaglianze di reddito. L’obiettivo era fare emergere il volto duplice di Milano, dove ci sono i super ricchi, i ceti più benestanti al centro, ma ci sono anche dei quartieri dove bisogna fare i conti col costo della vita che è più alto che altrove. Poi io sono dell’hinterland milanese quindi ne vado molto orgoglioso.
Qual è l’insegnamento più importante che hai appreso al Master della Iulm?
L’insegnamento più grande è stato l’opportunità di essere in un contesto che è una full immersion. Sono due anni in cui vivi, respiri e senti parlare solo di giornalismo. La cosa più utile che mi ha lasciato il master è la cassetta degli attrezzi che ti fornisce un’esperienza del genere, dove hai a che fare con professionisti dell’informazione che fanno lavori anche molto diversi tra loro, ma tutti sotto il cappello del giornalismo. Ti permette di sperimentare tantissimo, quindi tu puoi entrare con l’idea o la presunzione che ti piace scrivere e che scriverai, invece ti metti a sperimentare anche come fare radio, come fare tv, come fare delle grafiche, come montare dei video, e scopri che in realtà quello che ti piace è un’altra cosa. Spesso ci sono cose che vorrei provare a fare e penso “È una delle cose che avrei potuto fare al Master”, invece ora sono già in piena età lavorativa e quindi è molto più difficile.
Se potessi parlare al Gianluca ancora allievo del Master, che consiglio gli daresti?
Gli direi di sperimentare tantissimo tutti i diversi modi in cui si può fare lo stesso lavoro. Prova più cose, magari ne scoprirai una che ti piace tanto quanto lo scrivere, se non ancora di più.