Olimpiadi Milano-Cortina, Malagò: “Con i giochi tutto più accessibile”

Il Presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò traccia un primo bilancio dei Giochi: costi controllati, impianti sostenibili e un’eredità che resta.

La prima domanda è d’obbligo. Presumo che uno degli obiettivi principali sia far coincidere riduzione dei costi e massimizzazione dei risultati. Con l’evento così vicino qual è il suo bilancio?

“Il bilancio, per quanto mi riguarda, è positivo. Fin dall’inizio abbiamo lavorato per mantenere un equilibrio tra il contenimento dei costi e la massimizzazione dei risultati. In questa prospettiva si inserisce il masterplan presentato nel 2019, che prevedeva un ricorso limitato alla realizzazione di nuovi impianti sportivi e l’utilizzo prevalente di strutture già esistenti o temporanee, pari a circa l’85%. A sei anni dall’assegnazione e con l’avvicinarsi dei Giochi, iniziano a emergere risultati concreti. Secondo uno studio condotto da Banca Ifis, l’impatto complessivo di Milano Cortina 2026 è stimato in oltre 5 miliardi di euro, con ricadute sul piano occupazionale e sul PIL.”

Durante i 12 anni da presidente del Coni, l’Italia ha vinto 142 medaglie olimpiche, un risultato clamoroso e forse irripetibile. Che meriti si ascrive di fronte a un risultato di questa portata?

Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita, diventare Presidente del CONI è stato il coronamento di un sogno. Ho cercato di onorare il ruolo con impegno, dedizione e passione, anteponendo l’interesse dell’intero movimento rappresentato a ogni altra dinamica. Credo che la coerenza espressa attraverso questo approccio sia stata apprezzata e condivisa da una maggioranza quasi assoluta, con la quale abbiamo portato avanti un gioco di squadra sinergico e proficuo. Non è stato mai lasciato indietro nessuno”.

In altre parole, se dovesse riconoscersi la qualità più importante che ha caratterizzato il suo mandato?

Senso del dovere, spirito di servizio e rispetto, per la storia del CONI e per ogni interlocutore”.

Dal punto di vista del lascito materiale e simbolico quale sarà l’eredità di queste Olimpiadi?

“Sul fronte materiale, uno dei segni più tangibili sarà il Villaggio Olimpico di Porta Romana, a Milano. Dopo aver accolto atlete, atleti e team, si trasformerà, al termine dell’evento, nel più grande studentato convenzionato d’Italia, con circa 1.700 posti letto e servizi pensati per la comunità universitaria. Un altro esempio significativo è il Milano Ice Park a Rho Fiera. Quattro padiglioni del polo fieristico sono stati adeguati per ospitare due impianti sportivi temporanei. Strutture progettate con soluzioni all’avanguardia e orientate alla sostenibilità. Al termine dei Giochi, questi spazi verranno riconfigurati come arene polifunzionali. A Cortina, l’eredità materiale passa invece da impianti che tornano al centro della vita sportiva internazionale, come lo Stadio Olimpico del Ghiaccio. Pensi: un’opera pensata per i Giochi del 1956 è stata resa accessibile per le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. Ma i Giochi hanno innescato un processo di rinnovamento più ampio: molte strutture alberghiere sono state rinnovate, grazie a investimenti importanti attratti dalle Olimpiadi e Paralimpiadi, contribuendo così a restituire a Cortina una dimensione ancora più competitiva. Pensiamo anche all’Arena di Verona, un anfiteatro di oltre 2.000 anni che verrà reso più accessibile per i Giochi. Come ricorda spesso il Presidente dell’International Paralympic Committee, questo manderà un messaggio fortissimo al mondo: se un monumento del genere può diventare più accessibile, tutto può diventare più accessibile. C’è poi una dimensione simbolica altrettanto importante. I Giochi sono portatori di valori di inclusione, equità e ospitarli significa diffonderli nella società.

Uscendo (per qualche riga) dal suo ruolo di manager e imprenditore, le chiedo quanto sentimentalmente ha sofferto per l’abbandono della presidenza del Coni?

È stato un capitolo bellissimo della mia vita, a livello personale e da dirigente sportivo. Sono fatalista e sereno. Ritenevo solo che una proroga, a pochi mesi da un’edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici da ospitare in Italia, sarebbe stata una soluzione giusta, anche in funzione dell’impegno profuso per l’assegnazione e del lavoro svolto negli anni successivi. Non capita spesso di poter disputare un evento a cinque cerchi nel nostro Paese. Per questo si trattava di una situazione quasi unica, ma ora sono concentrato solo sui Giochi, sul futuro”.

Qual è la sua dieta mediatica?

Non mi perdo un quotidiano, ma parto da quelli sportivi, alternandoli e cominciando a leggerli al contrario, dalle ultime pagine. Seguo con interesse tutti i talk show, non ho preferenze. Di norma sono sinonimo di pluralismo, soprattutto quando vige una dialettica rispettosa e pacata. Diventano preziosi laboratori di idee”.

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