Le richieste di risarcimento dei familiari delle vittime del Covid-19 cambiano sede. Dopo anni davanti al Tribunale civile di Roma, le cause passano al giudice amministrativo. Si tratta dell’organo che tutela gli interessi legittimi dei cittadini nei confronti della Pubblica amministrazione e che opera attraverso i TAR e il Consiglio di Stato. Ha inoltre giurisdizione esclusiva sulle controversie legate alle disfunzioni del servizio sanitario nazionale. A stabilirlo è la Corte di Cassazione e in gioco ci sono risarcimenti per circa 100 milioni di euro.
La decisione della Cassazione
La Corte Suprema di Cassazione ha accolto la tesi della Presidenza del Consiglio. Respinta invece la posizione dei parenti delle vittime, che chiedevano la competenza del giudice ordinario. Secondo la Cassazione, le domande di risarcimento riguardano l’inefficienza dell’azione amministrativa nella gestione del servizio sanitario nazionale, prima e durante la pandemia. Per questo scatta la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, esercitata dai TAR e dal Consiglio di Stato. La Corte precisa che la presenza di diritti fondamentali, come il diritto alla salute, non cambia la competenza.
Le accuse sulla gestione della pandemia
L’azione collettiva è contenuta in un dossier di oltre duemila pagine. Al centro ci sono le scelte adottate durante l’emergenza Covid. I ricorrenti denunciano l’assenza di un piano pandemico aggiornato, previsto da una decisione del Parlamento europeo del 2013 e dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Nel mirino anche la scarsità di tamponi, la mancanza di posti letto, i ritardi nei trasporti e nei ricoveri, l’insufficienza dei ventilatori e le differenze nei protocolli di cura e di diagnosi. Le richieste di risarcimento sono rivolte contro la Presidenza del Consiglio, il Ministero della Salute e la Regione Lombardia.