La tregua del gelo è realtà. La Russia ha accettato la richiesta di Donald Trump di sospendere gli attacchi su Kiev fino al primo febbraio per via delle temperature sempre più basse in Ucraina, che toccano i -30 gradi. Con i bombardamenti delle ultime settimane infatti la Russia ha causato vittime e distruzione, colpendo anche le centrali energetiche, lasciando molte abitazioni al freddo.
Una tregua fragile
La tregua, la prima da quella del 9 maggio, la cosiddetta “tregua dei tre giorni” e da quella fragilissima di Pasqua dopo quattro anni di guerra cruenta, non è di sette giorni come affermava il presidente americano e nemmeno uno stop ai bombardamenti su tutto il Paese. Il cessate il fuoco temporaneo, spiega sempre il Cremlino, serve a «creare le condizioni favorevoli al negoziato».

Lo scambio di prigionieri
Nel frattempo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, parlando con i giornalisti, ha affermato che la Russia ha interrotto lo scambio di prigionieri. «I russi hanno bloccato il processo. Non sono molto interessati allo scambio di persone perché ritengono che non porti loro nulla», ha detto il leader di Kiev. «Pensano che ci dia qualcosa. Ma credo che debbano pensare anche alla loro gente, ai loro militari», ha aggiunto il presidente ucraino.
Il vertice di Abu Dhabi
Il percorso verso il tavolo delle trattative tra la delegazione russa e quella ucraina, previsto per domenica primo febbraio ad Abu Dhabi, appare oggi più in salita che mai. A complicare il quadro l’instabilità geopolitica globale. L’escalation della crisi tra Stati Uniti e Iran potrebbe infatti far slittare l’incontro.

Secondo fonti internazionali la composizione delle delegazioni è già mutata. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che i due inviati chiave di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, non parteciperanno al round di questo fine settimana. «Per noi è molto importante che tutti coloro con cui abbiamo raggiunto un accordo siano presenti all’incontro, perché tutti si aspettano un feedback» ha affermato. «Ma la data o il luogo potrebbero cambiare – prosegue – perché, a nostro avviso, sta succedendo qualcosa nella situazione tra Stati Uniti e Iran. E questi sviluppi potrebbero probabilmente influenzare la tempistica».
Il rebus della sede
Resta infine il nodo del luogo dell’incontro. Zelensky ha ribadito con forza l’impossibilità di un incontro con Vladimir Putin in territorio russo, ma in un Paese terzo. Si era parlato anche del Vaticano come possibilità. «Per me è impossibile – afferma il presidente ucraino – incontrare Putin a Mosca. Sarebbe come incontrare Putin a Kiev. Lo inviterò pubblicamente, se oserà ovviamente».